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CACCIA AL TESORO

Tra i baby-minatori della Tanzania

La tanzanite è un gemma rara e preziosa. Si trova in miniere profonde e pericolose. Dove centinaia di bambini scavano senza sosta. Nella speranza di uscire dal tunnel

Hanno tra gli otto e i tredici anni. A vederli sparire sotto terra vengono i brividi: le gallerie dentro cui si infilano sono cunicoli stretti e fragili che potrebbero crollare da un momento all’altro. Basta un improvviso cedimento del terreno, un attimo di disattenzione o un movimento sbagliato per restare intrappolati a centinaia di metri di profondità. E finire inghiottiti dal buio, per sempre. Eppure i baby-minatori non sembrano preoccupati per la loro sorte: sanno di aver poco da perdere e in ogni caso non hanno alternative che scendere negli abissi, per sopravvivere. E’ un lavoro sporco e pericoloso, il loro. Un mestiere duro e imprevedibile, come lo sono i preziosi frammenti di tanzanite che si celano nel ventre della terra. «Questa pietra splendente può cambiare la vita - spiega un giovane lavoratore della miniera – Il problema è che per trovarla bisogna rischiare la vita tutti i giorni».
     Siamo nel villaggio di Mererani, vicino ad Arusha, nel nord-est della Tanzania, l’unica regione al mondo che dispone di giacimenti di “zoisite”, ovvero “tanzanite”, una gemma rara e pregiata dai sorprendenti rilessi blu e viola. Un’autentica ricchezza naturale scoperta alla fine degli anni Sessanta; un tesoro minerario d’inestimabile valore che viene portato alla luce, giorno dopo giorno, da una miriade di piccole imprese locali, affiancate dalla multinazionale sudafricana Afgem che dal governo di Dar es Salaam ha ottenuto in esclusiva lo sfruttamento dei giacimenti più ricchi.
Qui, fino a trent’anni fa, pascolavano le mandrie dei masai. Poi la savana è stata trivellata come un gruviera e le colline sono state sfregiate da strade polverose e squallide distese di baracche. Al posto dei pastori ora ci sono i minatori. Migliaia di minatori, tra loro tantissimi ragazzini. Vengono da ogni parte del Paese in cerca della pietra luccicante e sognano di accumulare ricchezze principesche nelle miniere di Mererani. Sul mercato mondiale delle pietre preziose, la quotazione della tanzanite viene appena dopo quella dei diamanti – e prima di rubini, zaffiri e smeraldi - non a caso gli esemplari più scintillanti si trovano nelle migliori gioiellerie di Parigi, New York, Londra. Il colosso dell’oreficeria Tiffany l’ha fatta diventare un segno distintivo dei Vip. Solo negli Usa il suo giro d’affari sfiora i cinquecento milioni di dollari l’anno. Ma ai piccoli minatori della Tanzania arrivano solo le briciole del business: il loro guadagno medio è di due dollari al mese.
     Secondo stime delle organizzazioni umanitarie, tra i 1.500 e i 3000 baby-minatori sono impiegati nelle miniere tanzaniane, oltre 400 di loro si calano ogni mattina nelle gallerie sotterranee di Mererani. Qui i bambini sono molto richiesti, ed è facile intuire il perché: lavorano anche tredici ore al giorno, senza protestare né scioperare; riescono a infilarsi nei tunnel più stretti e fanno da rapida spola tra gli uomini in profondità e i rifornimenti in superficie. Il tutto per una manciata di soldi, perché la gran parte di questi baby-minatori non ha famiglia né casa, ed è disposta a qualsiasi sacrificio pur di mangiare. «Vivono in condizioni disperate, esposti ad ogni genere di violenza e abuso – racconta Alida Vanni, la fotoreporter che ha scattato le immagini di questo servizio - sono costretti a calarsi nelle grotte senza alcuna protezione, senza stivali né guanti. Arrivano fino a trecento metri di profondità con una precaria torcia sulla fronte, che potrebbe spegnersi da un momento all’altro: mi hanno raccontato di ragazzini dimenticati in fondo alle miniere e di altri uccisi dall’esplosione delle mine». Ma questi sono drammi destinati a restare sepolti nelle viscere profonde dell’Africa.


La curiosità

La pietra preziosa indossata dalla protagonista del film Titanic era uno stupendo esemplare di tanzanite. La sua brillantezza, immortalata al collo dell’attrice Kate Winslet poco prima del naufragio del celebre transatlantico, ha sedotto il pubblico americano: dopo la proiezione nei cinema Usa di Titanic la richiesta di tanzanite è aumentata in poche settimane del 25%.
 


Bimbi al lavoro
Secondo l’Unicef ancora oggi nel mondo 211 milioni di bambini e bambine lavorano. Hanno meno di 14 anni, dovrebbero andare a scuola, giocare, avere tempo per riposare, e invece lavorano: nei campi, nelle discariche, sulla strada, ovunque vi siano opportunità di guadagnare qualcosa per aiutare a sopravvivere sé e la propria famiglia. L’Africa è il continente in cui è più alta la probabilità che un bambino sia costretto ad un’occupazione precoce. Tuttavia, i baby-lavoratori sono numerosi nei paesi a medio reddito (5 milioni nell’Est europeo), e non mancano neppure nei paesi industrializzati: in Italia, l’ISTAT ne ha censiti circa 145.000, mentre la CGIL ne fa una stima quasi tre volte superiore.
 


Per aiutarli
Il Good Hope Program è un’associazione tanzaniana che aiuta i baby-minatori. Fondata da Dorah Mushi, una donna energica e generosa, l’associazione punta a sottrarre i bambini dallo sfruttamento delle imprese minerarie locali, offrendo loro la possibilità di frequentare una scuola e di vivere in luoghi dignitosi. Lontani dall’inferno delle miniere. Per contatti e aiuti si può scrivere a domalenining@hotmail.com
 










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