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VIRUS LETALE

Il punto sull'epidemia mortale che ha colpito l’Angola

Il virus di Marburg, una variante del micidiale Ebola, può portare alla morte in poco tempo. Non c’è modo di curarsi. Specie in un paese povero come l’Angola dove l’ultima epidemia ha provocato centinaia di vittime


E’ una strage lenta e silenziosa quella provocata dal virus di Marburg. L’ultimo drammatico bilancio diffuso dall'Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) fissa ad oltre trecento il numero delle vittime dell'epidemia che dallo scorso ottobre è in corso in Angola. E’ di certo l'epidemia più letale che si sia mai registrata nella storia, da quando il virus di Marburg venne isolato per la prima volta (1967) nell'omonima città tedesca. La prime persone colpite, allora, furono degli addetti di laboratorio venuti a contatto con scimmie infette provenienti dall’Uganda per essere utilizzate come cavie. A morire oggi sono contadini angolani. Il virus - molto simile al più noto Ebola - si trasmette al contatto con liquidi organici; provoca febbre alta, dolori muscolari, emorragie e può portare al decesso in poco tempo. Non ci sono terapie o vaccini; si possono solo fare trasfusioni di sangue ai contagiati per mantenere la pressione ai giusti livelli e compensare la disidratazione del corpo. Ma sono interventi quasi sempre insufficienti per salvare le vite.
     «L’epidemia angolana ha infettato molti bambini, che hanno meno anticorpi e sono quindi più vulnerabili», spiegano gli operatori di Medici con l’Africa Cuamm, organizzazione umanitaria con cui era in Angola l’italiana Maria Bonino, morta il marzo scorso per questo virus. «La mortalità è altissima. Nel 96 per cento dei casi, i pazienti non riescono a sopravvivere». Persino i ricercatori occidentali hanno paura a trattare questo virus: i laboratori che stanno conducendo studi sul Marburg si contano sulle dita di una mano. Nel frattempo il governo angolano ha lanciato una grande campagna di sensibilizzazione, attraverso radio e televisioni locali, per arginare la diffusione del virus. Dal canto suo, l’Organizzazione mondiale della sanità ha raccomandato lo stato di allerta nei quattro Paesi confinanti con l’Angola, cioè Repubblica democratica del Congo (ex-Zaire), Namibia, Repubblica del Congo e Zambia: ”Se l’epidemia dovesse allargarsi – avvertono gli esperti dell’Oms - le conseguenze sarebbero catastrofiche”.


Ebola:
scoperte le modalità di contagio
Una equipe di scienziati americani ha capito come avviene l'ingresso del virus Ebola nelle cellule: una scoperta che costituisce il primo passo concreto per sconfiggere questo virus mortale, per cui al momento non esiste alcuna cura. Il virus ha fatto la sua prima apparizione negli anni '70 in Africa. Periodicamente fa la sua ricomparsa in quanto non è stato ancora individuato l'agente animale o vegetale portatore sano della malattia. Attualmente negli Stati Uniti è in preparazione un vaccino contro il virus Ebola. Ma prima di valutarne la sua efficacia sarà necessario che superi una lunga serie di test.



 







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