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LA CARICA DEI TOPI SMINATORI

I ratti africani riescono a individuare gli ordigni sepolti

I criceti gambiani sono abilissimi cacciatori di mine: bonificano i terreni senza correre alcun rischio. E in futuro questo delicato lavoro potrebbe essere affidato anche alle api e alle piante ogm…



Si chiama “cricetomys gambianus”, ovvero “criceto gambiano”. Con i suoi 35 cm di lunghezza, è il topo più grande del mondo. Il più grosso ma anche il più temerario di tutti. Di professione fa lo sminatore: fiuta la presenza degli esplosivi e senza sbagliare un colpo segnala la posizione degli ordigni sotterrati. Un mestiere pericoloso e prezioso, il suo. A reclutarlo per questo compito è stata la Apopo, organizzazione non governativa belga, che ha scoperto l’infallibile olfatto dei ratti africani. E ha intuito le straordinarie opportunità offerte dall’impiego di questi animali nelle delicate operazioni di bonifica dei terreni minati. Dal 1997 i ricercatori belgi hanno stretto un’alleanza coi roditori per contrastare la devastazione delle mine anti-uomo: con pazienza hanno effettuato esperimenti e training sul campo per mettere alla prova l’abilità dei topi. I test hanno fornito risultanti stupefacenti che hanno convinto anche gli osservatori più scettici. Queste bestiole potrebbero rivelarsi l’asso della manica per risolvere uno dei problemi più tragici e complessi del pianeta: quello rappresentato dai terreni minati.
La minaccia invisibile
     Vale la pena ricordare che ancora oggi nel sottosuolo terrestre sono nascoste circa 100 milioni di mine, disseminate in oltre 80 paesi: si tratta di un enorme e invisibile tappeto di morte che ogni anno causa decine di migliaia di vittime civili. Le mine possono uccidere anche cinquant’anni dopo la fine dei conflitti. Una volta piazzate restano in agguato, nascoste sottoterra o tra la vegetazione, finché la mano di un bambino o il passo di un contadino casualmente non le urtino, calpestandole o inciampando sui fili tesi del detonatore. Nei territori minati le attività quotidiane - raccogliere legna, portare il bestiame al pascolo, camminare sui sentieri o giocare all’aria aperta – diventano pericolose, talvolta impossibili.
Operazioni di bonifica
     Per tornare a vivere è necessario bonificare il terreno dalle mine: un lavoro lungo, dispendioso. E complicato: tutti i sistemi di sminamento attualmente in uso hanno i loro inconvenienti: i metal detector, per esempio, non riescono ad individuare le mine non metalliche, le più diffuse e insidiose; i bulldozer corazzati lavorano bene solo in pianura; i cani anti-mine, se sbagliano, saltano per aria. I roditori africani non presentano questi problemi, ma al contrario offrono una versatilità e una affidabilità impareggiabile: sono gran lavoratori, praticamente instancabili, docili da addestrare, facili da trasportare. E sono straordinariamente capaci di adattarsi ai climi più diversi: dagli altopiani dell’Etiopia ai deserti del Sahara Occidentale, fino alle foreste del Congo non c’è terreno o situazione ambientale che sia sgradita ai topi anti-mine.
Operazione Mozambico
     L’organizzazione belga Apopo, che cinque anni fa ha stabilito una base operativa in Tanzania, ha insegnato ai topi giganti ad associare l'odore delle banane e delle noccioline, i loro cibi preferiti, a quello dell'esplosivo. Gli animali perlustrano le aree sospette – circa 100 mq in mezz’ora - e raschiano il terreno per segnalare la presenza di ordigni. Ogni volta che individuano una mina, vengono ricompensati dall’addestratore con un po’ di cibo e di carezze. Il tirocinio dell’esercitazioni è economico e veloce: costa circa 2000 dollari e dura dai 6 ai 10 mesi. Oltretutto gli animali non corrono alcun rischio perché sono troppo leggeri – al massimo pesano 1,3 chilogrammi - per far detonare le mine. Nel 2004 hanno superato i primi test sul campo: in Mozambico, lungo una ferrovia minata nel corso della guerra civile, ognuno dei 3 piccoli componenti della squadra-pilota ha trovato 20 mine. Lo scorso anno decine di altri ratti giganti sono diventati 'professionisti' sminatori, con tanto di certificato che ne attesta la bravura. Ora le autorità mozambicane hanno ingaggiato le bestiole dell’Apopo per effettuare delle operazioni di bonifica su larga scala. Una missione imponente perché nel paese africano si stima che siano ancora sepolte un milione di mine anti-uomo e anti-carro.
Api e piante biotech
     Contro questi ordigni potrebbero essere presto utilizzati altri rimedi “naturali”. Assieme ai ratti africani infatti anche le api sono state recentemente ingaggiate nella lotta contro le mine inesplose. Alcuni ricercatori americani dell'Università del Montana stanno lavorando all'addestramento di questi insetti utilizzando gli stessi principi dell’ammaestramento di cani e topi anti-mine. Le api sciamano nelle aree in cui l'odore di esplosivo è presente. Seguendo i loro spostamenti è possibile tracciare una mappa delle zone contaminate: finora i test sono riusciti nel 92% dei casi. In Danimarca invece gli scienziati di una società di biotecnologie hanno creato in laboratorio una pianta che permetterle di rilevare la presenza di mine cambiando colore, da verde a rosso. Il mutamento del colore avviene nel giro di tre-cinque settimane, quando le radici entrano in contatto con il biossido d’azoto, una sostanza chimica rilasciata dagli ordigni. I semi possono essere spruzzati con una pompa o dagli aerei; gli scienziati hanno inoltre reso la pianta infeconda, per essere certi che non possa diffondersi in modo incontrollato. I primi esperimenti si svolgeranno in Bosnia, Sri Lanka e Angola.


I numeri del dramma
Ogni 20 minuti, scoppia una mina da qualche parte nel mondo
Ogni anno, 26.000 persone vengono uccise o mutilate dalle mine
Almeno 82 paesi sono "inquinati" dalle mine e da ordigni inesplosi
Duecento milioni di mine sono ancora depositate negli arsenali militari. Le vittime delle mine nel 90% dei casi sono civili, nel 20% dei casi sono bambini.
Fonte: www.campagnamine.org
 



L’accordo dimezzato
Centoquarantuno paesi al mondo si sono impegnati a proibire l'uso, la produzione, il commercio e l'immagazzinamento delle mine: sono gli stati che hanno aderito nel 1997 alla Trattato di Ottawa per la messa al bando delle mine. L’Italia ha già ratificato l’accordo, molti altri paesi hanno dichiarato l'intenzione di farlo. All'appello mancano una quarantina di stati, tra cui alcuni dei principali produttori e utilizzatori di mine, come Stati Uniti, Russia, Cina, India e Pakistan. Nei confronti di queste nazioni non mancano forti pressioni diplomatiche, sollecitate anche dalle migliaia di attivisti della Campagna internazionale per la messa al bando delle mine (informazioni allo 06/85800693, coordinamento@campagnamine.org).



 



Continente minato
Sono 25 i paesi minati dell'Africa sub-sahariana: Angola, Burundi, Ciad, Congo, Eritrea, Etiopia, Guinea Bissau, Liberia, Libia, Malawi, Mauritania, Mozambico, Namibia, Niger, Ruanda, Repubblica Democratica del Congo, Sahara Occidentale, Senegal, Sierra Leone, Somalia, Sudan, Swaziland, Uganda, Zambia e Zimbabwe.
 





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