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ESAME DI CASTITA'

Il controverso rito del controllo della verginità tra le giovani zulu


In Sudafrica è tornato di moda - complice la paura per l’Aids – un antico rituale, per lungo tempo vietato: il controllo della verginità delle ragazze zulu. A migliaia fanno la fila per dimostrare la propria integrità. Ma c’è chi si oppone a questa cerimonia

Le ragazzine arrivano nella tarda mattinata su pulmini stipati all’inverosimile. Si sono svegliate prima dell’alba e hanno percorso molti chilometri, per essere presenti all’appuntamento. Sfoggiano tutte un grembiule succinto fatto di perle e tessuti colorati. Sui loro seni pendono lunghe collane che vengono fatte ondeggiare con maliziosi passi di danza. Diligentemente, le nuove arrivate prendono posto nella fila che già serpeggia sul prato. L’attesa sarà lunga. Migliaia di bambine e di ragazze, tra gli otto e i diciotto anni, provenienti dai villaggi più remoti del KwaZulu Natal, sono convenute su questa collina nei pressi della città di Durban, per partecipare alla hlola, la cerimonia del controllo della verginità.
Vietato dai bianchi
     E’ un rito antico, che attinge le sue radici nella cultura del popolo zulu. Un rito dimenticato per lungo tempo, e tornato alla ribalta una decina di anni fa, all’indomani della fine dell’apartheid, in concomitanza all’esplosione di un fenomeno sociale che ha interessato tutti i popoli sudafricani: la riscoperta delle tradizioni degli antenati e il recupero delle usanze tribali. Durante l’occupazione coloniale, il regime bianco segregazionista aveva vietato la hlola, ritenendola (come molti altri rituali della cultura autoctona) oscena e immorale. Anche i missionari e i pastori delle chiese cristiane l’avevano condannata senza appello. Oggi bambine e adolescenti riscoprono il piacere e l’orgoglio di partecipare ad una cerimonia solenne, ideata nell’antichità per onorare la dea Nomkhulubwane, vergine immortale e madre protettrice di tutte le giovani zulu.
Giovani illibate
     Il clima che si respira tra le ragazze in fila è elettrizzante. Molte di loro hanno già vissuto il rituale, che si tiene ogni mese in località diverse, ma per alcune ragazzine dallo sguardo spaesato è sicuramente la prima volta. Per ingannare il tempo e smorzare la tensione, a piccoli gruppi intonano i canti insegnati dalle madri: «E’ presto per dormire con un ragazzo – dice un verso ricorrente - Ho bisogno di tempo per crescere».
Dopo un paio di ore di attesa, mentre il sole e il cuore picchiano senza pietà, giunge il grande momento. A turno le ragazze si sdraiano per terra, sopra piccole stuoie di vimini, allargano le gambe a pochi centimetri da tre donne anziane inginocchiate di fronte a loro. La visita è breve e il verdetto viene rilasciato all’istante, senza incertezze: vergini, le ragazze sono vergini. Non potrebbe essere altrimenti: le giovani zulu che hanno già avuto rapporti sessuali non partecipano alla cerimonia, non essendo questa obbligatoria.
Le verginità conviene
     Perché allora migliaia di ragazze accettano di presenziare al rito del controllo della verginità, se non sono costrette a farlo ?
In genere sono le famiglie a spingerle: «Partecipare al rituale della hlola – spiega una donna zulu che ha portato a far esaminare la figlia dodicenne - significa non avere nulla di cui vergognarsi e provare di essere fedeli alla tradizione… Ma soprattutto dimostrare pubblicamente il proprio valore». Ha ragione: alla fine della cerimonia, le ragazze possono ritirare un certificato che attesta la propria “verginità”. Questo certificato è prezioso per il matrimonio, poiché viene fatto valere dai genitori della ragazza al momento della contrattazione della dote. E’ ovvio che l’aspirante sposo sarà tenuto a presentarsi con un numero maggiore di vacche, se vorrà aggiudicarsi una moglie vergine. In Sudafrica, paese dilaniato dall’Aids, dove l’11% degli abitanti sono sieropositivi, la verginità è tornata ad essere un valore prezioso. Da certificare e monetizzare, con l’ausilio del rituale della hlola.
Donne contro
     La riscoperta di questa cerimonia – apprezzata dal re degli zulu, Goowill Zweletini, ma anche da molti amministratori locali - ha innescato un vivace dibattito politico. Secondo alcune parlamentari dell’Africa National Congress (il partito al potere, di Nelson Mandela e del presidente Thabo Mbecki), firmatarie di un documento di denuncia contro la hlola, il controllo della verginità violerebbe i diritti costituzionali fondamentali perché calpesterebbe “il rispetto della dignità e dell’integrità fisica e morale delle persone”. Un giudizio tanto severo è giustificato dal fatto che le ragazze che non partecipano al controllo della verginità vengono spesso discriminate, additate in malo modo dagli adulti, fatte oggetto di offese pesanti. In taluni casi sono costrette a subire veri e propri “rituali di purificazione”, celebrati dai sacerdoti locali, “a base di rimproveri e di spruzzi di sangue di gallina”.
Usanze pericolose
     Le parlamentari dell’ANC condannano anche la recente usanza di aprire le porte della cerimonia agli spettatori di sesso maschile che – si legge nel documento – rende il rituale ancor più “umiliante”, “degradante”, addirittura “traumatizzante”. In particolare si denuncia il caso di uno rito celebrato all’interno di uno stadio nei sobborghi di Durban, davanti ad un pubblico di ragazzi sghignazzanti: “un doloroso supplizio per tutte le partecipanti”. Le accuse di “violenze psicologiche ai danni delle ragazze” non scompongono i fautori del controllo della verginità che, al contrario, sostengono che questa pratica aiuti le adolescenti zulu a mantenere un comportamento responsabile, scoraggiando i rapporti precoci a rischio. Ma gli oppositori della hlola denunciano che proprio le donne incaricate di ufficiare la cerimonia, ignorando le più elementari norme igieniche, come l’uso di lavarsi le mani o di indossare guanti protettivi, espongono migliaia di giovani al pericolo di contagio dell’Aids e di altre malattie micidiali. La polemica è tuttora in corso.


Test anche per i ragazzi
Non si può certo dire che gli zulu siano un popolo di maschilisti. Nella regione del Kwa-Zulu Natal anche i ragazzi di età inferiore ai venti anni sono tenuti al controllo della verginità, “per arginare la diffusione dell’Aids e rinnovare le tradizioni tribali”. Una delle prove imposte ai giovani prevede di urinare sopra un filo di ferro posto ad un metro di altezza, senza aiutarsi con le mani. Gli insegnanti delle scuole provvedono inoltre ad esaminare i peni degli alunni e le loro gambe: un prepuzio duro è preso come segno di purezza mentre la presenza di piccole rughe vicino alle ginocchia viene considerata prova inequivocabile di attività sessuale. Per non avendo alcuna valenza scientifica, questi metodi sono in uso in molte scuole zulu, dove gli studenti sono incoraggiati a prendere parte ai controlli: a chi dimostra di essere vergine vengono regalati orologi e cappellini.
 


Aglio e limone contro l'Aids
La terapia suggerita dal ministro sudafricano
Il ministro della Sanità del Sudafrica, la signora Manto Tshabalala, ha proposto una dieta a base di aglio e limone come rimedio contro l'Aids. La singolare terapia è stata annunciata durante la seconda conferenza nazionale sudafricana dedicata all'Aids, tenutasi lo scorso giugno a Durban. Secondo il ministro infatti, i medicinali antiretrovirali, considerati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità l'unico rimedio efficace per frenare la malattia, provocherebbero numerosi e indesiderati effetti collaterali. Inutili le proteste e le richieste di dimissioni giunte al ministro da ogni parte del mondo. Il Sudafrica è il paesi africano con la più alta percentuale di malati di Aids: 5 milioni le persone sieropositive, un adulto su cinque è contagiato dal virus dell’HIV.

 




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