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RIVOLUZIONE VERDE

Il Gabon frena la deforestazione

Fino a pochi anni fa le multinazionali del legno operavano indisturbate nelle foreste vergini del Gabon. Poi il Governo di Libreville ha deciso di fermare lo scempio ambientale, istituendo nuovi parchi nazionali e vaste aree protette. Una svolta ecologista che punta a sviluppare una risorsa redditizia e rinnovabile: l’eco-turismo

A vederlo da un satellite in orbita sull’Africa, il Gabon appare come un tappeto verde, una delle ultime macchie lussureggianti sopravvissute al disboscamento del continente nero. Lo sfruttamento intensivo delle foreste africane ha risparmiato solo l'8% della superficie originaria, migliaia di chilometri divisi tra Repubblica Democratica del Congo, Centrafrica, Camerun, Repubblica Popolare del Congo e, appunto, Gabon. Gran parte del territorio di questo Paese è coperto da una fitta boscaglia che si apre di rado per lasciare spazio a praterie e savane. La flora del Gabon comprende una varietà enciclopedica di specie, dalle palme rampicanti, i filari di alberi della gomma e le liane da giungla, agli alberi ad alto fusto come l'ebano e il mogano. Assieme alle piante di legno duro, come il raro okoumé e l'ozigo, sono prodotti di grande valore destinati alla vendita. Il business del legname assicura da sempre enormi profitti allo stato, ma al tempo stesso rappresenta una seria minaccia per l’ambiente. Un pericolo reale, denunciato dagli ecologisti e confermato dagli studiosi, che ha spinto il presidente Omar Bongo a contrastare lo scempio ambientale, istituendo nel 2002 ben 13 nuovi parchi nazionali, per un totale di 3 milioni di ettari di foresta protetta, pari al 10% della superficie totale del Paese. E’ una decisione tardiva certo, che giunge dopo decenni di sfruttamento intensivo delle risorse naturali, ma resta una decisione importante e coraggiosa. Anche perché le autorità gabonesi puntano sulle nuove aree protette per sviluppare progetti di eco-turismo, nella convinzione che possano diventare un'alternativa allo sfruttamento commerciale del legname. Ha spiegato il presidente Bongo: «Il turismo non solo comporterà una maggiore e più incisiva protezione dell’ecosistema, ma darà vita a nuovi posti di lavori collegati alla gestione dei parchi».
Fidarsi della foresta
     Uno dei progetti più interessanti per la salvaguardia del patrimonio boschivo vede protagonista la fondazione ambientalista Trust The Forest (www.trusttheforest.org) e si svolge nella foresta equatoriale primaria dell’Ivindo, una straordinaria zona verde che si estende lungo l’omonimo fiume, tra cascate e rapide spettacolari, nella zona nord-orientale del Paese. Fino a pochi anni fa, questo paradiso naturale rischiava di scomparire perché ogni giorno perdeva una media di duecento alberi secolari, abbattuti e fatti a pezzi dalle seghe elettriche. Nel 2001 Trust The Forest ha acquistato dal Governo di Libreville i diritti sulla foresta vergine per salvarla dal taglio e preservarne le popolazioni autoctone di gorilla, scimpanzè, baby-coccodrilli ed elefanti. Artefice di questa singolare iniziativa è stato un italiano, Giuseppe Vassallo, uomo d’affari, ex console onorario del Gabon ed ecologista convinto (è stato promotore della Fondation Internationale Gabon Eco-tourisme).
Un parco in affitto
     A lui si deve l’organizzazione della prima spedizione nella foresta dell’Ivindo, avvenuta nel 1994. Vassallo si rese conto dell’enorme ricchezza naturalistica presente in quella regione incontaminata (abitata solo da piccoli gruppi di pigmei) e decise di mettersi d’impegno per difendere la foresta dall’imminente minaccia dello sfruttamento intensivo. La Rougier Ocean Gabon, compagnia di tagliatori di legname tra le più potenti, aveva infatti ottenuto la concessione governativa ad addentrarsi nelle regioni interne del Paese: tra i suoi obiettivi figurava proprio la regione dell’Ivindo. Vassallo propose al governo del Gabon un accordo rivoluzionario: prendere in affitto un primo tratto dei 3000 Km quadrati della foresta, a un costo pari a quello pagato dall'industria forestale, per la conservazione del suo patrimonio botanico, zoologico e culturale. Oggi, grazie a quell’accordo, il Parco protetto dell’Ivindo è una realtà e la sua tutela è affidata alla fondazione Trust The Forest, che a sua volta ha trascinato nell’impresa aziende ed enti fortemente impegnati nella difesa dell’ambiente.
Ecoturismo e partecipazione
     Anche la popolazioni locali sono state coinvolte nel progetto di salvaguardia forestale. «Con noi lavorano persone che prima vivevano di caccia legale e illegale – spiega Gustavo Gandini, docente universitario e presidente di Trust the Forest – Adesso guadagnano di più e si sentono maggiormente soddisfatte. Stiamo anche pensando di attivare campagne di educazione ambientale, oltre che creare una cooperativa per rendere indipendenti le genti del posto». Il turismo potrebbe giocare un ruolo importante per la tutela della foresta e lo sviluppo delle popolazioni locali. Non a caso Trust The Forest ha coinvolto nella sua missione due tour operator italiani, Kel12 e Tucano Viaggi, che hanno deciso di devolvere una parte del ricavato della vendita dei propri viaggi alla fondazione ambientalista, ideando nel contempo alcune proposte di eco-turismo in Gabon: esplorazioni naturalistiche a basso impatto ambientale e ad alto valore culturale. Esperienze analoghe sono state promosse dall’ECOFAC (www.ecofac.org), un programma di conservazione delle foreste tropicali finanziato dall’Unione Europea, che ha avviato progetti di turismo sostenibile nella Riserva Nazionale della Lopé, dove vive una numerosa popolazione di elefanti di foresta. La filosofia che sta dietro a questi interventi è semplice e vincente: per proteggere e valorizzare le risorse naturali occorre far capire alle comunità locali che la tutela ambientale conviene anche dal punto di vista economico. Commenta Gustavo Gandini: «Le foreste, se mantenute in vita, possono generare ben maggiori introiti rispetto al taglio indiscriminato degli alberi, che è distruttivo». In altre parole, l’uso sapiente degli ecosistemi crea benefici a lungo termine, senza compromettere per sempre un inestimabile capitale naturale.
(Scritto in collaborazione con Silvia Turrin)


Il viaggio
Gli amanti della natura possono visitare la foresta vergine dell’Ivindo, in Gabon, soggiornando in semplici e confortevoli strutture di accoglienza per eco-turisti. Segnaliamo in particolare il campeggio Kongou, situato in prossimità delle omonime cascate, gestito da una fondazione ambientalista. Dispone di bungalow per quattordici persone, bagni in comune e un piccolo ristorante che sforna pietanze gabonesi. Per informazioni e prenotazioni: www.ivindo.com. Il periodo migliore per partire in Gabon va da dicembre a febbraio. Ai viaggiatori occidentali sono richiesti il passaporto, il visto d’ingresso e la vaccinazione contro la febbre gialla. Consigliata la profilassi anti-malarica. Nello zaino non dimenticate pantaloni leggeri, camicie a maniche lunghe, un maglione, scarpe da trekking, un impermeabile leggero, una torcia e dei prodotti contro gli insetti. Anche i tuor-operator italiani Kel12 e Tucano Viaggi – partners del programma ambientale Trust The Forest - propongono viaggi di una settimana nel cuore del Gabon. Sono previste escursioni guidate nelle foreste pluviali, attraverso fiumi e cascate mozzafiato, incontri ravvicinati con gorilla, scimpanzè ed elefanti. Senza dimenticare la possibilità di conoscere l’etnia Bwiti e di partecipare ai loro riti d’iniziazione, cerimonie notturne in cui le donne danzano e consumano la radice di una pianta allucinogena per raggiungere uno stato di trance, veicolo per avvicinare il mondo invisibile degli antenati. Informazioni: www.kel12.com, www.tucanoviaggi.com.

Nel regno degli animali
Le foreste pluviali del Gabon brulicano di vita animale dalle radici alle cime degli alberi: vipere e pitoni strisciano alla caccia di topi e insetti; porcospini e tartarughe si muovono rumorosamente sul fondo della foresta; scoiattoli, scimmie, babbuini, tucani e pappagalli africani occupano i rami degli alberi; coccodrilli e ippopotami rivendicano per sé le sponde dei fiumi, mentre i grandi animali selvatici - antilopi, bufali ed elefanti - si aggirano per le vaste praterie e persino i gorilla, specie in pericolo di estinzione in diverse altre parti dell'Africa, sono talmente numerosi in Gabon da essere diventati nocivi per l'ambiente. Ma nonostante la ricchezza della fauna locale, riuscire a vedere anche solo alcuni esemplari è tutto un altro affare perché la foresta è talmente fitta da essere per grandi tratti inaccessibile.

SOS Foreste
Negli ultimi 30 anni l'Africa ha perso due terzi delle foreste tropicali. Oltre 55 milioni di ettari di foresta naturale sono stati distrutti tra il 1990 e il 2000 – con un incremento del 25% del tasso di distruzione rispetto al passato. Particolarmente minacciato dalle multinazionali del legname è il Bacino fluviale del Congo, l’ultimo polmone verde dell’Africa, che ospita oltre 1000 specie di uccelli e 400 specie di mammiferi, molti dei quali non si trovano in nessun'altro luogo del pianeta. I paesi europei sono i principali acquirenti di legno africano, e l’Italia è il primo importatore.




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