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HADZABI, GLI ULTIMI SIGNORI DELLA SAVANA

Rischia di sparire la più antica tribù della Tanzania

Il piccolo popolo degli Hadzabe vive ancora, come migliaia di anni fa, raccogliendo bacche selvatiche e cacciando con archi e frecce. Ma le sue tradizioni millenarie e suoi territori ancestrali sono minacciati dalla civiltà moderna


Non sono famosi come i loro vicini pastori masai perché non compaiono mai sui depliant patinati dei tour operator. Eppure gli Hadzabe, gli ultimi cacciatori-raccoglitori della Tanzania, sono una popolazione eccezionale. Una vera e propria rarità antropologica che non finisce di stupire gli studiosi. Specie i linguisti che da anni cercano, senza troppo successo, di decifrare il loro curioso idioma fatto di innumerevoli click, suoni schioccati con la lingua, una parlata complessa e anticha, del tutto simile a quella dei boscimani del Kalahari (“cugini” con cui, assicurano gli esperti, hanno radici comuni). Poche cose si conoscono, a dire il vero, della storia di questo popolo, le cui origini probabilmente devono essere ricondotte ai territori centrali dell’Africa australe. Di certo oggi gli Hadzabi sono poche centinaia, forse un migliaio di individui, divisi in piccoli gruppi sempre in movimento. Diffusi attorno al Lago Eyasi, nelle province di Shinyanga e Singida, in una regione selvaggia e di struggente bellezza.
CUSTODI DELLA NATURA
     Vivono in semplici accampamenti mimetizzati nella boscaglia della savana, dove mantengono pressoché intatte usanze, che qualcuno definirebbe “primitive”, ma più correttamente bisogna considerare ataviche. Dormono in capanne costruite coi soli rami degli alberi e accendono il fuoco strofinando il legno. Sono un popolo nomade che si sposta in continuazione alla ricerca di bacche, radici commestibili, frutti selvatici. E di selvaggina, specie babbuini e antilopi, che cacciano con arco e frecce impregnate di veleno. Hanno finora rifiutato di convertirsi all’agricoltura e all’allevamento del bestiame. Ma le loro tradizioni sono minacciate dal progressiva pressione demografica della società moderna, che invade il loro habitat secolare, e rischia di stravolgerne gli equilibri sociali. Le autorità locali hanno già imposto limitazioni severe alla caccia di questo popolo, che peraltro è sempre stata condotta su piccolissima scala. Alcune comunità di Hadzabi sono state sfrattate a forza dai territori ancestrali per far spazio a pascoli, piantagioni e riserve di caccia private. A partire dagli anni Ottanta del secolo scorso la confisca dei loro terreni da parte governativa è stata condotta senza sosta. Al punto che oggi gli studiosi e la stampa tanzaniana lanciano l’allarme: gli ultimi “bushmen”, gli uomini della savana, tra i più antichi popoli dell’Africa, custodi orgogliosi di un inestimabile patrimonio culturale, rischiano di sparire… in nome del progresso.




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