Marco Trovato
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E' VERA RIPRESA ECONOMICA?

Luci e ombre sul presunto boom africano

L'ultimo rapporto dell'Ocse sulla situazione economica dell'Africa evidenzia risultati straordinari. Ma il balzo del Prodotto Interno Lordo non è sufficiente a promuovere lo sviluppo. E i numeri tavolta ingannano.

Più 4,9% in un anno: è la crescita del Prodotto Interno Lordo dell’Africa nel 2005 (quando negli Usa il Pil è cresciuto del 3,5% e in Italia dello 0,2%). In quello stesso periodo gli investimenti effettuati nel continente africano hanno superato i 12miliardi di dollari, quasi il doppio rispetto al Duemila. A guardare le cifre dell’ultimo rapporto dell’OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) si direbbe che l’Africa stia attraversando un momento di grande sviluppo, sicuramente la migliore performance economica degli ultimi vent’anni.
     Eppure i dati degli economisti non raccontano tutta la verità. Anzitutto perché il presunto sviluppo resta confinato in aree geografiche ben delimitate e non sfiora neppure la gran parte dei Paesi più poveri e arretrati. In secondo luogo perché c’è un fattore esterno che “droga” le statistiche e offusca il vero stato di salute dell’economia. Il continente africano sta beneficiando infatti della crescente richiesta mondiale di materie prime e di risorse energetiche che fa lievitare i prezzi del petrolio e dei minerali preziosi, di cui molti Paesi africani sono ricchi. Ovviamente si tratta di un potente doping amministrativo che incide pesantemente sui bilanci ufficiali, assai più della produttività industriale e della capacità imprenditoriale espressa nel territorio (gli autentici volani della crescita di un Paese).
     Ma il boom del greggio e del gas aiuta solo e rimpinguare le casse degli stati, non è sufficiente a garantire un vero sviluppo economico. E neppure può bastare di per sé a sconfiggere la povertà. Per rilanciare la ripresa economica occorrono pace e stabilità. Soprattutto c’è bisogno di politici non corrotti e manager preparati. Merce rara, rarissima. Solo poche nazioni africane stanno sfruttando in modo intelligente il vento favorevole dei mercati: tra queste citiamo volentieri Sudafrica, Ghana, Mozambico e Angola. Altrove – prendiamo ad esempio la Nigeria e la Guinea Equatoriale - le buone performance del Pil non si traducono in un reale sviluppo e i soldi degli idrocarburi spariscono nella disastrosa voragine creata dai governanti locali e dai fidati amici occidentali. A rimetterci è la gente comune che sopravvive come può, alle prese coi problemi di sempre. Per almeno 300 milioni di africani i numeri non tornano mai, nonostante gli entusiasmanti proclami degli economisti.



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