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SCIENZAFRICA

I sorprendenti successi della ricerca africana


Dai laboratori del continente giungono notizie di scoperte e studi importanti nel campo dell’astronomia, della medicina e della biogenetica. Segno che la povera scienza africana è viva e riesce anche a stupire

A luglio 2007 si aprirà ufficialmente “l’anno dell’innovazione scientifica” istituito dall’Unione africana. Per l’occasione i leader politici del continente si ritroveranno ad Accra, in Ghana, per discutere dello sviluppo scientifico e tecnologico dell’Africa. La marcia di avvicinamento a questo storico summit è iniziata lo scorso novembre, quando centoventi studiosi africani si sono dati appuntamento ad Alessandria d’Egitto per dare vita alla prima “conferenza continentale degli scienziati africani”. A gennaio è toccato ai capi di Stato ritrovarsi ad Addis Abeba, in Etiopia, per verificare lo stato di salute della ricerca, segno che oggi questo tema viene considerato una priorità per lo sviluppo economico e sociale dell’Africa.
Più soldi in ricerca
     La comunità scientifica africana oggi chiede alla politica più risorse e più sostegno: in particolare sollecita la realizzazione di nuovi centri di ricerca, il rafforzamento di leggi in materia di protezione della proprietà intellettuale, la creazione di una commissione continentale per le questioni tecnologiche. Soprattutto gli scienziati reclamano più soldi pubblici da impiegare nei laboratori e nelle università. Troppe promesse, a questo riguardo, sono rimaste sulla carta. Già nel 2003 gli stati africani si erano impegnati a destinare ogni anno alla ricerca l’1 per cento del Prodotto Interno Lordo. Oggi solo pochi Paesi hanno centrato questo traguardo, tra i quali l’Egitto, l’Algeria, l’Uganda, la Nigeria, il Ghana. Il Sudafrica ci arriverà nel 2008. Molto resta da fare per raggiungere il livello di sviluppo scientifico dell’Occidente (dove alla ricerca viene mediamente riservato il 2,36 per cento del PIL). E bisogna agire subito per arrestare la fuga di cervelli verso il nord del mondo. Per il prossimo summit scientifico africano è stata fissata un’agenda di dodici punti che comprende questioni cruciali, tra cui: lo sviluppo delle biotecnologie, la conservazione della biodiversità, l’uso delle conoscenze indigene, la lotta alla desertificazione, ma anche lo studio della fisica dei materiali e lo sviluppo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazioni. Argomenti complessi su cui i politici africani sono chiamati a trovare obiettivi comuni.
L’Africa sulla Luna
     Tra le proposte di cooperazione scientifica c’è anche la creazione di un istituto spaziale africano, finanziato da un apposito fondo sopranazionale, che dovrebbe portare il continente africano negli spazi siderali della ricerca astronomica. In questo campo esistono già oggi competenze e programmi scientifici di tutto rispetto. Il governo sudafricano nel 2005 ha inaugurato il “Southern African Large Telescope” (SALT), il più grande telescopio dell’emisfero australe che, grazie ai suoi dodici metri di diametro, permette agli studiosi di osservare astri e pianeti un miliardo di volte troppo lontani per essere visti ad occhio nudo. Il SALT si trova nella regione desertica del Karoo, nota per i suoi cieli limpidi, la stessa area che potrebbe ospitare nel prossimo futuro un mega-progetto internazionale denominato “Square kilometre array” (SKA), il più grande telescopio mai realizzato dall’uomo (4400 antenne paraboliche del diametro di 12-15 metri, metà delle quali saranno ammassate in un fazzoletto di 5 per 5 chilometri). Le autorità sudafricane stanno tentando di convincere la comunità scientifica internazionale a costruire sul proprio territorio questo avveniristico radiotelescopio che consentirà di studiare galassie e nebulose primordiali, aumentando le nostre capacità di comprendere le origini stesse dell’universo. L’aria del deserto del Karoo garantirebbe condizioni uniche di limpidezza, ideali per l’osservazione. Già oggi nella confinante Namibia, nei pressi di Gamsberg, è in funzione l’High energy stereoscopic system (Hess), un gigantesco impianto costituito da quattro telescopi, dove operano scienziati africani e tedeschi, che riesce a captare le radiazioni cosmiche più lontane e permette di studiare stelle supernove e buchi neri. Ma l’avventura spaziale non appassiona solo l’Africa australe. Di recente il governo nigeriano ha presentato un programma ambizioso che in dieci anni prevede la realizzazione e il lancio nel cosmo di un satellite. E lo sbarco sulla Luna di un astronauta nigeriano entro il 2030. Una sfida epocale che coinvolgerà i migliori esperti africani di scienze spaziali.
Salute e ogm
     L’astronoma non è l’unica scienza che vede l’Africa protagonista. Dal continente giungono sempre più spesso notizie di innovazioni importanti in svariati campi della ricerca: dalla botanica alla genetica, dalla medicina all’etologia. L’ultima sorprendente invenzione l’hanno fatta due studiosi dell’African laser centre (il laboratorio virtuale a cui collaborano, senza spostarsi dai Paesi d’origine, ricercatori di varie nazionalità): il ghaneano Paul Buah-Bassuah, dell’università di Cape Coast, e il sudafricano Hubertus von Bergmann, dell’università di Stellenbosch. I due hanno messo a punto un dispositivo laser che, misurando la quantità di clorofilla delle piante, è in grado valutare lo stato di salute delle coltivazioni. E non si tratta di un successo isolato. Nella primavera del 2006 un istituto di ricerca nigeriano ha creato un farmaco contro l’anemia falciforme (il 40 per cento dei pazienti mondiali di questa malattia sono nigeriani), il Nicosan, che oggi viene prodotto dalla compagnia Xechem Nigeria. Dalla salute dell’uomo alla salute degli animali: l’Africa vanta alcune tra le maggiori ricerche veterinarie sul bestiame del mondo. In questo momento molti studi sono impegnati a contrastare l’epidemia di febbre della Rift Valley che ha colpito gli allevamenti di pecore e capre in Kenya e nel Corno d’Africa, uccidendo centinaia di migliaia di capi e provocando la morte di almeno cento persone. Lo scienziato keniano Assaf Anyamba ha scoperto che le immagini satellitari permettono di capire come e dove si svilupperà la malattia: è sufficiente tenere sotto osservazione l’andamento delle piogge nelle zone “a rischio”, ovvero le regioni in cui vivono le zanzare che trasmettono la febbre, e che hanno bisogno di acqua per deporre le uova. Nel frattempo il ricercatore sudafricano Felicy Burt, dell’università di Bloemfrontein sta sperimentando un vaccino promettente contro il terribile virus. Sempre in Sudafrica fanno notizia le ricerche portate avanti dall’università di Città del Capo volte a creare in laboratorio una varietà di granoturco resistente al virus del mais, un’altra malattia trasmessa dagli insetti. Altri sperimenti sono condotti dai ricercatori della «New Seed Initiative for Maize in Southern Africa» che puntano a sviluppare un nuovo tipo di granoturco resistente alla siccità, che permetta di ottenere raccolti migliori anche su terreni poco fertili. Entro la fine dell’anno saranno eseguiti dei test sul campo, i primi su un raccolto geneticamente modificato in Africa.


I centri del sapere
     Nascerà entro due anni nella città di Abuja, in Nigeria, l’Istituto Africano di Scienze e Tecnologie, il primo polo accademico e formativo voluto dall’Unione Africana per contribuire allo sviluppo del continente. Ma non sarà l’unica istituzione a promuovere la ricerca in Africa. Già oggi la Cameroon Academy of Sciences di Douala svolge studi in biologia e fisica. In Egitto l’Academy of Scientific Research and Technology incoraggia l'uso della tecnologia nel Paese. In Ghana è attiva l’Academy of Arts and Sciences, in Marocco l’Académie du Royaume, in Uganda la National Academy of Sciences di Kampala, in Senegal l’Académie des Sciences et Techniques, in Madagascar l’Académie Nationale Malgache che vanta già un secolo di vita. In Kenya c’è l’African Academy of Sciences, una vera e propria cittadella dello studio e della ricerca. In Nigeria l’Academy of Sciences svolge sperimentazioni nelle scienze biologiche e fisiche. Infine c’è l’Academy of Sciences del Sudafrica che collabora con le più famose istituzioni scientifiche mondiali e vanta alcuni dei più noti scienziati africani.





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