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OKAWANGO, L'ULTIMO PARADISO

In Botswana, dove l’acqua si fonde con la terra

Il Delta dell'Okavango è un luogo straordinario, uno degli ultimi paesaggi naturali incontaminati dell’Africa. Ma oggi il suo delicatissimo sistema ecologico è minacciato dall’uomo

Dal finestrino dell’aereo il Delta dell’Okavango appare come un dedalo infinito di canali che si intersecano tra loro formando una sorta di sinuosa ragnatela. Una distesa mutevole di isole e corsi d’acqua dalle infinite ramificazioni. Qui finisce il lungo viaggio di un fiume che nasce in Angola e, dopo oltre 1.500 chilometri di percorso tortuoso e l'incontro con numerosi affluenti, scompare in una impressionante pianura alluvionale grande quasi come la Svizzera. 16.000 chilometri quadrati di limpide lagune ricoperte di papiri e ninfee. Un habitat straordinario che dà vita a una flora e una fauna esuberanti che, solo qui, a poca distanza dalle infuocate sabbie del deserto del Kalahari, è possibile guardare con ammirazione.
Natura selvaggia
     L’acqua è cristallina e immobile (il dislivello è impercettibile: appena 60 metri su 500 chilometri di percorso). Il Delta si contrae e si espande secondo il ritmo stagionale delle piogge; da novembre a marzo il livello raggiunge il suo minimo. In primavera le piogge iniziano a ingrossare il fiume, e il Delta guadagna 3 chilometri di estensione al giorno.
A luglio la piena comincia a diminuire: in poche settimane gran parte dell'acqua evapora o defluisce in fiumiciattoli secondari. È un ciclo che si ripete da millenni. Un mondo di colori che si rinnova e ravviva ad ogni stagione, assieme alle seicento specie di animali che lo popolano. Questa è la terra degli ippopotami e degli elefanti che si immergono nel fango per poi rotolarsi e cospargersi di terra per proteggersi dal sole cocente. Questa è la terra dei pesci tigre, delle rane toro. E dei coccodrilli, con il loro sguardo vigile e la bocca aperta, apparentemente immobili, a pochi metri dalle giraffe e dalle antilopi.
Questa, soprattutto, è la terra degli uccelli. Milioni di volatili delle specie più varie, a volte rare. Il loro infaticabile librare è una danza senza fine. In cielo si vedono aquile pescatrici, anatre, storni, cicogne, martin pescatori, aironi. Ma anche pappagalli, upupe e buceri. Un vero paradiso per gli ornitologi e per gli amanti del bird-watching.
Visita in canoa
     Dal 1965 il 20% del Delta è stato dichiarato riserva naturale, col nome di Moremi Wildlife Reserve. Questo territorio, considerato uno dei più bei parchi d’Africa, è gestito dalla Fauna Conservation Society di Ngamiland e rappresenta la principale attrazione turistica del Botswana. I turisti scivolano silenziosi sull’acqua con l’ausilio dei mokoro, le tipiche imbarcazioni locali governate da un’asta che viene conficcata nel fondale basso e melmoso. Le canoe serpeggiano lente tra lagune, canneti e isolotti coperti di acacie, ficus, salici e palme.
A mano a mano che ci si addentra nel labirinto dei corsi d’acqua, lo spazio diventa sempre più angusto. I mokoro sfiorano la terra ferma e passano a poca distanza dai branchi di elefanti all’abbeverata. Si naviga in mezzo alle ninfee dai grandi fiori bianchi. Le guide locali restano in piedi, in equilibrio, sulla poppa dell’esile tronco, appoggiandosi solo al lungo bastone che usano come remo e timone. Tra i canneti spuntano i musi appuntiti dei coccodrilli. Incontri ravvicinati che lasciano senza fiato.
Il viaggio termina all’imbrunire. Quando i turisti tornano a ripararsi nei loro lodge lussuosi o preparano la tende sotto le acacie e accendono il fuoco per tenere lontano i felini. Il cielo si colora di arancione e violetto, e pare fondersi con l’acqua. Un paesaggio che non ha eguali in Africa.
Il pericolo futuro
     Peccato che oggi anche questo paradiso sia minacciato dall’uomo. Nel 2004 una società namibiana ha presentato il progetto di una diga nell'adiacente regione del Caprivi che potrebbe costituire un pericolo per l'ambiente del Delta (leggere la testimonianza accanto …). Secondo gli studiosi, la diga causerebbe danni ecologici significativi. Tra questi il mancato arrivo di sostanze nutrienti, trattenute dalla diga, nell’area del Delta. Inoltre l’invaso incrementerebbe il tasso di evaporazione facendo perdere circa 6,3 milioni di metri cubi di acqua all’anno.
Il governo namibiano non ha finora approvato il progetto della diga delle Popa Falls a causa dell’elevato impatto ambientale, ma potrebbe farlo prossimamente. Del resto l’uomo ha già tentato più volte in passato di imbrigliare l’Okavango. Nel 1918 il geologo sudafricano E. Schwarz aveva sviluppato l’idea di deviare il corso del fiume e formare con le sue acque un immenso lago: la sua intenzione era di incrementare così le precipitazioni nell’intera regione. Il progetto, tanto imponente quanto folle, venne fortunatamente messo da parte.
Sessant’anni dopo, le autorità del Botswana presentarono il Southern Okavango Integrated Water Development Project, che prevedeva la costruzione di tre dighe. Greenpeace e molte altre Ong si mobilitarono in difesa del Delta e il progetto venne ritirato dal Botswana. Anche il governo di Windhoek, quindici anni fa, aveva rinunciato – sotto il peso delle proteste internazionali – al piano di pompare e trasportare, per mezzo di un acquedotto, 100 milioni di metri cubi d’acqua all’anno dall’Okavango fino al centro della Namibia. Oggi gli ambientalisti invitano a non abbassare la guardia, a continuare a preservare un sistema ecologico delicatissimo. Uno dei più preziosi tesori naturali dell’Africa.
(Articolo scritto con Giovanni Mereghetti)



Una diga in paradiso?
     Dopo anni di lavoro scientifico in Kenya e in Zimbabwe, lo svedese Lars Ramberg ha trovato la professione che sognava da sempre: è direttore dell’Okavango Research Centre, un istituto dell’Università del Botswana. Il ricercatore vive nella piccola città di Maun, direttamente presso il Delta dell’Okavango, e cerca di capire un fenomeno naturale che i sentimentali chiamano “miracolo”. Potrebbe essere quindi un uomo felice.
Ma Lars Ramberg non è tranquillo. Mentre gli ecologi vedono nel Delta dell’Okavango, vasto 16.000 chilometri quadrati e quasi vergine, un “paradiso della natura” e “l’Africa di una volta”, la Namibia, il paese confinante con il Botswana, sta elaborando un progetto che potrebbe rapidamente rovinare la leggendaria regione.
La società NamPower vuole sfruttare le acque dell’Okavango per la produzione d’energia elettrica e, pertanto, vuole costruire, nel suo territorio, il cosiddetto lembo Caprivi, una diga. Ciò che sconcerta gli ambientalisti è il fatto che anche i governi di Botswana e di Angola hanno dato parere positivi all’esecuzione di uno studio di fattibilità.
Purtroppo il Delta dell’Okavango, entusiasticamente chiamato il “gioiello del Kalahari”, non figura ancora nella lista dell’Unesco del patrimonio dell’umanità, e quindi è esposto, quasi senza protezione, all’avidità economica.
L’allarme degli ambientalisti non turba i produttori d’energia elettrica della Namibia. Il manager della Nampower, David Mbindi, promette «crescita economica» e «500 posti di lavoro nel periodo di costruzione della diga». Promette naturalmente anche corrente elettrica per il nord della Namibia e per i paesi confinanti, Angola e Botswana. Ma la prevista centrale idroelettrica presso le cascate Popa avrà conseguenze incalcolabili per la vita del Delta.
(estratto dell'articolo “Endzeit im Paradies” di Thilo Thielke, pubblicato da Spiegel-Online, traduzione di Uwe Wienke, www.miniwatt.it)


Partire
     In barca nel cuore del Delta, con i mokoro a pertica o le piroghe a motore, immersi in una natura rimasta intatta da millenni e abitata da più di seicento specie di animali. Per chi sogna di visitare l’Okavango, questo è il periodo migliore per intraprendere il viaggio.
* African Explorer organizza un camping safari con autista/guida di lingua inglese, 8 pernottamenti in tenda e 1 in hotel. Dopo le escursioni in barca, il viaggio prosegue nella Riserva Moremi, sulle sponde orientali del Delta dell’Okavango, e nel Parco Nazionale di Chobe. Quota per persona, 3.000 euro. www.africanexplorer.com
* Kel12 propone una spedizione naturalistica di 12 giorni in Botswana. Tra il Delta dell’Okavango, il Parco del Chobe e le Cascate Vittoria. Pernottamento in campi tendati preallestiti e hotel, spostamenti in fuoristrada. Quota da 3.680 euro. www.kel12.com
* Anche il tour operator Azalai organizza un safari in tenda, dall’Okavango alle Victoria Falls. Due giorni sono dedicati alla visita della palude di Savut, il punto più profondo della depressione di Madab, che attrae una vasta popolazione di animali, specialmente iene e leoni. Quote da 3550 euro, comprendenti i voli aerei e la pensione completa. www.azalai.info

I popoli del Delta
     Il Delta dell’Okavango è un ambiente grandioso dove l’uomo ha imparato a convivere con la natura, che qui è ancora padrona indiscussa. Attorno alle lagune vivono cinque gruppi etnici principali: gli Hambukushu, i Diriku, i Bayei, i Bugakhwe e i Gxanekwe. I primi tre sono popoli bantu tradizionalmente dediti a un sistema di sostentamento misto, che include la coltivazione (di miglio e sorgo), la pesca, la caccia e la pastorizia. I Bugakhwe e i Gxanekwe sono boscimani: vivono di pesca, caccia e raccolta di erbe selvatiche nella zona fluviale.



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