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LE NUOVE METROPOLI

Viaggio nelle dieci giungle di cemento dell’Africa

Le città africane crescono e si moltiplicano ad un ritmo impressionante. E il fenomeno dell’urbanizzazione selvaggia è destinato ad acuirsi nei prossimi decenni. Con effetti clamorosi. Ecco come sta cambiando il volto del continente

Dimenticate le campagne e i villaggi di capanne sperduti nel nulla. Oggi l’Africa è una galassia di città che si allargano senza sosta. Basta osservare una foto satellitare del continente scattata di recente e confrontarla con una di vent’anni fa. Là dove c’erano praterie e minuscoli centri abitati, oggi si vedono enormi distese di asfalto e di lamiere che sfiorano i santuari della natura e si spingono fino ai margini di deserti e foreste pluviali. Solo un assaggio di ciò che vedremo nel prossimo futuro.
ESODO EPOCALE
     La crescita demografica urbana in Africa è del 7% l’anno.
Entro il 2030, la popolazione cittadina raddoppierà, passando dagli attuali 375 milioni a oltre 760 milioni di persone. Lo prevede l’ultimo rapporto del Programma delle Nazioni Unite per gli insediamenti umani (Un-Habitat), secondo cui entro vent’anni il 60% degli abitanti del continente vivrà in città, contro l’attuale 38%.
È un esodo epocale, un processo ineluttabile. I poveri delle campagne si riversano nelle metropoli spinti dalla siccità, dalle guerre o dal sogno di una vita migliore. Le città crescono a un ritmo vertiginoso. Nel 1950, le egiziane Alessandria e Il Cairo erano le uniche località dell’Africa a superare il milione di abitanti; nel 2005 erano 43 a superare questa soglia, con una media di due milioni e mezzo di abitanti; nel 2015 - annuncia il rapporto dell’Onu - saranno ben 53.
TRAPPOLE DI LAMIERE
     Anche se la popolazione, spiegano gli esperti, tenderà a trasferirsi nelle città di media grandezza, i maggiori agglomerati urbani del continente si gonfieranno fin quasi a scoppiare: entro il 2025 Kinshasa (Repubblica democratica del Congo) conterà quasi 18 milioni di abitanti, Lagos (Nigeria) e Il Cairo sfioreranno i 17 milioni. Un colossale fenomeno di inurbamento che, se ben gestito, potrà diventare un’opportunità di crescita e di miglioramento delle condizioni di vita per larga parte della popolazione. Altrimenti finirà solo per acuire i ben noti problemi delle metropoli: infrastrutture e servizi inadeguati, traffico e inquinamento a livelli insostenibili, povertà e criminalità diffuse. I politici dovranno lavorare molto e bene, pianificando con intelligenza lo sviluppo cittadino, altrimenti le metropoli del futuro saranno solo un concentrato di miserie.
Già oggi l’Africa ospita il più grande numero al mondo di persone in baraccopoli: 236 milioni, equivalenti al 63% della sua popolazione urbana. Un triste primato che rischia di consolidare. Come dimostrano i contrasti sempre più stridenti nelle dieci maggiori giungle metropolitane del continente.



Boom di baraccopoli
     Li chiamano “bidonville”, “favelas”, “slum”. Sono i quartieri più poveri e degradati delle grandi città, insediamenti “informali” senza acqua corrente, fognature, sistemi di trasporto e sanitari adeguati. Ghetti di fango e lamiere che ospitano i due terzi dell’attuale popolazione urbana. E che nel futuro si allargheranno e si affolleranno. Non solo in Africa. Secondo un recente studio delle Nazioni Unite, le baraccopoli continueranno a crescere in tutto il mondo: la loro popolazione era di 760 milioni nel 2000, oggi supera gli 830 milioni, nel 2020 sarà di 889 milioni.


Le megalopoli
     In Africa le aree metropolitane con più di 5 milioni di abitanti sono tre: Il Cairo in Egitto (17 milioni), Lagos in Nigeria (11) e Kinshasa nella RD Congo (7). A livello globale, le megalopoli più estese e popolose si trovano soprattutto in Asia e Americhe. In testa alla lista c’è Tokyo (36 milioni), seguita da New York, Città del Messico e Mumbai (20 milioni), São Paulo (19), Nuova Delhi (16), Shangai (15), Calcutta (15), Dacca (14) e Buenos Aires (13).


Da sapere
     Due terzi della popolazione urbana vive ai margini della città. E gli abitanti delle baraccopoli aumentano ogni anno di sei milioni
     In Africa vi sono 25 città che registrano la crescita demografica maggiore al mondo
     I Paesi poveri non hanno le risorse per gestire i rapidi cambiamenti del boom metropolitano
     Entro il 2030 la maggior parte della popolazione africana vivrà in insediamenti urbani e non più in campagna
     I Paesi meno urbanizzati? Burundi, Etiopia, Malawi, Niger, Ruanda e Uganda. Qui l’80% della popolazione è rurale


IL CAIRO
     È la più popolosa città dell'Africa e dell’intero mondo musulmano. Conta circa 8 milioni di residenti, oltre 17 milioni di abitanti nella sua area metropolitana. La congestione del traffico, la sporcizia, la disorganizzazione e l’inquinamento ne fanno una delle città meno vivibili del pianeta. Eppure è destinata a crescere. Soprattutto per l’impressionante esplosione demografica: ogni minuto in Egitto nascono tre bambini, due nella sola capitale.
LAGOS
     È la maggiore città della Nigeria e la sua area metropolitana - 14 milioni di abitanti - è seconda solo a quella del Cairo. Costruita dai mercanti portoghesi di schiavi e avorio, conquistata dai britannici nel 1807, capitale nigeriana fino al 1991 (la sede del governo fu spostata ad Abuja), resta il cuore economico dello Stato. Ha un tasso di criminalità record e una densità di popolazione pazzesca (12mila abitanti per chilometro quadrato) che la fanno assomigliare ad una “giungla umana”, secondo una definizione dell’ex Presidente Obasanjo.
KINSHASA
     Con oltre otto milioni di abitanti, è la capitale e maggiore città della Repubblica democratica del Congo. Non solo: è la terza grande area metropolitana dell'Africa (dopo Il Cairo e Lagos) e la seconda città di lingua francese al mondo (dopo Parigi… che verrà però sorpassata entro il 2020). Fu fondata dall’esploratore Henry Morton Stanley nel 1881 con il nome di Léopoldville, in onore del sovrano belga Leopoldo II. Sorge sulla riva sinistra del fiume Congo, di fronte a Brazzaville. Cinquant’anni di malgoverno, corruzione e instabilità politica l’hanno fatta diventare una metropoli infernale e caotica, dove i cittadini devono lottare ogni giorno per sopravvivere.
DAR ES SALAAM
     È la più grande città della Tanzania, il principale polo economico e primo porto del Paese (ma la capitale ufficiale è Dodoma). Il suo nome, in arabo, significa, "casa della pace". Ha 2,7 milioni di abitanti. Affacciata sull'oceano Indiano, a poca distanza dalle isole di Zanzibar e Mafia, mantiene l'atmosfera e l'aspetto tipico della città coloniale, coi suoi mercati colorati, le vie polverose e affollate, i vecchi edifici ombreggiati dalle palme. La qualità della vita qui è migliore rispetto al resto del Paese e a gran parte delle metropoli africane. Ma il futuro della città resta un’incognita: il tasso di crescita annua della popolazione è del 4,39%, tra i più alti al mondo. Entro dieci anni gli abitanti saranno oltre cinque milioni: troppi per uno sviluppo sostenibile.
ABIDJAN
     È la città più popolosa della Costa d'Avorio e il principale centro commerciale del Paese (la capitale ufficiale è Yamoussoukro). Si estende attorno al suo porto su una vasta laguna disseminata di penisole e isole collegate da ponti. Per decenni la città ha attirato immigrati: dall'indipendenza, nel 1960, i suoi abitanti sono quasi quadruplicati (5 milioni nell'area metropolitana). Ma la guerra civile, divampata tra il 2002 e il 2004, e l'instabilità politica che permane ancor oggi ne hanno arrestato lo sviluppo e aggravato le condizioni di vita della popolazione. Il Plateau, il quartiere centrale sede di uffici e ministeri, ostenta alberghi sfarzosi, palazzoni di vetro, larghe arterie stradali. Le grandi periferie sono in condizioni pietose.
CASABLANCA
     Con una popolazione di circa 3,7 milioni di abitanti, è la più grande città del Marocco e anche il suo porto principale (la capitale invece è Rabat). Fondata nel 1575 dai portoghesi, sviluppatasi nel periodo del protettorato francese, oggi è una metropoli moderna con uffici e grattacieli che hanno invaso i tortuosi vicoli della vecchia medina. Ogni anno attira dalle campagne migliaia di immigrati in cerca di lavoro. Ma riesce a soddisfare solo il 40% della domanda occupazionale. Motivo per cui la maggior parte degli abitanti è costretta a vivere nei quartieri più poveri e disagiati della sconfinata periferia. Non vanta un particolare patrimonio storico-artistico, ma ostenta la Moschea di Hassan II, con il più alto minareto al mondo (210 metri), divenuta il simbolo della città.
DAKAR
     Fondata nel 1536 dai portoghesi attorno all'isola di Gorée, snodo strategico per la tratta degli schiavi, fu conquistata nel corso di tre secoli dagli olandesi, dagli inglesi e infine dai francesi, che ne fecero la capitale delle loro colonie nell’Africa occidentale. Oggi, coi suoi 1,3 milioni di abitanti, assomiglia ad un enorme cantiere a cielo aperto: gru e operai stanno costruendo dappertutto hotel di lusso, palazzi residenziali, autostrade a quattro corsie. Il governo senegalese ha lanciato un colossale piano per rinnovare il volto della capitale. Ma migliaia di baracche e vecchie case vengono demolite dai bulldozer, costringendo i poveri a trovare rifugio nelle periferie più disagiate.
NAIROBI
     Polo economico, centro politico, cuore africano delle telecomunicazioni, sede diplomatica dell’Onu. La capitale del Kenya è la città più vivace dell’Africa orientale. Ma deve ancora risolvere le sue profonde contraddizioni: una miseria diffusa, un pauroso tasso di corruzione e una criminalità dilagante (gli abitanti l’hanno soprannominata Nairobbery, dove robbery in inglese vuole dire “rapina”). Il suo nome in lingua maasai significa "luogo dell'acqua fredda", perché sorge su una zona anticamente occupata da stagni e paludi. Fondata dai coloni britannici nel 1899, in origine era un accampamento per gli operai che costruivano la ferrovia Mombasa-Uganda. Oggi ha una popolazione stimata in 4,5 milioni di persone, ma una gran parte vive nelle cento baraccopoli che assediano il centro amministrativo. Lo slum più grande è quello di Kibera, un labirinto di catapecchie e fogne a cielo aperto abitato da almeno un milione di persone.
LUANDA
     La rutilante capitale dell’Angola è in pieno sviluppo: da sette anni il Pil nazionale cresce di due cifre, grazie alla produzione record dei diamanti e del petrolio. Dopo decenni di guerra civile e regime marxista, Luanda vuole recuperare il tempo perduto. In pochi anni la città è esplosa, da 800mila a 6 milioni di abitanti. L’antico quartiere coloniale è stato raso al suolo per far spazio a grattacieli che ricordano lo skyline di Manhattan. I cantieri cinesi lavorano giorno e notte, senza sosta. Spuntano dappertutto boutique di lusso, ristoranti e hotel esclusivi, ville principesche con annessa piscina. I manifesti propagandistici del governo promettono un futuro di prosperità per tutti. Ma gran parte della popolazione vive ancora nella miseria, tra vicoli polverosi e baracche di lamiera, senza luce né acqua.
JOHANNESBURG
     Coi suoi 3,7 milioni di abitanti, è la città più popolosa del Sudafrica e la terza dell'intera Africa subsahariana (dopo Lagos e Kinshasa). Fu fondata nel 1886 dai coloni europei che scoprirono nel sottosuolo i primi giacimenti d’oro sudafricano. Oggi è una metropoli moderna e in pieno sviluppo, ma nelle sue sconfinate periferie mostra ancora le ferite del tempo dell’apartheid. Come la township di Soweto, sobborgo-ghetto creato dal regime segregazionista bianco, dove tuttora dilaga la miseria. Lo specchio delle contraddizioni sudafricane: una crescita media del Pil nazionale intorno al 5%, ma, al contempo, un tasso di disoccupazione che sfiora il 35%. E soprattutto un elevatissimo tasso di criminalità: a Johannesburg il rischio di essere uccisi resta 12 volte più alto che negli Usa e 50 volte più alto che in Europa.



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