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IL MOMENTO DELLA VERITA'

Tre appuntamenti cruciali per il futuro del continente

Elezioni a rischio in Guinea Conakry e Costa d'Avorio. E uno storico referendum che potrebbe far collassare il Sudan. Il calendario della politica africana è destinato a infiammarsi nelle prossime settimane

Nelle prossime settimane si deciderà il futuro di alcune delle più grandi potenze africane. La Costa d’Avorio, ex locomotiva economica dell’Africa occidentale (era leader mondiale della produzione di cacao), è stata chiamata alle urne il 31 di ottobre per tentare di sbloccare la grave crisi politica che paralizza il Paese da otto anni. La guerra civile combattuta tra il 2002 e il 2004 ha fatto precipitare gli indici della qualità della vita della popolazione e, nei fatti, ha tagliato in due la nazione: ancora oggi il sud è controllato dall’esercito fedele al governo mentre il nord è nelle mani delle forze ribelli che fiancheggiano l’opposizione politica. Le elezioni sono state rinviate dal 2005 una decina di volte con svariati pretesti. Questa sarà la volta buona? Dopo una lunga trattativa, i contendenti hanno trovato un accordo, ma l’esito delle urne resta molto incerto: la carica del presidente è contesa tra Konan Bédié, Laurent Gbagbo e Alassane Ouattara. I perdenti accetteranno la sconfitta o torneranno ad armare schiere di supporter per mettere a ferro e fuoco il Paese?
     Stessa incognita riguarda la Guinea Conakry, (maggior esportatore mondiale di bauxite) alle prese con una difficile impasse politica innescata dal golpe militare compiuto nel 2008 dal capitano Moussa Dadis Camara. La sua giunta militare ha lasciato il posto ad un governo di transizione, guidato dal generale Sekouba Konaté, incaricato di garantire nuove e trasparenti elezioni. Ma il voto, programmato lo scorso settembre, è stato posticipato più volte. Dovrebbe tenersi Domenica 24 Ottobre. Forse. Il timore è che i due candidati alla presidenza (l'ex-primo ministro Cellou Dalein Diallo e lo storico oppositore Alpha Condé) possano forzare la mano, con l’uso delle armi, anziché affidarsi alle urne.
     Non meno cupe sono le ombre che addensano attorno al Sudan, la più vasta nazione dell’Africa. Il prossimo 9 gennaio è in programma un referendum storico che potrebbe sancire l'indipendenza della regione meridionale del paese. Molti cittadini del Sud Sudan sono favorevoli alla secessione. La separazione del Sud non è invece vista favorevolmente a Khartoum perché significherebbe perdere il controllo delle riserve petrolifere nazionali, situate principalmente nel Sud. Gli osservatori internazionali temono che il referendum possa riaccendere la miccia della guerra civile. E’ una situazione potenzialmente esplosiva, soprattutto se si considera la posizione del Sudan sullo scacchiere internazionale, una potenza regionale in pieno sviluppo, alleata con la Cina, entrata in rotta di collisione con gli Stati Uniti e la Gran Bretagna. Qualcuno potrebbe essere interessato a favorire un collasso del Paese. Nei prossimi mesi si giocheranno tre partite cruciali in Costa d’Avorio, Guinea e Sudan. Dall’esito di questi appuntamenti capiremo il livello di maturità democratica raggiunto nel continente. Le potenze occidentali, a cominciare da Usa e Unione Europea, devono sostenere concretamente gli sforzi di tutti coloro che credono nei valori della giustizia e nella pace. Ma i politici africani hanno il dovere di fare la propria parte. Per l’Africa è giunto il momento della verità.



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