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IL REGNO DELLE BOLLICINE

L'economia dello Swaziland galleggia sulla Coca Cola

L'ultima monarchia dell'Africa è sostenuta dalla celebre multinazionale americana che da anni finanzia i capricci di Re Mswati III, dimenticandosi dei suoi sudditi

Se le economie di Nigeria e Angola galleggiano su un mare di petrolio, i conti del regno dello Swaziland, una delle ultime monarchie assolute rimaste nel mondo, sono alimentati da un altro fiume nero: quello della Coca Cola. Il colosso americano dei soft-drink assicura da solo il 40% del Pil di questo piccolo Paese incastonato tra Mozambico e Sudafrica: una garanzia di prosperità per il Re Mswati III, asceso al trono nel 1986, divenuto celebre per i suoi capricci (le folli spese personali hanno prosciugato le casse dello Stato) e le sue stravaganti tradizioni (come quella di sposarsi ogni anno una giovane suddita).
UNA COMODA ALLEANZA
     In Swaziland la Coca Cola ha trovato il terreno favorevole per far crescere il suo business. Qui può sfruttare almeno tre condizioni favorevoli: l'abbondanza di manodopera a buon mercato e con pochissime tutele sindacali. L'alleanza con un partner politico affidabile che tra l'altro garantisce un trattamento fiscale estremamente vantaggioso. La disponibilità di terre fertili (confiscate senza troppi riguardi ai piccoli agricoltori) e di un clima ideale per la produzione della canna da zucchero. Nello stabilimento di Mapatsa vengono lavorate ogni giorno decine di tonnellate di canna: sono fondamentali per preparare lo sciroppo concentrato (la cui formula è segreta da sempre) che fa vendere ogni giorno un miliardo di lattine e bottiglie. Il prezioso concentrato viene distribuito alle quaranta succursali africane incaricate di realizzare e commercializzare la bevanda. In Africa, Coca Cola Company dispone di 160 fabbriche, 70 mila dipendenti e una fittissima rete di distribuzione, da Algeri a Città del Capo (inclusa la martoriata Somalia). Un colossale giro d'affari che garantisce il 10% del fatturato totale della multinazionale, ovvero quindici miliardi di euro all'anno.
SULLA PELLE DEI SUDDITI
     Ma i contadini e gli operai dello Swaziland che contribuiscono con il loro lavoro al successo della bevanda non se la passano affatto bene. Lo denuncia un'inchiesta pubblicata sul sito d'informazione panafricano Pamazuka.org, curata dall'attivista Peter Kenworthy, che ha documentato le difficili condizioni di lavoro nei campi di canna da zucchero e nelle fabbriche gestite dalla multinazionale americana. «I lavoratori impiegati nelle piantagioni guadagnano una miseria, dai 400 ai 500 rand (tra 40 e 55 euro) al mese e le condizioni degli impiegati sono disastrose». La Coca Cola - che si vanta di promuovere benefiche attività sociali in Swaziland - respinge le critiche affermando di non aver responsabilità sulla legislazione del lavoro in vigore, né sulle retribuzioni dei raccoglitori di canna. In effetti le piantagioni sono controllate da due società legate al palazzo reale, la Swaziland Water and Agricultural Development Enterprise e la Royal Swaziland Sugar Corporation: entrambe in affari con Coca-Cola. La stampa locale, imbavagliata dal monarca, non pare interessata ad occuparsi della faccenda: troppo grandi gli interessi in gioco, troppo forti le pressioni che inducono al silenzio. Commenta amaro Peter Kenworthy: «Se il Re Mswati detiene col pugno di ferro il controllo assoluto sulla popolazione, le leve del potere economico sono saldamente nelle mani dell'azienda di Atlanta». Risultato: la povertà nel piccolo regno africano cresce parallelamente alla rabbia dei sudditi. Ma né il sovrano né il colosso delle bollicine paiono intenzionati a rompere il sodalizio che finora ha assicurato a entrambi affari d'oro.



Le follie dell'ultimo Re

• Re Mswati III, asceso al trono nel 1986, è l'ultimo sovrano assoluto al mondo. Nel piccolo regno dello Swaziland, ogni suo desiderio è legge.
• Nel Paese non ci sono partiti di opposizione né sindacati. Parlamento e governo, nominati dal Re, hanno potere nullo di fronte al volere del sovrano.
• Il monarca vanta un patrimonio personale di oltre cento milioni di dollari, mentre il 30% dei suoi sudditi sopravvive grazie agli aiuti umanitari.
• Il sovrano ha quattordici mogli e ognuna vive in un palazzo sfarzoso. Nulla confronto al padre, Sobhuza II, che ebbe 70 consorti e 210 figli.



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