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MA QUALE CRISI?

In Africa cresce la ricchezza e la classe media

Mentre in Europa e Stati Uniti cresce l'inquietudine per l'incerto futuro delle finanze statali e dei mercati azionari, l'economia africana corre a ritmi impressionanti

Borse in fibrillazione, mercati azionari in rosso, produzione industriale ferma, finanze statali sull'orlo del baratro. Accade in Europa e negli Stati Uniti. Non certo in Cina, India o Brasile. E nemmeno in Africa.
Mentre l'economia dell'Occidente è vicina alla stagnazione (l'Ocse stima nell'ultimo bimestre dell'anno un incremento del Pil di appena l'O,1%) e le ombre di una nuova recessione si fanno sempre più minacciose, dal continente nero arriva una ventata di ottimismo. Il Pil africano quest'anno migliorerà del 3,7% e nel 2012 - prevede sempre l'Ocse - la crescita sarà del 5,8 per cento.
RICCHI E POVERI
     Numeri impressionanti che pure hanno risentito dei recenti sconvolgimenti politici in Nord Africa. In alcuni paesi produttori di petrolio, come l'Angola e la Nigeria, il boom economico sfiora le due cifre. Ma fanno ancora più impressione le ottime performance (specie nell'export) ottenute da Mozambico e Ruanda, nazioni povere di materie prime ma ricche di capacità imprenditoriali.
Le autorità devono ora colmare l'impressionante divario economico e sociale che accomuna molti Paesi (il campanello d'allarme l'hanno lanciato le violente manifestazioni popolari contro disoccupazione e caro-vita che si sono svolte a Dakar, Kampala, Lilongwe...) affinché le fasce più deboli della popolazione possano godere di questa fase di sviluppo. Già oggi 300 milioni di africani - che fino a cinque anni fa vivevano in povertà - riescono a risparmiare, investire, spendere.
BOOM DI BANCHE
     I consumi a sud del Sahara crescono tre volte più in fretta della media europea, con tante opportunità di business per le aziende, nei trasporti, nell'edilizia, nella grande distribuzione (a novembre verrà inaugurato a Lagos, in Nigeria, l'Ikeja Mall, il più grande shopping center dell'Africa nera). Da Casablanca a Città del Capo, le banche fanno a gara nell'aprire nuove filiali, offrendo conti gratuiti e servizi telefonici di cash-transfer. Obiettivo: rastrellare la ricchezza della classe media emergente. Se i caveau in Occidente sono vuoti, non resta che riempirli coi soldi degli ex poveri.
Il mercato bancario è ancora dominato dagli istituti sudafricani, egiziani e nigeriani: assieme raccolgono 834 miliardi di dollari: il 70% dei risparmi depositati nell'intero continente. Ma - secondo l'annuale classifica stilata da The Africa Report - le banche che sono cresciute maggiormente nel 2011 si trovano in Kenya (Investment & Mortgages Bank), Repubblica Democratica del Congo (BGFI Bank Congo), Togo (Financial BC), Mozambico (Banco Comercial) e Ghana (Agricultural Development Bank). Segno che l'economia corre da una parte all'altra dell'Africa.


Entro il 2020 il Prodotto interno lordo (Pil) dell'Africa raddoppierà.


Il Ghana vola
     Passi da gigante per l'economia del Ghana. Il piccolo paese dell'Africa occidentale (circa 25 milioni di abitanti) nel primo semestre del 2011 ha registrato il maggior tasso di crescita mondiale e, secondo le stime della Banca Mondiale, il suo Pil quest'anno crescerà del 13,5%. Più della superpotenza cinese (9,6%). Il Ghana, ex colonia britannica indipendente dal 1957, gode di una congiuntura favorevole: l'incremento della produzione di cacao (che ha eroso il primato della Costa d'Avorio) e il boom del settore minerario (il fatturato per l'estrazione dell'oro e del manganese è cresciuto del 47 per cento, arrivando a 1,2 miliardi di dollari). A far volare l'economia ha contribuito anche l'avvio della produzione petrolifera (le riserve sono valutate in 1,8 miliardi di barili tra gas e greggio). La stabilità politica e le riforme strutturali portate avanti dal governo hanno permesso di risanare i conti pubblici, dimezzare l'inflazione (in due anni è scesa all'8%) e attrarre gli investimenti stranieri (260 milioni di euro, soprattutto cinesi e indiani, concentrati nell'edilizia e nel settore bancario). Unico neo: il settore agricolo, ancora fortemente arretrato, che rappresenta il 30% circa del PIL e impiega il 50% della forza lavoro.

Aiuti dall'India
     La Cina non è l'unica superpotenza a sostenere lo sviluppo dell'Africa. L'India ha offerto prestiti da 5 miliardi di dollari in tre anni per finanziare infrastrutture e istituzioni strategiche nel continente: un centro per le tecnologie in Ghana, un istituto per l'istruzione in Burundi, un ente per il commercio estero in Uganda e un istituto del diamante in Botswana. In Zimbabwe il gruppo siderurgico indiano Essar ha investito quattro miliardi di dollari nella costruzione di un impianto per la lavorazione di minerali ferrosi: è il più importante investimento mai effettuato nell'economia di questo Paese.


Ma lo Swaziland rischia il crack
     Il Regno dello Swaziland, uno degli Stati più piccoli e poveri del continente, rischia di fallire. Il debito accumulato dal suo sovrano Mswati III ammonta a 500 milioni di dollari. Più della Grecia e del Portogallo. Un record mondiale. Solo i generosi prestiti dell'alleato Sudafrica potranno forse salvare l'ultima monarchia d'Africa. Forse.



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