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La sentinella dell'inferno

In Congo uno scienziato italiano vigila sul vulcano più pericoloso del mondo

Il vulcanologo Dario Tedesco guida un team internazionale di studiosi che ha il compito di tenere sotto controllo il terrificante Nyiragongo. E di salvare un milione e mezzo di persone dalla prossima eruzione


Il guardiano dell'inferno ha un nome italiano: Dario Tedesco, professione vulcanologo. Spetta a lui il compito di sorvegliare il Nyiragongo, uno dei vulcani più pericolosi al mondo, che sorge sul confine orientale della Repubblica Democratica del Congo, a poca distanza dal Ruanda. Sette anni fa fu chiamato dalle Nazioni Unite per una missione rovente: studiare i segreti della lava che ribolle a mille gradi nel cratere congolese ed elaborare un piano di emergenza per salvare la popolazione locale dal potere distruttivo delle sue eruzioni.
Lago di lava
     Da allora Tedesco, 53 anni, scienziato della Seconda Università di Napoli, guida un team internazionale (finanziato da Unione Europea e Svizzera) incaricato di sorvegliare attentamente gli umori del vulcano, tra i più irrequieti al mondo (50 eruzioni negli ultimi 150 anni, una ogni tre anni come media), che minaccia un milione e mezzo di persone.
Ogni giorno i ricercatori salgono lungo i 3470 metri di altezza del cono vulcanico, misurano la temperatura, la concentrazione dei gas, il grado di sismicità, la larghezza delle fessure, la composizione dei fluidi e delle rocce eruttate. Incrociano i dati con quelli inviati dai satelliti e li confrontano scrupolosamente con i rilevamenti precedenti… Attenti ad ogni minimo dettaglio. «Non possiamo permetterci di sottovalutare nessun segnale: il Nyiragongo è sempre attivo», spiega il vulcanologo italiano. «Nella sua pancia gorgoglia il più grande lago di lava del pianeta, almeno dieci milioni di metri cubi di magma incandescente che potrebbero riversarsi sulla città di Goma e sui villaggi che sorgono alle sue pendici». Le ultime eruzioni, nel 1997 e nel 2002, seminarono morte e devastazione. La prossima potrebbe provocare una catastrofe di proporzioni apocalittiche.
Col fiato sospeso
     «Impossibile prevedere quando accadrà», chiarisce Tedesco. «Sappiamo solo che presto o tardi capiterà. L'enorme pressione esercitata dalla massa lavica potrebbe far collassare le fragili pareti del cratere principale, largo ben 1,5 chilometri. Oppure un terremoto potrebbe far scaturire il magma dalle fratture situate sul fianco del vulcano lasciando alla popolazione ancora meno tempo per fuggire». La città di Goma potrebbe diventare una nuova Pompei.
Consapevole del pericolo, la popolazione locale ha imparato a non perdere mai di vista la nube di gas e ceneri ardenti che s’innalza sopra il cono vulcanico e che da un momento all’altro potrebbe avvolgere tutti in un abbraccio mortale. «Abbiamo elaborato con le autorità congolesi un piano di emergenza per difendere gli abitanti dell'area», prosegue Tedesco. «I nostri esperti tengono incontri pubblici in scuole, mercati e chiese dove spiegano alla popolazione come comportarsi e quali misure prendere in caso di un'eventuale eruzione». In pochi hanno preferito abbandonare le proprie case per spostarsi in luoghi più sicuri. Ai piedi del vulcano la città di Goma brulica di vita, come sempre, in attesa che scoppi l'inferno.




Un cratere sempre attivo
     Il Nyiragongo (“la montagna che fuma”) è situato nella Repubblica Democratica del Congo (ex Zaire), a poca distanza dal confine con il Ruanda. Ha un'altezza di 3470 metri. Fa parte della catena dei monti Virunga. Oltre ad essere uno dei vulcani più attivi del mondo, con oltre 50 eruzioni negli ultimi 150 anni, è considerato anche uno tra i più pericolosi. Il suo enorme lago vulcanico (che contiene 10 milioni di metri cubi di magma) fu scoperto nel 1894 dall'esploratore e politico tedesco Adolf von Gotzen, futuro governatore delle colonie germaniche dell'Africa orientale.


Il custode del vulcano
     Il vulcanologo Dario Tedesco, classe 1959, è professore associato presso la facoltà di Scienze Ambientali della Seconda Università di Napoli. Esperto di rischi naturali su grande scala, ha lavorato in Etiopia (nella foto è impegnato in una missione nella regione della Dancalia) Giappone, Francia e Stati Uniti. Fa parte della Commissione scientifica delle Nazioni Unite sul rischio vulcanico e sismico in Congo e in questo ambito ha curato il piano di evacuazione per la città di Goma.




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