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Malindi addio

Più criminali, meno turisti: si appanna il mito della Little Italy africana

Per decenni è stata meta di fughe esotiche, paradiso per avventure imprenditoriali, rifugio prediletto di pensionati, vip e fuggiaschi. Ma oggi il sole di Malindi, sulle coste del Kenya, non scalda più il cuore degli italiani

Hanno lo sguardo mesto e rassegnato i beach boys che ciondolano tra le palme di Malindi. I turisti in spiaggia si contano col contagocce, gli affari latitano per gli irriducibili mercanti di souvenir, safari e sesso. «Meno trenta per cento di prenotazioni in pochi mesi», riferisce l'agente di un tour operator. «Colpa della recessione, dell'Imu, dello spread, dell'Agenzia delle Entrate… E, soprattutto, colpa dei delinquenti che terrorizzano la gente».
Cronaca nera
     La località keniana più amata dagli italiani, sinonimo di vacanze spensierate, oggi fa paura. Un'ondata di insicurezza e di violenza si è abbattuta come uno tsunami sui suoi resort lussuosi bagnati dalle acque turchesi dell'oceano Indiano. L'ex paradiso africano - buen retiro per vip, pensionati e fuggiaschi del Belpaese - è diventato “insicuro”. La Farnesina raccomanda di «esercitare la massima cautela e di adottare ogni utile misura per ridurre al minimo l'esposizione al rischio di atti ostili». Precauzioni più che mai giustificate. Lo scorso marzo un commando di sei persone incappucciate ha assaltato con pistole e machete un gruppo di ville private per derubarle. Un italiano è stato ferito a colpi d'arma da fuoco, un altro è stato accoltellato a una mano.
Poche settimane prima, in un resort a Watamu Bay, una turista bresciana era sopravvissuta per miracolo dopo essere stata colpita alla testa da un pallottola durante una rapina. A novembre altri tre connazionali furono malmenati e feriti da una banda criminale. Non c’è pace per le coste del Kenya, già sconvolte da recenti scontri tribali, rivolte a sfondo politico (nella vicina Mombasa), raid armati e rapimenti di turisti (condotti a Lamu dai terroristi somali). Una marea di brutte notizie che ha deturpato l'immagine rassicurante del luogo-simbolo del relax da cartolina.
Enclave italiana
     Gli hotel hanno ricevuto una pioggia di disdette, le compagnie low cost hanno dilatato i loro voli, i villaggi orlati di palme si sono svuotati di vacanzieri. A Malindi sono rimasti un migliaio di italiani residenti. Sono loro a gestire l'economia locale: alberghi, ristoranti, bar, agenzie di noleggio, discoteche, società di import-export, supermercati… Malindi è una sorta di Litte Italy africana. Sui tetti in paglia delle case sventola il tricolore. Qui parlano italiano pure i cartelli stradali e i Masai. Alla domenica le televisioni sono tutte sintonizzate sulle partite del campionato di serie A. «Se non fosse per il clima, sembrerebbe di trovarsi a Fregene o Rimini», dice un ristoratore. «Trent'anni fa Malindi era un'oasi di pace, oggi è una cittadina caotica e volgare, dove la maleducazione regna sovrana. Io sono scappato da quella bolgia, ora vivo a Kampala in Uganda».
Non ha cambiato idea Armando Tanzini, toscano, artista e uomo d'affari, patriarca degli espatriati italiani a Malindi. «Malgrado tutto è ancora un posto magico», ha raccontato in una recente intervista. «Quando si abbassa la marea e si alza il vento, verso sera, si va a casa degli amici per godersi il tramonto». L'aperitivo a bordo piscina, la movida nella piazzetta dell'Elefante, lo struscio sotto i portici di Lamu Road, le esposizioni all'Art Gallery, le feste senza freni in discoteca… La bella vita a Malindi continua. Ma il clima non è più lo stesso.
Tempi grigi
     «La pensione non basta più per stare in paradiso», mastica amaro un cliente del Karen Blixen Restaurant. La crisi morde anche in questo scampolo d'Africa. Vivere da espatriati costa parecchio (anche 6 euro per un etto di crudo, 20 per una bottiglia di vino mediocre), la corruzione dilagante fa lievitare i prezzi. Il vento gelido della recessione fa cambiare le abitudini. Si spende di meno, si riducono le feste, camerieri e facchini lamentano il crollo delle mance. Si vive con l'incubo dei controlli fiscali, ci si libera di motoscafi e costosi fuoristrada. I cartelli delle svendite immobiliari non si contano.
E poi c'è l'escalation della violenza, la criminalità cresciuta parallelamente al divario economico tra indigeni e stranieri. Chi può ingaggia guardiani armati di lance e frecce avvelenate. Gli altri dormono blindati, in bilico tra l'apprensione e il fatalismo. «Un tempo Malindi era la nostra Saint-Tropez», sospira al Bar Bar un pensionato con l'accento romano. Di fare le valigie e rientrare in Italia non se ne parla. «È troppo tardi per tornare indietro». C'è chi ha investito la propria liquidazione sulle coste del Kenya, chi ha venduto la propria casa in Italia per vivere in bermuda e infradito all’Equatore. E c’è chi si è dissanguato con imprese fallimentari accarezzando il sogno di una vita da nababbi. «Persone rimaste vittime di raggiri e farlocchi che hanno dilapidato con la sregolatezza i risparmi di una vita». Sono i figli perduti di Malindi. Li vedi bighellonare sulla spiaggia con lo sguardo incupito, persi nei loro pensieri. Nemmeno gli impavidi beach boys hanno il coraggio di abbordarli. Svanito il sogno africano, sono rimasti in bermuda e infradito.




Vip e dintorni
     I primi connazionali a trasferirsi a Malindi sono stati i tecnici del Broglio Space Center di Malindi, una base spaziale costruita nel 1966 dal governo italiano in collaborazione con le autorità keniane. Dagli anni Settanta la città è stata un rifugio per fuggiaschi, bancarottieri, hippy e brigatisti, avventurieri. Per decenni le autorità locali hanno accolto chiunque senza troppe domande, dal massacratore del Circeo Andrea Ghira, al terrorista di Prima linea Roberto Sandalo. Negli anni Ottanta del secolo scorso qui approdavano Edoardo Agnelli e Gianni Martelli (entrambi ebbero problemi con la giustizia locale per questioni di droga). In tempi più recenti è arrivato Flavio Briatore col suo seguito di letterine e impresari dello spettacolo.
A Malindi sono sbarcati cantanti italiani (Gino Paoli, Renzo Arbore, Roberto Vecchioni), personaggi della tivù (Paolo Bonolis, Manuela Arcuri, Paola Perego, Maddalena Corvaglia), giornalisti (Giovanni Minoli e Paolo Liguori). Tra gli habitué ci sono politici di ogni colore: da Ferdinando Adornato e Berlusconi a Giovanna Melandri e Achille Occhetto. Persino la moglie di Beppe Grillo, Parvin Tadjk, si è accasata da queste parti. Un potpourri nazionalpopolare che fa la gioia di paparazzi e giornali di gossip.



Taccuino
     Malindi (in passato nota anche come Melinde) è la più antica città della costa keniana. Capoluogo dell'omonimo distretto, si trova sull'oceano Indiano, presso la foce del fiume Galana, circa 120 chilometri a nordest di Mombasa. A partire dal XIV secolo la città ha goduto di un periodo di forte sviluppo, legato anche al fiorire della tratta degli schiavi. Una delle piste carovaniere che attraversavano il Kenya arrivava proprio a Malindi. La piazza che ora si trova accanto alla vecchia moschea era il mercato degli schiavi, e ha svolto questo ruolo sino agli inizi del XX secolo.
L'esploratore portoghese Vasco da Gama fece scalo qui nel 1498 e ottenne i servigi di navigatori esperti che lo condussero fino a Kerala, in India. Oggi la maggioranza della popolazione locale vive di agricoltura (l'entroterra è fertile e ricco di acqua) e di pesca, ma l'economia della città è principalmente basata sul turismo (soprattutto italiano).



Voglia di secessione
     Lo scorso 28 marzo c'è stato un sanguinoso attacco in un casinò di Malindi. Bilancio pesante: almeno otto le vittime, ferito alla mano un italiano. La struttura è stata assaltata da un centinaio di persone armate di pistole e machete, presumibilmente legate al Consiglio Repubblicano di Mombasa, movimento separatista già ritenuto responsabile di un recente attacco sulla costa costato la vita a dieci poliziotti. Il neopresidente del Kenya Uhuru Kenyattaha ha fatto un appello all’unità del Paese “al di là delle appartenenze etniche, politiche e religiose”.



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