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Il bello del nero

La guerra del makeup: parla la regina della cosmesi africana

La ghanese Grace Amey-Obeng ha creato dal nulla un impero imprenditoriale fondato sulla cura e sulla valorizzazione della bellezza afro. Battendosi contro le creme sbiancanti.

Con cento dollari venticinque anni fa aprì il suo primo centro estetico ad Accra. Era un bugigattolo di lamiere con il pavimento in terra battuta, un paio di sgabelli, uno specchio di seconda mano. Oggi dirige un impero imprenditoriale che fattura dieci milioni di dollari all'anno e dà lavoro a più di cento persone.
Grace Amey-Obeng, 55 anni, fondatrice e amministratrice del "Forever Clair Group", è il volto femminile del boom economico del Ghana (la cui ricchezza nazionale cresce a ritmi impressionanti: +13% l'anno scorso), campionessa di management e regina indiscussa della cosmesi africana. Lavora dodici ore al giorno. Tra le sue molteplici attività, gestisce una rete di saloni di bellezza, un’accademia per estetisti e una fabbrica di cosmetici che esporta in otto nazioni africane e in Gran Bretagna (dove Amey-Obeng si è diplomata, giovanissima, in "Beauty Therapy").
MADE IN GHANA
     «Alla fine degli anni Ottanta tornai da Londra per avviare la mia attività di estetista in Ghana», racconta l'imprenditrice alla Bbc che le ha dedicato una puntata della trasmissione Africa Dream. «Ben presto mi resi conto che la gran parte delle mie clienti non poteva permettersi di acquistare i costosi cosmetici d'importazione... Alcune donne si fabbricavano da sé trucchi e creme artigianali, molte altre compravano al mercato prodotti non testati o di pessima qualità che spesso procuravano infezioni e reazioni allergiche».
Fu a quel punto che la signora Amey-Obeng decise di creare i primi cosmetici «made in Ghana». L'idea era semplice e geniale al tempo stesso: si trattava di commercializzare dei prodotti studiati appositamente per esaltare e preservare la bellezza naturale delle donne africane: una rivoluzione in un mercato globale dominato dai canoni estetici occidentali.
Le vendite le hanno dato ragione. Oggi Amey-Obeng è una delle donne d'affari più ricche d'Africa. Televisioni e giornali parlano di lei come di una manager-filantropa che si batte per il riscatto della bellezza "black". «La mia linea di articoli per il makeup è stata progettata per valorizzare la pelle scura e resistere alle temperature torride delle nostre latitudini», chiarisce l’interessata. «Per troppi anni l'industria cosmetica mondiale ha pensato a soddisfare solo le clienti americane ed europee. Le campagne pubblicitarie hanno veicolato il mito del "bianco è bello"... E' ora che le donne africane tornino ad essere orgogliose del colore della propria pelle».
UNA DIFFICILE BATTAGLIA
     Grace Amey-Obeng ha ingaggiato una vera e propria battaglia contro le creme sbiancanti che dilagano in vaste parti dell'Africa. «Conosco donne che hanno avuto la salute distrutta da questi prodotti smerciati alla luce del sole nelle nostre città», racconta. «Molte pomate e lozioni contengono sostanze irritanti e pericolose, messe al bando in Europa e Stati Uniti: possono procurare allergie, peggiorare la vista, rovinare la pelle, favorire l'insorgere di tumori». La moda dello sbiancamento delle pelle è diffusa in decine di nazioni africane, dalla Nigeria al Sudafrica, dal Kenya al Togo. Un business che, secondo stime dell'Economist, vale dieci miliardi di dollari. «Non sarà facile contrastare il fenomeno, ma voglio provarci», dice Amey-Obeng che ha lanciato una campagna di informazione sui pericoli derivanti dall'uso delle creme schiarenti. «Nella scuola che ho fondato in Ghana, l’FC Beauty College, insegniamo a centinaia di aspirati estetiste e truccatrici a tutelare anzitutto la salute della persone e a non farsi sedurre dai falsi miti della bellezza. Perché il nero è splendido».


Una piaga dilagante
     In gran parte dell'Africa la pelle chiara viene considerata sinonimo di bellezza e il mercato delle creme schiarenti prospera. Le donne nigeriane sono le maggiori consumatrici di questi prodotti: il 77% li usa regolarmente. Seguono le cittadine di Togo (59%), Congo (45%), Sudafrica (35%), Gabon (32%), Camerun (28%) e Mali (25%). Il fenomeno riguarda anche i paesi europei d'immigrazione, compresa l'Italia. Alcuni prodotti contengono sostanze nocive, irritanti, allergeniche, potenzialmente cancerogene. «Il guaio è che si possono acquistare ovunque, senza bisogno di prescrizioni mediche», si lamenta la dermatologa senegalese Suzanne Oumou Niang. «Purtroppo questa odiosa pratica viene spesso tramandata da madre a figlia», aggiunge Isabelle Mananga-Ossey, fondatrice dell’associazione francese Label Beauté Noire. Il business dei cosmetici destinati a schiarire la pelle vale quasi 10 miliardi di dollari.


Il truccatore
     Ha lavorato al fianco di grandi stilisti, top-model e dive della musica (sono frutto della sua creatività i celebri makeup di Mina e gli eclettici look di Anna Oxa). Ma soprattutto viene considerato uno dei massimi esperti mondiali di bellezza africana. Stefano Anselmo, il truccatore dell'alta moda e dei vip, da decenni si dedica allo studio dell'estetica applicata all'antropologia in Africa. Se volete scoprire i segreti del trucco “etnico” leggete la sua autobiografia "Come sono diventato truccatore" (Rovema Edizioni 2001, pg. 287, 39 euro). www.stefanoanselmo.it



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