Marco Trovato
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Sul tetto del treno per sfidare la morte

Sudafrica, il surf estremo dei giovani di Soweto

Per mostrare coraggio e rompere la noia decine di ragazzi si arrampicano sui convogli in corsa per sfiorare gallerie, pali e cavi dell'alta tensione. Un gioco folle che spesso finisce in tragedia


Il tetto di una vettura ferroviaria usato come una tavola da surf. L'ebbrezza di cavalcare un treno lanciato a tutta velocità, il brivido di sfidare la morte scansando all'ultimo momento un tunnel o un cavo dell'alta tensione. Lo chiamano "Train Surfing", talvolta "Staff Riding", è un passatempo incosciente e potenzialmente letale in voga tra gli adolescenti di Johannesburg.
CORSA MORTALE
     Nato per gioco alla fine degli anni Cinquanta tra i giovani di Soweto, è dilagato negli ultimi dieci anni nei quartieri più poveri e disagiati della città, complice la frustrazione che attanaglia la prima generazione sudafricana post-apartheid, schiacciata dal peso della disoccupazione e della mancanza di opportunità. Le inquietanti dimensioni del fenomeno - che ha già provocato decine di vittime - hanno spinto le autorità a intervenire, aumentando i presidi della polizia nelle stazioni, attivando dei servizi di guardia sui convogli e promuovendo incontri di sensibilizzazione e progetti educativi nelle scuole. Ciò ha permesso di diminuire i tragici incidenti. Ma non è bastato a fermare le folli bravate dei train-surfer che, spesso imbottiti di alcool e droghe, raggruppati in gang dai nomi temerari, ancora oggi si giocano la vita sui treni dei pendolari, facendo a gara nel compiere acrobazie audaci e azzardate che gli amici filmano coi cellulari.
IN CERCA DI GLORIA
     I numerosi video caricati su Youtube mostrano ragazzi che saltano e ballano sui tetti dei treni in corsa, sfiorando i pali e i cavi delle linee elettriche, accasciandosi all'ultimo istante prima di entrare in una galleria. Altri si aggrappano con le mani ai finestrini o alla fiancate del convoglio e resistono a gran velocità per chilometri e chilometri ondeggiando nel vuoto. Altri ancora si arrampicano sulle carrozze in movimento per poi gettarsi da un ponte sopra un fiume. Oppure si stendono sulla massicciata facendosi passare il treno pochi centimetri sopra la testa. Sport estremi praticati per fare il pieno di adrenalina, rompere la noia, ostentare coraggio e spavalderia. I filmati non mostrano i corpi carbonizzati dei ragazzi rimasti folgorati da tremila volt di corrente né quelli schiacciati dalle motrici o spiaccicati lungo le rotaie. Quelli sono stati fotografati dal reporter sudafricano James Oatway. Chi se la sente può guardare il suo reportage "train surfing soweto" al sito web www.jamesoatway.com.



Il documentario
     La regista sudafricana Sara Blecher ha realizzato il film "Surfing Soweto", scritto dallo studioso June Bam-Hutchison, per raccontare il passatempo estremo in voga tra i giovani disoccupati delle bidonville sudafricane. Il lungometraggio, che ha richiesto tre anni di riprese, è uscito nel 2001. Protagonisti della pellicola sono tre ragazzi (Bitch Nigga, Lefa e Mzembe) con problemi di droga e alcol, squattrinati e senza famiglia. Tre vite difficili - emblemi di una generazione allo sbando - giocate sul filo del pericolo estremo. Da vedere.





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