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Nuovi sguardi d'Africa

Occhi puntati sulla generazione emergente dei fotografi neri

Bambini malnutriti. Tribù selvagge. Natura incontaminata. Ma ci sono anche altri modi di rappresentare l'Africa. Ne sono convinti i giovani fotoreporter del continente. Determinati a stupire il mondo coi loro scatti

Per lungo tempo lo sguardo dell'uomo bianco ha determinato il modo con cui l'Africa è stata illustrata dalla grande stampa. Fino a una decina di anni fa le fotografie pubblicate da quotidiani e magazine venivano scattate esclusivamente da reporter europei o statunitensi. Negli archivi fotografici dei giornali ci sono reportage di grande pregio e impatto emotivo, immagini di assoluto valore storico e documentaristico. Ma l'approccio dei professionisti occidentali all'osservazione e alla raffigurazione della realtà africana è stato viziato da pregiudizi, "miopie professionali" e distorsioni culturali.
IL NUOVO CHE AVANZA
     La parola Africa, nel vocabolario del fotogiornalismo, è stata - per certi versi, lo è tuttora - sinonimo di guerre, malattie, crisi umanitarie; oppure sinonimo di un mondo tribale, esotico e selvaggio, indifferente allo scorrere del tempo. A voler spazzare via questi cliché oggi è una generazione emergente di fotografi africani che punta a riappropriarsi della rappresentazione del mondo nero. Sono reporter giovani e talentuosi – con stili e sensibilità differenti - che non hanno inibizioni nel mostrare un continente dinamico, in rapida trasformazione, pieno di contrasti e contraddizioni. I loro lavori mostrano la vita notturna degli studenti nelle metropoli, la globalizzazione che stravolge le tradizioni nei villaggi, il fermento artistico e politico delle periferie dimenticate, la storia che si cela dietro vecchie ferrovie o navi arrugginite, la denuncia del degrado ambientale e la celebrazione della nuova classe media. Basta osservare alcuni di questi reportage per rendersi conto della poliedrica creatività dei nuovo fotografi d'Africa.
GIOVANI TALENTI
     Il nigeriano George Osodi ha documentato la devastazione provocata dalla multinazionali del petrolio nel Delta del Niger. La keniana Barbara Minishi ha celebrato coi suoi ritratti la grazia e l'eleganza delle donne africane. Il mozambicano Mario Macilau ha raccontato le pulsioni dell'ex colonia portoghese, in bilico tra vecchi problemi e nuove opportunità. La sudafricana Neo Ntsoma ha indagato con la sua reflex sullo stato di salute della nazione arcobaleno, a vent'anni dalla fine dell'apartheid. Il ciadiano Abdoulaye Barry ha mostrato gli effetti perversi dell'inquinamento sulla salute dell’uomo. Il congolese Baudouin Mouanda ha puntato i suoi obiettivi sulle sfilate di moda dei sapeurs di Brazzaville. Alain Wandimoy, altra giovane congolese, ha illustrato la scomparsa della foresta per colpa delle società del legname. Il centrafricano Mesmin Ignabode ha svelato il “piccolo mondo antico” dei pescatori sul fiume Congo. L'elenco potrebbe proseguire a lungo. Alcuni di questi reporter hanno ottenuto autorevoli riconoscimenti internazionali e già lavorano per importanti agenzie fotografiche e gruppi editoriali, altri stanno cominciando ora a farsi conoscere al grande pubblico sfruttando le potenzialità del web.
FORZA COLLETTIVA
     Ma l'attuale crisi dell'editoria ha reso il mestiere del fotogiornalista una corsa ad ostacoli. Per aumentare la chance di successo in tanti hanno deciso di unire le proprie forze. La neonata agenzia WAPPA (West African Photo Press Agency, www.afrikphotopress.com), con sede a Dakar, distribuisce alle redazioni i lavori di alcuni dei migliori reporter dell’Africa occidentale. A Brazzaville, in Congo, il collettivo Génération Elili ("La Generazione dell'Immagine" in lingua lingala, www.generationelili.com) raduna una ventina di giovani che espongono in una graziosa galleria del quartiere Bakongo. «Collaborando tra loro - spiega il direttore artistico Arnauld Makalou - i fotografi si arricchiscono professionalmente e aumentano la propria visibilità». Il progetto Afriphoto (www.afriphoto.com) offre ai fotografi emergenti una vetrina virtuale per farsi conoscere in tutto il mondo. Sempre nel web, il portale Afrique in Visu (www.afriqueinvisu.org) permette ai fotoreporter di confrontarsi e di promuovere libri e mostre personali. Infine c'è l'organizzazione panafricana Invisible Borders (invisible-borders.com), fondata nel 2009 dal nigeriano Emeka Okereke, che mostra attraverso le immagini postate dai reporter di 54 nazioni diverse l'estrema ricchezza e varietà del continente africano, con l’effetto di disintegrare steccati ideologici e vecchi stereotipi.


Nairobi, reporter di successo
     Fino a pochi anni fa faceva il venditore ambulante, oggi è un fotoreporter di fama mondiale. Il keniano Boniface Mwangi, 30 anni, ben incarna lo straordinario successo dei fotografi africani. La sua carriera ha avuto una svolta alla fine del 2007 quando con una rudimentale reflex ha documentato i tumulti e le violenze postelettorali che hanno insanguinato il Kenya. I suoi scatti hanno fatto il giro del mondo vincendo importanti premi internazionali. Per quattro anni Mwangi ha lavorato a Nairobi per il quotidiano locale The Standard. Quindi è diventato collaboratore delle agenzie Afp e Reuters. Nel 2009 ha realizzato una mostra itinerante per denunciare l'orrore della guerra civile (pichamtaani.org). Oggi fa parte del collettivo di artisti keniani Pawa 254 (pawa254.org). www.bonifacemwangi.com



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