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BELLE DA MORIRE

La strage per Miss Mondo, gli scontri tra musulmani e cristiani, l'imposizione della legge coranica: la Nigeria resta sotto i riflettori della cronaca più cupa. Ecco le ragioni che condannano il più popoloso Paese africano a camminare in bilico tra il progresso e il baratro.

Le ragazze del concorso di Miss Mondo hanno abbandonato la scena, ma in Nigeria gli scontri tra musulmani e cristiani continuano, nel silenzio e nell'indifferenza della comunità internazionale (e dei nostri media).

La strage infinita ha già provocato oltre duecento morti, 1.500 feriti e ha indotto almeno diecimila persone a fuggire, dopo che le loro abitazioni sono state date alle fiamme. Anche nelle ultime settimane non sono mancate notizie di scontri e tensioni tra comunità islamica e cristiana, in varie regioni nigeriane.
A distanza di due mesi dai tragici fatti scoppiati nello stato di Kaduna, appare sempre più evidente che lo show della bellezza in programma nella città di Abuja è stato solo la scintilla che ha riacceso un conflitto che, ad intermittenza, scuote il Paese ed ha già provocato oltre mille vittime.
In Nigeria - Paese grande tre volte l'Italia, primo produttore africano di petrolio, 130 milioni di abitanti che compongono un mosaico di gruppi etnici e fedi religiose - è in atto un forte scontro politico in vista delle elezioni del prossimo anno. Un confronto giocato da alcuni gruppi cavalcando le spinte fondamentaliste e proponendo, per conquistare consensi, la sharia - la legge islamica - quale strumento per combattere la corruzione ed il crimine che, insieme alle piaghe della fame e delle malattie, affliggono la popolazione.
La lotta per il potere porta segnali sempre più forti di "talebanizzazione" dell'islam e finisce per colpire in primo luogo le donne, come dimostrano anche i casi di Amina, Sagiya e Hafsatu, condannate alla lapidazione per adulterio.
Un concorso come quello di miss mondo - che già a livello globale raccoglie da tempo forti contestazioni - ha avuto un effetto incendiario trasformandosi in un boomerang per il presidente Obasanjo, un cristiano anglicano originario del sud, che lo aveva voluto, si dice anche per dare un segnale di emancipazione contro l'intolleranza integralista, oltre che per sfruttare la vetrina internazionale per promuovere il Paese.
Per gli oppositori, l'iniziativa - programmata oltretutto nel periodo del Ramadan, il mese del digiuno islamico - aveva solo il sapore della provocazione per una nazione che ha i suoi costumi, le sue regole e tante miserie che lo show delle ragazze in bikini avrebbe ulteriormente messo in risalto. Gli scontri per Miss Mondo erano esplosi dopo che un quotidiano nigeriano, il "This Day", aveva pubblicato un articolo, giudicato blasfemo dagli islamici, nel quale si diceva che il profeta Maometto avrebbe probabilmente sposato volentieri una delle reginette di bellezza che partecipavano al concorso. "L'elezione di miss mondo è stata all'origine degli scontri ed il suo annullamento doveva essere deciso prima", ha detto Nabiu Baba Ahmed, segretario del consiglio nazionale della sharia. "Qualcuno ha voluto trarre vantaggi dai disordini in vista delle prossime elezioni", ha commentato l'arcivescovo di Abuja, Olorunfemi Onaiyekan.
La rinuncia alla manifestazione è, per alcuni, un segnale negativo di cedimento ai fondamentalisti e per altri la logica correzione di una decisione sbagliata. C'è chi ritiene che la carneficina provocata dal concorso internazionale di bellezza sia stata solo un pretesto per colpire i sostenitori dell'ammodernamento e della democratizzazione e chi avverte che non è con iniziative frivole o cercando di imporre modelli di cultura e di vita occidentali che si aiutano questi Paesi a risolvere i loro problemi e conflitti interni. Su un punto, però, sembra ci sia un certo consenso: i gravi fatti di Kaduna e la scia di morte che hanno lasciato in tutta la Nigeria, non sono il frutto di un conflitto religioso. Piuttosto sono la tragica conseguenza dell'uso della religione per il confronto politico.
L'introduzione della sharia, la legge coranica, negli stati del nord della Nigeria, ha provocato negli ultimi tre anni una serie di sanguinosi conflitti fra musulmani e cristiani. Proprio a Kaduna, la città dove sono è scoppiata la protesta islamica contro il concorso di Miss Mondo, nel febbraio del 2000 ebbe luogo lo scontro più sanguinoso: morirono oltre 2500 persone. Fino ad oggi sono 12 gli stati federati, tutti nel nord, che adottano la sharia.
Il presidente nigeriano Obasanjo si è sempre detto contrario all'applicazione della legge islamica. Lo scorso anno il Governo centrale ha messo al bando la sharia perché incostituzionale, considerando inaccettabile che un nigeriano possa essere condannato a morte, in una parte del Paese, per un reato che in un'altra regione non sarebbe sanzionato in alcun modo. Negli stati del nord si continua però ad emettere condanne, e ciò è fonte dei discriminazioni perché spesso gli imputati sono analfabeti e ignorano di poter ricorrere in appello a un tribunale federale.
Il braccio di ferro tra il presidente Obasanjo e i Governatori musulmani continua. E il finale di questa delicata partita è ancora tutto da scrivere.


CONDANNATE A MORTE PER LAPIDAZIONE
Di recente hanno destato grande impressione nel mondo occidentale i casi di alcune donne nigeriane condannate a morte mediante lapidazione da tribunali islamici. In particolare la stampa internazionale ha riservato ampio risalto alle vicende di Amina, Safiya e Hafsatu, tutte accusate di aver avuto figli fuori dal matrimonio e per questo passibili di lapidazione secondo la sharia, la legge coranica adottata in 12 dei 36 stati che compongono la Nigeria. Mentre Safiya e Hafsatu sono state assolte in appello (grazie soprattutto alla massiccia mobilitazione internazionale che ha esercitato forti pressioni sul tribunale), per Amina la condanna è stata confermata: i giudici, in applicazione della sharia, hanno stabilito che debba essere giustiziata dopo il gennaio 2004, quando avrà finito il periodo di allattamento della figlia. Il presidente nigeriano Olusegun Obasanjo ha assicurato però che la condanna a morte mediante lapidazione sarà annullata in appello dalla Corte suprema nigeriana. Non resta che sperare. E continuare la mobilitazione.

UNA LUNGA SCIA DI VIOLENZE
La carneficina di Kaduna, innescata dai fondamentalisti islamici per il concorso di Miss Mondo, è l'ultima di una serie di tragedie che recentemente hanno colpito la Nigeria. Oltre che per i ricorrenti scontri fra musulmani e cristiani, il Paese africano ha conosciuto stragi per incendi di oleodotti e per l'esplosione di un'armeria. Ecco un riepilogo degli episodi più gravi:
- 18 ottobre 1998: almeno 700 persone muoiono bruciate per l'incendio di un oleodotto nel sud del Paese.
- 22 febbraio 2000: i cristiani della città di Kaduna protestano per l'introduzione della legge coranica. Scoppiano disordini che provocano oltre 2500 morti.
- 22 maggio 2000: nuovi scontri interreligiosi a Kaduna causano almeno 300 vittime.
- 11 luglio 2000: nel rogo di una raffineria nel sud del Paese restano uccise più di 300 persone.
- 7/12 settembre: è di oltre 900 morti il bilancio di scontri fra cristiani e musulmani nella Nigeria centrale.
- 13 ottobre 2001: almeno cento morti a Kano, in seguito al degenerare di una manifestazione contro l'intervento Usa in Afghanistan.
- 28 gennaio 2002: più di 2.000 sono le vittime dell'esplosione di un deposito di munizioni nella periferia settentrionale di Lagos, in maggioranza schiacciate nella calca o annegate in due canali.

LA FATWA, QUANDO L'ISLAM CONDANNA A MORTE
Condanna a morte: questa la sentenza emessa dallo stato nigeriano di Zamfara nei confronti di Isioma Daniel, la giornalista autrice dell'articolo dedicato al concorso di Miss Mondo e giudicato "blasfermo" dagli islamici. Su che leggi poggia questa sentenza ? La condanna ("fatwa") contro Isioma è un editto vincolante emesso da un'autorità religiosa musulmana. Il diritto nei Paesi musulmani poggia le sue fondamenta su quattro pilastri: il Corano (la parola di Allah), la Sunna (la tradizione), la deduzione analogica (che viene impiegata per risolvere alcuni casi dubbi) e il consenso della comunità islamica su questioni di fede e vita giuridica. Gli studiosi del diritto sono gli ulema, mentre gli esperti delle leggi riconosciuti dallo stato sono i mufti (o mullah). Ci si rivolge a loro per avere un parere su una questione (personale, giuridica o anche politica) e la loro fatwa ha forza di legge che deve essere tenuta in considerazione dal giudice. Solo colui che emana la fatwa ha il potere di ritirarla. E nel caso di Isioma, nessuno ha finora pensato di farlo.


NIGERIA: IDENTIKIT DEL PIU GRANDE PAESE AFRICANO
La Repubblica federale di Nigeria (130 milioni di abitanti) è il più popoloso stato africano ed il più grande dell'Africa occidentale (923.773 kmq). E' un complicato mosaico di gruppi etnici (250) ed è praticamente spaccato a metà dalle due fedi più diffuse: cristiana e musulmana. Nella parte settentrionale - dove sorgono le capitali antichi emirati islamici - la popolazione è a maggioranza musulmana e negli ultimi tre anni 12 stati hanno adottato la legge coranica. La parte centro meridionale è invece prevalentemente cristiana e in essa la convivenza dei gruppi etnici, anche animisti, è abbastanza facile. La Nigeria (indipendente dal 1960), salvo qualche breve parentesi, è stato sempre governato da regimi militari. Nel 1999 l'elezione a presidente di Olusegun Obasanjo - un cristiano anglicano del Sud- ha segnato il passaggio alla democrazia. Nello stesso tempo ha però accentuato gli storici contrasti con i musulmani del nord, dei quali i regimi militari erano espressione.
 





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