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GAY? PEGGIO PER TE

La discriminazione degli omosessuali africani

Discriminati, insultati, relegati ai margini della vita sociale. Imprigionati e torturati. Disprezzati per la loro diversità. Gli omosessuali in Africa sono costretti a subire ogni sorta di vessazione, sopruso, violenza.

Lo denunciano da tempo le organizzazioni che difendono i diritti umani. Lo testimoniano decine e decine di “casi esemplari” saliti alla ribalta della cronaca. Lo gridano con forza le associazioni di gay e lesbiche africani. Ma le loro voci restano inascoltate. Per ignoranza e pregiudizi. Per reticenze culturali e calcoli politici. Ma soprattutto per semplice indifferenza.
ARGOMENTO TABU
     Nella tradizione africana l’omosessualità è considerato un argomento tabù. "Non esiste, in ogni caso non bisogna parlarne" è il messaggio sottinteso che traspare nei costumi e nei comportamenti delle persone, sia nei villaggi che nelle grandi città. Il rifiuto categorico, intransigente, di una sessualità tra persone dello stesso sesso è accompagnato da una auto-censura altrettanto ferma e diffusa. Prevale il silenzio, la volontà di ignorare la questione. L’imperativo è far finta di niente. Almeno a parole.
Perché nei fatti, in molti Paesi africani gli omosessuali vengono trattati alla stregua dei criminali. E non solo per le violenze verbali e fisiche che sono costretti a subire nella vita di tutti i giorni (nelle proprie case, nelle scuole, nei posti di lavoro e nelle strade).
C’è dell’altro, c’è di peggio: alle lesbiche e ai gay africani organi di polizia e membri delle forze statali riservano trattamenti disumani: abusi, torture, arresti arbitrari, detenzioni illegali. In Africa australe sono decine gli omosessuali imprigionati e giustiziati senza alcun regolare processo. Lo stesso avviene nel Maghreb e in alcuni Paesi centroafricani.
DISCRIMINAZIONI E IMPUNITA'
     Il tabù riguardante l'omosessualità ha come conseguenza il fatto che molte delle aggressioni ai gay e lesbiche africani restano sotto silenzio. La paura di essere arrestati e il timore di rappresaglie fa sì che le persone non sporgano denuncia alle autorità. Scrive in un recente rapporto, Amnesty International: “Quando gli omosessuali trovano il coraggio di denunciare le aggressioni avvenute nelle loro case, o nella loro comunità, spesso le autorità evitano di intervenire in quanto considerano questo tipo di aggressioni come faccende "private", aldilà della loro giurisdizione, o addirittura come inevitabile conseguenza delle azioni delle vittime stesse”.
Chi trova il coraggio di denunciare insomma, viene abbandonato, lasciato solo, ripudiato, deriso, insultato (talvolta addirittura perseguitato, sequestrato e torturato). L'accondiscendenza ufficiale permette la crescita delle violenze. E la diffusa impunità verso chi si accanisce nei confronti degli omosessuali resta un fatto inquietante, che pone seri interrogativi sulle responsabilità politiche che danno corpo alle discriminazioni e ai maltrattamenti.
"NON SONO AFRICANI"
     La repressione delle persone omosessuali è spesso difesa dai politici in modo aperto ed appassionato in nome della cultura, della religione, della salute pubblica. Le relazioni tra individui dello stesso sesso sono indicate dalle autorità come "non cristiane", "non africane", "non islamiche".
Alcuni governi africani hanno tentato non solo di escludere le persone gay o lesbiche dalla cultura locale, ma anche di negare loro il diritto di appartenere alla razza umana (più di un volta hanno utilizzato i sentimenti anti-gay in modo calcolato e cosciente per attaccare i loro oppositori o per distogliere l'attenzione dai propri misfatti e dalle proprie mancanze).
Chiarisce Amnesty Internaional: "In Africa le persone omosessuali sono represse da leggi che regolamentano la vita in camera da letto e che criminalizzano un bacio; sono torturate al fine di estorcere delle ammissioni di "devianza", e sono violentate per "curare" la loro "malattia"; sono uccise dalle "squadre della morte" nelle società in cui sono viste come spazzatura".
L’EREDITA' COLONIALE
     Il panorama delle violenze e delle discriminazioni è assai ampio: quasi ovunque in Africa gli omosessuali sono repressi da una ragnatela di leggi e pratiche sociali che negano loro i diritti d'uguaglianza, libertà e salvaguardia fisica, così come gli altri diritti fondamentali quali la libertà d'associazione, la libertà d'espressione e il diritto alla vita privata, al lavoro, all'educazione e alle cure mediche. E’ interessante notare come molte di queste leggi siano reminiscenze di dominazioni coloniali, ironicamente difese da alcuni attuali leader politici africani (un esempio su tutti: il presidente dello Zimbabwe, Robert Mugabe) come una misura necessaria contro quella che essi definiscono "un’importazione straniera di omosessualità". Taluni governi africani, in particolare, si sono fatti promotori di campagne di disinformazione intrise di odio nei confronti di gay e lesbiche. Ecco qualche esempio significativo.
KENYA: A MORTE I GAY MALATI!
     Il presidente del Kenya Daniel Arap Moi si è unito alla lunga lista dei capi di stato africani che vorrebbero vedere l'omosessualità spazzata via dal continente, definendola un "flagello" che va contro gli insegnamenti della tradizione africana. "Nel nostro Paese non c’è posto per omosessuali e lesbiche", ha affermato nei mesi scorsi al giornale "Daily Nation". "Sono “esseri” depravati e non dovrebbero godere di alcun diritto poiché si comportano alla stregua degli animali". Una nota ufficiale del ministero della sanità ha informato di recente che il Governo sta pensando di eliminare l'assistenza ai gay che sono a rischio di AIDS. "Considerando i vari modi di trasmissione del virus, l'omosessualità è trascurabile e non deve occupare il nostro tempo e le nostre risorse", si legge nella nota. "Abbiamo altre urgenze che coinvolgono una parte maggiore della gente e che hanno quindi bisogno di tutta la nostra attenzione ed impegno". Il succo del discorso: gay malati ? muoiano pure.
EGITTO: PROCESSI E TORTURE
     Nelle prigioni egiziane al momento sono detenuti decine di uomini a causa del loro presunto o dichiarato orientamento sessuale. Le accuse di "depravazione abituale" e di "oltraggio alla religione" (in base alla Legge n. 10 del 1991 sulla Lotta alla Prostituzione) sono comunemente usate per criminalizzare le relazioni omosessuali consensuali. Recentemente il Tribunale per la Sicurezza di Stato de Il Cairo ha condannato 23 uomini accusati di omosessualità con sentenze che vanno da uno a cinque anni di carcere. Denuncia Amnesty International: "Gli omosessuali in Egitto affrontano un elevato rischio di tortura nella stazioni di polizia e nelle prigioni. Numerose persone hanno riferito di aver subito trattamenti brutali, alcuni sono stati sospesi per i polsi e picchiati con un bastone, durante la custodia della polizia". Gli uomini arrestati sono costretti a sottoporsi ad esami medici, condotti per stabilire se abbiano praticato sesso anale. "Tali esami" - ammonisce Amnesty International - "costituiscono un trattamento crudele, inumano e degradante". Va ricordato che il diritto alla libertà sull'orientamento sessuale è riconosciuto da trattati internazionali come il Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, di cui l'Egitto è uno stato firmatario.
IN ZIMBABWE SONO "PEGGIO DEI CANI"
     In Zimbabwe il presidente Robert Mugabe ha una lunga storia di violenti attacchi, intrisi di veleno e odio, verso le persone omosessuali. "Sono peggio dei cani e sono ripugnanti per la mia coscienza umana", ha dichiarato in un discorso ufficiale nel settembre 2000. "Credo che non debbano avere nessuno diritto". Nessun diritto: di istruzione, di assistenza sanitaria, di cittadinanza.
Gli attacchi verbali di Mugabe hanno preparato la discriminazione, alimentato vecchi pregiudizi (è diffusa la credenza che gli omosessuali siano esseri indemoniati capaci di trasformare le persone in bestie feroci), e incitato alla violenza la polizia, incoraggiata a prendere di mira ed intimidire lesbiche e gay impunemente.
Gli atti omosessuali sono puniti secondo la legge che riguarda la sodomia e gli atti contro natura. Il problema è che la maggior parte dei processi contro i gay vengono portati avanti negando la difesa d’ufficio agli accusati. A questo proposito, lo stesso Mugabe è stato chiaro, dichiarando che "è estremamente oltraggioso e ripugnante che gli omosessuali possano avere difensori in questo mondo".
Se la situazione dei diritti umani dei gay è allarmante, non meno cupa è la condizione vissuta dalle lesbiche dello Zimbabwe che alle discriminazioni per il loro orientamento sessuale devono sommare quelle tradizionali riservate alle donne.
NAMIBIA: UNA LEGGE PER PUNIRE
     Il presidente della Namibia Sam Nujoma si è spinto ad affermare che "gli omosessuali devono essere condannati e respinti dalla nostra società". Dove li vorrebbe mandare ? Oltre i confini nazionali ? O Forse andrebbero buttati a mare ? Nujoma ha aggiunto che "Devono essere prese tutte le misure necessarie a combattere l’omosessualità, perché sta influenzando negativamente noi e i nostri figli". Gli ha fatto eco il ministro degli affari esteri, Jerry Ekandjo che ha sollecitato i neo agenti di polizia ad "eliminare" gli omosessuali e le lesbiche "dalla faccia della Namibia". Il Governo, a questo proposito, sta preparando una proposta di legge per rendere illegale l’omosessualità e prevedere pene molto severe contro i gay. "Gli omosessuali dovrebbero essere classificati come sbagli della natura e andrebbero considerati come malati di fronte alla società e a Dio", ha puntualizzato l’attuale ministro degli interni in un intervento all’Assemblea Nazionale. "Non si riesce a capire come ci sia certa gente che si batte per fare passare i diritti dei gay e delle lesbiche come diritti umani, se sono contro le leggi di Dio". La controversa proposta di legge contro gli omosessuali ha scatenato forti reazioni da parte dei gruppi che si battono per i diritti umani nel paese e da parte di certa stampa libera. In particolare Clement Daniels, esponente di una importante organizzazione umanitaria, il “Centro di Assistenza Legale”, ha accusato il Governo di voler seminare odio contro gli omosessuali e ha annunciato l’avvio di una dura battaglia legale per respingere la proposta di legge, ritenuta anticostituzionale perché lesiva dei più elementari diritti delle persone.
IN ZAMBIA CARCERE E VIOLENZE
     "Chiunque manifesti a favore delle pratiche omosessuali in Zambia è a rischio di essere arrestato sia per immoralità sia per incitamento a commettere atti criminali": è la posizione ufficiale del governo, più volte espressa in documenti e per voce dei suoi più alti esponenti. Già dichiarare in pubblico la propria omosessualità è motivo sufficiente per essere arrestati: lo prevede la legge per la protezione della moralità pubblica. L'articolo 87 del codice penale descrive l'omosessualità come "un'offesa alla moralità" e l'articolo 15 sancisce che "qualsiasi persona che abbia rapporti carnali con un'altra persona contro natura, o che permetta a una persona di sesso maschile di avere rapporti carnali con sé stesso/a contro natura, é colpevole di un crimine e punibile con 14 anni di reclusione".
Il Governo dello Zambia finora non ha permesso la registrazione legale di nessuna organizzazione gay o lesbica, appoggiandosi alla legge nazionale contro la sodomia che proibisce l'omosessualità. L’ex presidente Chiluba, in particolare, ha respinto il riconoscimento dell'organizzazione zambiana che si batte per gli interessi degli omosessuali, l’associazione LEGATRA. La situazione per i gay e le lesbiche nello Zambia è peggiorata negli ultimi anni. Alfred Zulu, un attivista per i diritti umani e membro del “Zambian Independent Monitoring Team”, ha recentemente denunciato come “donne e uomini che hanno reso pubblico il loro orientamento sessuale siano stati picchiati dai membri delle loro stesse famiglie, cacciati di casa, rincorsi e bastonati dalle forze dell’ordine al grido di “perversi”.
SUD AFRICA: UN PAESE CONTROCORRENTE?
     Nell'era dell'apartheid, l'omosessualità (specie tra neri) era perseguita come un crimine. Ora la Corte Suprema ha cancellato la vecchia legge sulla sodomia. Certo restano pregiudizi diffusi tra la gente, ma il Sud Africa è il primo Paese della regione a riconoscere apertamente i diritti umani fondamentali a gay e lesbiche, i quali possono manifestare apertamente il loro orientamento sessuale (ovviamente nei termini previsti dalla legge che regola il costume e vieta gli atti osceni in luogo pubblico). Intensa l’attività politica di movimenti di omosessuali e associazioni indipendenti, in difesa dei diritti umani fondamentali, anche fuori dal Paese. In particolare gli omosessuali del Sud Africa stanno tentando di correre in aiuto dell'Associazione Gay e Lesbica dello Zimbabwe (GALZ). La "South Africa's National Coalition for Gay and Lesbian Equality" (NCGLE) in una lettera aperta al presidente Robert Mugabe ha invitato il Governo a porre fine alla persecuzione dei gay e delle lesbiche nello Zimbabwe, a non perseguire i rapporti sessuali consenzienti tra persone dello stesso sesso e a ristabilire nel Paese il rispetto della legge, della libertà di parola e di associazione. La risposta di Mugabe ? Un silenzio carico di irritazione.

SONDAGGIO SHOCK IN UGANDA:
ERGASTOLO, CASTRAZIONE O IMPICCAGIONE
     L'omosessualità rimane un argomento particolarmente scomodo in molti paesi africani. In Uganda, dove il presidente Yoweri Museveni ha chiesto più di una volta la ricerca e l'arresto di tutti gli omosessuali, un recente sondaggio ha rivelato che l'84% degli abitanti della capitale non vogliono che l'omosessualità sia legalizzata. Secondo il sondaggio, il 23% degli intervistati conosce personalmente almeno un omosessuale, il 14% sarebbe favorevole all'eliminazione della legge che criminalizza l'omosessualità mentre soltanto il 2% sarebbe indeciso. Per quanto riguarda le pene per i trasgressori, il 27% li vorrebbe vedere giustiziati, il 15% sarebbe favorevole alla castrazione, mentre il 28% sarebbe favorevole all'ergastolo. Solo il 17% suggerisce una pena inferiore ai 7 anni di carcere, mentre il 12% vorrebbe che fossero sottoposti a consulenze di recupero. Bennet Kizito, curatore del sondaggio per The New Vision, ha sottolineato che l’indagine è stata condotta su un campione di 505 uomini e donne scelti fra innumerevoli professioni, e che quindi costituisce un campione rappresentativo dell'opinione pubblica. Tra gli intervistati, sono state le donne a essere più ostili all’omosessualità e a richiedere le pene più severe. Il sondaggio è stato duramente criticato dalle associazioni che si battono per i diritti degli omosessuali, che hanno parlato di “grave e irresponsabile atto di disinformazione, in appoggio alla politica repressiva del governo”.

LE SCHIAVE DEL SESSO
     Spiega Amnesty International: “La predominanza diffusa del sessismo e dell'omofobia nella società africana crea un clima che pone le lesbiche a grave rischio di abusi, sia nella comunità, sia in casa. Le giovani lesbiche che rivelano il loro orientamento sessuale sono talvolta costrette dalle loro famiglie a sposarsi o ad avere altri rapporti sessuali con uomini... Forzare le donne e le ragazze al matrimonio, o ad altre relazioni che implichino ripetuti rapporti sessuali non consensuali, non solo è discriminatorio, ma può essere equiparabile alla tortura o alla schiavitù sessuale”. Amnesty International ricorda inoltre che in Africa “si annoverano numerosi casi di giovani lesbiche picchiate, violentate ed aggredite dai membri della propria famiglia, per punire, domare il loro spirito, per indicare chiaramente che le loro menti e i loro corpi non sono liberi.

IL SILENZIO DELLA CHIESA
     La Chiesa in Africa da anni è portavoce di sofferenze e ingiustizie subite da milioni di persone che non hanno la forza e la possibilità di denunciare al mondo i loro drammi. I missionari, in particolare, hanno spesso avuto un ruolo determinante nel portare a conoscenza dell’opinione pubblica questioni scottanti e gravi, ignorate dal distratto circolo dei mass media. Un ruolo, questo, ricoperto anche da talune Conferenze Episcopali, impegnate con autorevole fermezza a denunciare misfatti e ingiustizie.
Grazie alle tenace opera di sensibilizzazione di uomini di Chiesa coraggiosi e determinati, il mondo dell’informazione (e di riflesso, il mondo politico) ha dovuto puntare i suoi riflettori su problemi gravi, quali – tanto per citare degli esempi – il dramma delle mine, il comportamento disumano delle multinazionali, le brutalità di regimi sanguinari, la violazione dei diritti umani di minoranze, gruppi etnici, ecc.
Spiace constatare che in difesa degli omosessuali – maltrattati e talvolta uccisi per la loro identità sessuale - siano finora mancate parole forti e audaci da parte della Chiesa africana. Ci sono state riflessioni morali e teologiche sulla questione, cui però non sono seguiti documenti ufficiali e pubbliche prese di posizione contro le discriminazioni. Un silenzio che colpisce, soprattutto per le dimensioni che ha assunto il problema (il servizio pubblicato denuncia la gravità e la diffusione delle ingiustizie perpetrate in Africa nei confronti di gay e lesbiche). Forse varrebbe la pena fare una riflessione, preferibilmente a voce alta. Il silenzio rischia sempre di apparire come un imbarazzante indizio di complicità.

VIOLENZE IN CASA
     "Mi hanno chiuso in una stanza e lo hanno portato da me ogni giorno, per violentarmi, in modo che io rimanessi incinta e fossi costretta a sposarlo. Mi hanno fatto questo fino a quando non sono rimasta incinta". Questo resoconto di violenza sessuale e di gravidanza imposta con la forza può riportare alla mente le atroci brutalità compiute contro le donne, durante i recenti conflitti nei Balcani o nell’Africa centrale. Invece, un tale atto di tortura non è avvenuto in stato di detenzione o durante un conflitto armato, ma è accaduto ad una ragazza adolescente, nella sua “tranquilla” casa familiare, in Zimbabwe. Coloro che hanno organizzato lo stupro non erano comandanti militari nemici; si trattava degli stessi genitori della ragazza, che erano così determinati a "correggere" il lesbismo della loro figlia da costringerla ad essere ripetutamente violentata da un uomo più anziano. Denuncia Amnesty International: "Molte delle violenze subite da persone lesbiche e gay hanno luogo all’interno della comunità o in famiglia. Al pari della tortura da parte di pubblici funzionari, la violenza all’interno della comunità è intenzionalmente usata per punire, per intimorire e per rafforzare le discriminazioni contro le persone omosessuali. Come la tortura subita in stato di detenzione, tali violenze sono talvolta fatali, e le loro conseguenze sono sempre devastanti".



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