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FERITE PER SEMPRE

La battaglia contro le mutilazioni genitali femminili

Almeno 130 milioni di donne (gran parte vivono in Africa) sono state straziate dall´amputazione dei propri organi sessuali. E ogni giorno 6 mila bambine sono costrette a subire questa violenza rituale. E´ una pratica atroce perpetrata in nome delle tradizioni. Un tema doloroso e scomodo. Che fa discutere e indignare.

Fatma aveva solo cinque anni quando fu costretta a diventare adulta. Quel giorno venne svegliata da sua madre alle prime luci dell´alba e fu condotta nella capanna di un´anziana donna che abitava nel suo villaggio, nel nord della Somalia. Venne fatta sdraiare per terra, legata ai piedi con strisce di stoffa. Immobilizzata. La madre le strinse forti la mani e le disse di stare tranquilla, di non preoccuparsi. "Io ero confusa, non sapevo cosa stava accadendo - racconta - poi vidi la lama del rasoio in mano alla vecchia e cominciai a piangere". I ricordi, a questo punto, sono un incubo indelebile: "Sentii un dolore lancinante che mi fece lanciare un urlo fortissimo... Vidi tra le gambe una pozza di sangue e persi i sensi... Quando mi ripresi, non avevo più la forza per alzarmi... Mi sentivo diversa: ero un´altra persona".
Oggi Fatma ha quarant´anni, lavora per un´associazione umanitaria ed è impegnata in prima linea nella battaglia per i diritti delle donne. Assieme a centinaia di attiviste africane e arabe (femministe, politiche, medici, avvocati, ex curatrici tradizionali), l´estate scorsa si è recata al Cairo, in Egitto, per partecipare ad una importante conferenza internazionale dal titolo emblematico: "Strumenti legali per la prevenzione delle mutilazioni genitali femminili". E´ stato un appuntamento di portata storica, un evento che ha costretto il mondo dell´informazione ad occuparsi (anche se solo per pochi giorni) di un´antica e terribile forma di violenza che colpisce soprattutto le donne dell´Africa.
Conseguenze devastanti
Nel mondo circa 130 milioni di donne (100 milioni sono africane) sono state straziate dall´amputazione dei propri organi sessuali e, secondo le stime degli esperti, ben 6 mila bambine sono costrette a subire ogni giorno questo tipo di violenza: ad alcune viene tagliato la clitoride (con coltelli, lame di rasoio, persino pezzi di vetro), ad altre vengono asportati i genitali esterni. Le più sfortunate sono sottoposte alla cosiddetta infibulazione (chiamata anche circoncisione faraonica, vedi box a pagina ??????), un´operazione devastante e altamente pericolosa. Queste pratiche rituali - diffuse in 28 Paesi africani, ma anche in Estremo Oriente e recentemente importate anche in Europa e negli Stati Uniti come conseguenza dell'immigrazione - comportano numerosi rischi per la salute e la sopravvivenza stessa delle donne che le subiscono, perché spesso sono effettuate da persone incompetenti dal punto di vista medico e senza le necessarie misure igieniche. Emorragie, infezioni, rapporti sessuali estremamente dolorosi, gravi problemi al momento del parto (che portano sovente alla morte del bambino o della madre) sono le conseguenze più diffuse delle mutilazioni. Per non parlare del danno psicologico creato alle donne, private per sempre di una normale ed equilibrata vita sessuale.
Nel nome della tradizione
Le mutilazioni dei genitali femminili sono tradizioni rituali, usanze antiche che si perdono nella notte dei tempi. Sono diffuse nella fascia saheliana e orientale dell´Africa, tra popolazioni cristiane, animiste e musulmane (ma le origini di queste pratiche non hanno nulla a che vedere con la Bibbia e il Corano). Fra alcune etnie del nord del Kenya e del Mali fanno parte dei riti di iniziazione all´età adulta. Per molte comunità rurali rappresentano la garanzia della verginità della donna, della sua fedeltà, della sua fertilità (insomma sono un efficace metodo di controllo dell´uomo sulla sessualità femminile). L´escissione della clitoride, secondo alcuni popoli della Somalia e del Sudan, servirebbe ad attenuare il desiderio sessuale e proteggerebbe la donna dalle tentazioni, al fine di preservare la sua castità fino al matrimonio. In Etiopia è diffusa la convinzione che i genitali femminili non escissi crescano fino a raggiungere le proporzioni di quelli maschili. In alcune regioni del Sudan, la clitoride è ritenuto un organo aggressivo e pericoloso. In Egitto i genitali femminili esterni sono considerati sporchi, "impuri" (non a caso, la ragazza non circoncisa viene chiamata "nigsa", che significa "sporca"). In Somalia, una donna non infibulata è reputata una persona di facili costumi e per questo viene allontanata dal villaggio o dal quartiere dove abita.
Proibire non basta.
Alla conferenza del Cairo sulle mutilazioni genitali femminili hanno partecipato diverse leader politiche africane: dalla first lady Suzanne Mubarak (moglie del presidente d´Egitto) a Miriam Lamizana (ministro degli Affari sociali del Burkina Faso), da Gifti Abassiya (ministro della Condizione delle donne in Etiopia) a Bassine Niang (ministro per i Diritti umani in Senegal, famosa per essere stata la prima donna avvocato del tribunale di Dakar). Tutte, con sfumature diverse, hanno ribadito l´importanza dell´educazione e della sensibilizzazione come strumenti fondamentali per vincere la battaglia contro le mutilazioni. Le leggi proibizioniste, da sole, non bastano. In molti Paesi africani infatti esistono già norme penali e civili che puniscono chi pratica le mutilazioni, ma vengono applicate quando è troppo tardi, oppure sono inutili perché tutto avviene in clandestinità. In Egitto, ad esempio, una legge del 1997 proibisce queste pratiche senza mezzi termini, tuttavia esse continuano e i responsabili non vengono puniti: lontano dalle grandi città, le leggi dello Stato non riescono a reggere il confronto con le opinioni dei genitori, del capo del villaggio e dei dignitari religiosi.
Rompere il silenzio
Quella contro le mutilazioni dei genitali femminili è una battaglia difficile perché, oltre a scontrarsi con tradizioni tribali radicate, deve fare i conti con il silenzio, la paura e la reticenza delle donne africane. Il problema riguarda, dunque, anche la presa di coscienza. Moltissime donne preferiscono perdere la propria sessualità piuttosto che il potere e l´autonomia: privilegi a cui possono accedere solo se ubbidiscono ai diktat della società patriarcale dominante. Le ragazze africane che non vengono sottoposte a queste pratiche disonorano la famiglia, occupano un rango sociale inferiore e hanno minori possibilità di sposarsi. Ma c´è chi dice no. C´è chi si ribella e lotta per far cambiare le cose. Sono le donne, africane e non, che aderiscono alla campagna internazionale "Stop Fgm - Fermare la mutilazione genitale femminile", lanciata dall´Aidos (Associazione italiana donne per lo sviluppo), in collaborazione con Tamwa (associazione di donne della Tanzania) e con l´organizzazione "Non c´è pace senza giustizia". Una campagna sostenuta anche dalla Commissione europea (Emma Bonino è tra le promotrici), che vuole informare altre donne, coinvolgere gli uomini, le istituzioni, le strutture legislative e sanitarie in tutto il mondo. L´imperativo per "Stop Fgm" è parlare, discutere, divulgare il tema, perché - come recita il manifesto del Conferenza del Cairo - "il silenzio è il migliore amico delle mutilazioni genitali femminili".

LA BATTAGLIA NELLA RETE
Un sito per partecipare alla campagna "Stop Fgm"
Mutilazioni genitali femminili. Per spiegare che cosa sono, cosa si fa per contrastarle, quali sono le leggi locali e internazionali che possono essere invocate, la campagna internazionale "Stop Fgm" si affida anche a Internet con un portale web (www.stopfgm.org) realizzato e aggiornato con il contributo di otto organizzazioni non governative africane. Uno strumento di informazione, ma anche di testimonianze personali e di progetti in corso in ogni angolo del mondo (in lingua inglese, francese e araba).


FACCIAMO UN PO´ DI CHIAREZZA
Ecco in cosa consistono le pratiche messe sotto accusa
Le mutilazioni dei genitali femminili - spesso chiamate eufemisticamente "circoncisioni femminili" - comprendono una vasta gamma di pratiche diffuse in gran parte dell´Africa.
L´escissione (più propriamente detta clitoridectomia) consiste nel taglio parziale o totale della clitoride. L´operazione può aver luogo subito dopo la nascita, pochi mesi o anni dopo, oppure al raggiungimento della pubertà, ed è eseguita solitamente dalle donne anziane con coltelli, rasoi o pezzi di vetro. All´escissione talvolta sono associati ad altri tipi di mutilazione, come la labiotomia (asportazione delle grandi e piccole labbra). Si stima che in Somalia e a Gibuti il 98% delle donne venga sottoposto a questa pratica (molto diffusa anche in Eritrea, Etiopia, Sierra Leone, Sudan, Kenya, Mali e Burkina Faso). Contrariamente a quanto spesso si crede, l´escissione non è in alcun modo legata ai precetti coranici (che, invece, prescrivono la circoncisione maschile): esistono notizie storiche di questa pratica risalenti a 6 mila anni fa.
L´infibulazione (dal latino "fibula", che significa "spilla") è una procedura mutilativa con la quale la vagina viene parzialmente chiusa con una sutura. Essa viene sempre eseguita insieme all´escissione, a bambine tra i due e gli otto anni (ma può essere effettuata più volte nel corso della vita). La grandi labbra, e talvolta anche le piccole labbra, vengono totalmente asportate. Le ferite vengono cucite, lasciando un´apertura della larghezza di un dito per consentire la fuoriuscita delle urine e del sangue mestruale. Poco prima del matrimonio, una donna esperta o lo sposo praticano la defibulazione, aprendo la cicatrice con un taglio. All´avvicinarsi del primo parto, la cicatrice è ulteriormente allargata, per essere richiusa di nuovo subito dopo, lasciando un´apertura appena sufficiente per il rapporto sessuale. I ripetuti interventi provocano gravissimi disturbi fisici e psicologici (soprattutto emorragie e infezioni acute dell´uretra e dell´apparato genitale), che possono condurre non solo alla sterilità ma persino alla morte. L´infibulazione è diffusa in Somalia e in Etiopia, ma anche in alcune zone dell´Eritrea, nel nord del Sudan e del Kenya, in Mali e nella Nigeria settentrionale.

MEGLIO APPROFONDIRE IL DISCORSO
Un libro e un dizionario per saperne di più
L´approccio alla questione delle mutilazioni genitali femminili rimane prevalentemente sensazionalistico, spesso fondato su una semplificazione eccessiva che giunge talvolta alla totale banalizzazione di una realtà molto complessa. Per approfondire il tema delle mutilazioni può essere utile leggere il libro "I segni sul corpo" (Bollati e Boringhieri 2003, pp. 176, € 15) della ricercatrice Michela Fusaschi: un saggio scrupoloso, libero da pregiudizi, che offre un interessante percorso di mediazione culturale. Da segnalare anche il primo dizionario sulle mutilazioni genitali femminili, scritto dalla scrittrice franco-tunisina Sophie Bessis: il volume raccoglie statistiche, analisi sociologiche, ricerche antropologiche e informazioni scientifiche. Informazioni su www.stopfgm.org.



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