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Microfoni ribelli contro un despota africano

SW Radio Africa è l'unica voce indipendente dello Zimbabwe, ma trasmette dalla lontana Inghilterra: un modo per aggirare la censura di un presidente-dittatore e svelare al mondo gli orrori di un regime sanguinario.

Succede ogni sera. In migliaia di case dello Zimbabwe. Alle 18 in punto ci si raduna attorno alle radio: gruppi di studenti, contadini, intere famiglie... giovani e adulti di ogni colore e ceto sociale si sintonizzano sulle frequenze clandestine (4880 khz) di SW radio Africa. Il segnale captato dai transistor è debole, a volte un po' disturbato, ma sempre inconfondibile. Perché SW radio Africa parla di politica senza peli sulla lingua: accusa di corruzione gli uomini del partito di maggioranza, denuncia i soprusi della polizia, chiede con forza riforme, libertà e giustizia per lo Zimbabwe. La gente apprezza il linguaggio irriverente, talvolta sfacciato, usato dai conduttori che si alternano ai microfoni. "Non ci perdiamo una parola - confida il signor Morgan, professore in una scuola pubblica - ma ascoltiamo con estrema cautela". Il volume degli apparecchi è al minimo, per non farsi scoprire: il regime del presidente-dittatore Robert Mugabe (al potere da ventiquattro anni grazie al sistematico uso della repressione e della corruzione) non tollera la libertà di espressione, tanto meno è disposto a sopportate un'emittente ribelle e spregiudicata che non ha paura di attaccare il Governo per le sue malefatte. La repressione è già partita: una ventina di persone hanno subito pestaggi e minacce dalla polizia per il semplice fatto di essere state scoperte ad ascoltare trasmissioni radiofoniche "eversive".
Una voce scomoda
     Sw radio Africa è una voce scomoda e indipendente che il regime vorrebbe zittire ad ogni costo. "Se Mugabe avesse potuto, avrebbe già provveduto a spegnere il suo segnale - conferma mister Morgan - ma ciò non è possibile". Gli studi della radio infatti si trovano nella lontana Londra, in un quartiere popolare della capitale britannica: stessa posizione strategica della celebre Radio Londra che durante la Seconda Guerra Mondiale contribuì a portate un vento di libertà nell'Europa occupata dal nazi-fascismo. Ma il segnale di Sw radio Africa arriva più lontano: grazie alle onde corte e ad un ripetitore situato in Sud Africa, riesce a raggiungere le città e i villaggi più sperduti dello Zimbabwe. La sua collocazione fuori dai confini nazionali permette di aggirare le rigide restrizioni governative che imbavagliano l'informazione: la legge dello Zimbabwe impedisce l'esistenza di radio libere e private; il monopolio della comunicazione radiofonica è saldamente nelle mani della Zimbabwe Broadcasting Corporation, l'azienda pubblica che gestisce le emittenti di stato utilizzate per la propaganda di Mugabe e dei suoi amici di partito.
Reporter d'assalto
     Vale la pena ripercorrere la storia di questa speciale emittente "londinese". Sw radio Africa è stata fondata nel dicembre del 2001 da Gerry Jackson, una deejay brillante e coraggiosa che oggi ricopre il ruolo di direttrice della stazione radiofonica. Nata e cresciuta in Zimbabwe, per molto tempo alla consolle di Radio 3, la Jackson nel 1997 fu licenziata per aver mandato in onda alcune telefonate di cittadini che descrivevano le violenze della polizia. Un anno dopo - a conclusione di una lunga querelle giudiziaria - era stata autorizzata dall'Alta corte ad aprire una stazione indipendente. Ma dopo una settimana, la polizia aveva provveduto a metterla in silenzio nonostante trasmettesse solo musica. Così la Jackson e la sua radio avevano dovuto trasferirsi in Inghilterra, per continuare a farsi sentire. Ora i programmi di Sw radio Africa vanno in onda ogni giorno per tre ore: dalle 18 alle 21. Ad animare il palinsesto c'è una squadra affiatata di conduttori d'assalto: oltre a Gerry Jackson, ci sono John Matinde, Georgina Goodwin, Violet Gonda e Richard Allfrey, tanto per citare i nomi più popolari entrati nel mirino della censura del Governo di Harare.
Il megafono del dissenso
     Basta ascoltare per qualche minuto Callback, la trasmissione più gettonata, per rendersi conto di quanto Sw radio Africa rappresenti una vera e propria spina nel fianco del regime: qui decine di anonimi cittadini zimbabwani, collegati telefonicamente agli studi londinesi, raccontano fatti e misfatti del dispotico regno di Mugabe. "I supermercati sono vuoti, il prezzo della benzina è volato alle stelle, i miei figli non trovano lavoro", dice una signora che chiama dalla città di Bulawayo. "Mugabe scarica le responsabilità della crisi sui coloni bianchi ma è lui l'artefice della catastrofe", replica un ascoltatore di Kadoma. "Siamo un paese in guerra: la polizia ci perquisisce le case e l'esercito non ci permette di manifestare liberamente", denuncia un ragazzo che vive nella capitale. Interventi di questo tenore sono all'ordine del giorno sulle frequenze di SW radio Africa. In tre anni di attività, questa piccola emittente indipendente ha squarciato la noia dell'etere dello Zimbabwe, diventando il megafono del dissenso della società civile: tra una canzone e un notiziario, c'è sempre spazio per amplificare gli sfoghi, le critiche, gli appelli e le denunce della gente comune.
Indipendenti ?
     L'immagine dello Zimbabwe che esce dai programmi di Sw radio Africa è quella di un Paese sull'orlo della guerra civile, alle prese con una crisi economica, politica e sociale senza precedenti: un racconto impietoso della realtà, un pesante atto di accusa contro il regime di Mugabe. "Facciamo solo informazione sociale, ci limitiamo a raccontare cosa accade nel nostro Paese senza alcun fine politico - ci tengono a precisare dagli studi radiofonici situati nell'East End londinese - Non siamo legati ai partiti d'opposizione né ai dissidenti esuli all´estero... Nella nostra programmazione diamo spazio anche a programmi musicali e d'intrattenimento". Resta da chiarire da dove provengono le risorse economiche che permettono alla radio di funzionare. La direttrice Gerry Jackson assicura che i soldi vengono elargiti da non meglio specificate "organizzazioni non governative, associazioni per la difesa dei diritti umani e da gruppi che si battono per la libertà di stampa". Ma il regime di Mugabe accusa Sw radio Africa di essere finanziata dai governi inglese e americano.

La censura del regime
Problemi anche per i giornali
     In Zimbabwe la libertà di stampa non è di casa. Dopo la chiusura dello Zimbabwe Independent, un giornale considerato "eversivo" dal Governo, la censura del regime di Mugabe si è abbattuta sul Daily News, l´ultimo quotidiano indipendente del Paese. Il Daily è ricomparso in edicola recentemente dopo una lunga e obbligata assenza. Lo scorso anno infatti il Governo aveva chiuso il giornale, accusandolo di incitare i cittadini alla protesta: la polizia aveva messo i lucchetti alla redazione centrale di Harare e aveva provveduto a bloccare la pubblicazione chiudendo le tipografie. La scorsa primavera un giudice dell´Alta Corte dello Zimbabwe ha ordinato alla polizia di non interferire con la pubblicazione del Daily News. Ma c'è da scommettere che la censura interverrà ancora, appena Mugabe lo riterrà necessario.

Voci libere nel deserto
Una radio per i Saharawi
     SW radio Africa non è l'unica radio libera e dilatare i confini dell'etere. Un altro bell´esempio di comunicazione radiofonica intercontinentale è fornito da Radioforpeace, piccola emittente indipendente che trasmette in onde corte (Sw) da Bologna e viene ascoltata fin nel cuore del Sahara Occidentale. Il segnale di Radioforpeace raggiunge i campi profughi del popolo saharawi (costretto da quasi trent'anni a vivere lontano dalla propria patria occupata militarmente dal Marocco), dove viene captato da piccole radio situate all'interno delle tende. Il progetto, promosso dall'associazione Cospe e da Radio Kappa Centrale, con il sostegno della Regione Emilia Romagna, vuole rafforzare il sistema di comunicazione esistente nella regione (basato su una rete di emittenti locali), creare un network internazionale della informazione sociale, nonché uno spazio per la circolazione e la promozione dei progetti di solidarietà verso il popolo saharawi (non mancano i programmi di educazione e di prevenzione sanitaria rivolti ai bambini e alle donne che vivono nel deserto). L'obiettivo è rompere il muro di isolamento che avvolge i territori di questo popolo di rifugiati. E costruire un "ponte di solidarietà" tra i profughi e le associazioni italiane che da anni si battono per migliorare le condizioni di vita all'interno delle tendopoli. Radioforpeace trasmette (in italiano, arabo e spagnolo) sui 5775 kHz ogni venerdì dalle 13 alle 14 in Europa e dalle 12 alle 13 sui 15,665 kHz nei campi Saharawi. I suoi programmi si possono ascoltare anche via Internet: www.radiokcentrale.it/radio4peace.htm. Per maggiori informazioni: radioforpeace@libero.it



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