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POPOLI IN FUGA

Profughi e rifugiati: un dramma senza fine

Fuggono dalla guerra con il terrore negli occhi. E vagano per terre desolate, in cerca di un rifugio. Sono le vittime innocenti dei conflitti moderni. Che non fanno differenza tra eserciti e popolazione civile. Soprattutto in Africa

Oggi nel continente africano ci sono circa 15 milioni di persone che sono state sradicate dalle loro case per colpa di guerre e crisi umanitarie. E´ un dramma senza fine: in Africa la condizione di instabilità politica, che si traduce in una serie di conflitti che si protraggono da anni, continua a produrre massicci spostamenti di popolazioni. Le televisioni internazionali ci hanno abituato a vedere lunghe fiumane di profughi in fuga dalla morte. Sono immagini terribili: bimbi scheletrici e piangenti, donne e uomini con il terrore negli occhi, disfatti da giorni di cammino, con poche masserizie portate in equilibrio sulla testa. Se i conflitti non cesseranno, nel prossimo futuro milioni di persone continueranno a vivere in esilio. Con prospettive allarmanti: i paesi che offrono asilo e protezione, dispongono di risorse limitate e talvolta considerano i rifugiati come un rischio, reale o potenziale, per la sicurezza. Spesso non vedono l´ora di sbarazzarsi di questi ospiti "ingombranti"...
Cauto ottimismo
Nonostante l´Africa resti una terra minata da conflitti latenti, non mancano le buone notizie. Dieci anni fa l´UNHCR, l´Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, assisteva 7,5 milioni di africani. Oggi tale cifra si è quasi dimezzata. Il miglioramento della situazione in diversi Paesi ha fatto registrare una sensibile diminuzione nel numero di richiedenti asilo: ad esempio, le richieste provenienti dall´Angola sono diminuite del 46%, dalla Sierra Leone del 58%. Quello dei somali è stato l'unico gruppo di richiedenti asilo provenienti dall'Africa ad aumentare nel 2004. Ma, al di là di specifici problemi "regionali", attualmente la situazione generale suggerisce un cauto ottimismo. C´è la possibilità concreta di risolvere alcuni degli scenari di crisi più radicati nel tempo e per la prima volta in molti anni, l´UNHCR percepisce le condizioni per il rimpatrio di circa 2 milioni di rifugiati africani.
Pace in Angola
Segnali positivi giungono dall´Angola, dove decine di migliaia di profughi stanno tornando nei villaggi di origine. Va ricordato che, a causa di una lunga e sanguinosa guerra civile (conclusasi solo due anni fa) almeno quattro milioni di angolani sono stati costretti a lasciare le proprie case: per anni hanno vagato in terre desolate, da un rifugio temporaneo all´altro, dovendo spesso cibarsi di bacche e radici per sopravvivere, e sotto il costante pericolo di venire uccisi o mutilati, non solo dalle forze combattenti, ma anche da milioni di mine (dopo l´Afghanistan, l´Angola è il Paese più minato al mondo). Oggi resta il problema del ricongiungimento dei nuclei famigliari: la guerra ha "smarrito" tanti uomini che non sono più tornati ai propri villaggi. In molte città sono stati creati centri per la ricerca dei dispersi: il Governo e la Croce Rossa si occupano dell´archivio delle persone scomparse, preoccupandosi di fare incrociare i dati e le descrizioni di chi ha perso qualcuno.
Caos in Sudan e Congo
A preoccupare oggi l´Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sono due paesi senza pace: il Sudan e il Congo. Il primo è stato dilaniato da una lunga guerra civile che ha visto contrapposti principalmente il nord musulmano e il sud animista e cristiano. Circa cinque milioni di persone sono state sfollate a causa di questo conflitto che ora, pare, in via di soluzione. Ma l´anno scorso una nuova terribile crisi umanitaria è scoppiata nella regione occidentale del Paese, il Darfur, dove le scorribande delle milizie filo-governative hanno già provocato 800mila sfollati e la fuga di oltre 250mila sudanesi nel vicino Ciad. Poco più a sud permane la grave crisi congolese. Il conflitto scoppiato nel 1998 nella Repubblica Democratica del Congo, l´ex Zaire, ha coinvolto sei eserciti diversi e un numero imprecisato di gruppi di guerriglieri. Due milioni di persone sono fuggite fuori dalle regioni di origine e 300mila civili sono diventati rifugiati. Anche nel confinante Burundi, uno dei paesi più poveri e piccoli del mondo, la situazione resta difficile: dieci anni di guerra hanno provocato quasi un milione di sfollati. L´anno scorso 82 mila rifugiati sono tornati a casa. Ma ci vorrà ancora molto tempo per normalizzare la situazione.
Il rebus dell´Africa occidentale
Problemi analoghi permangono anche in Africa occidentale. L´intera regione è stata destabilizzata dal conflitto civile scoppiato in Liberia nel 1989. Circa 2,4 milioni di persone, quasi il 70per cento della popolazione del Paese, hanno dovuto abbandonare le loro case. La confinante Costa d´Avorio, un tempo una delle nazioni più stabili del continente, è precipitata nella guerra alla fine del 2002, provocando lo sradicamento all´interno del Paese di circa 800mila persone e la fuga all´estero di altre 400mila. Anche la Sierra Leone è stata dilaniata negli anni 䚪 da una guerra civile caratterizzata dall´odiosa pratica della mutilazione delle braccia e delle gambe dei civili. Più a nord, tra il Sahara Occidentale e l´Algeria, si trascina da quasi trent´anni il dramma dei Saharawi, un popolo di profughi dimenticato dall'opinione pubblica internazionale e da buona parte delle diplomazie occidentali. Dal 1975 chiedono di tornare nelle loro terre, occupate militarmente dall´esercito marocchino. In 180 mila vivono in esilio nel deserto algerino di Tindouf - una zona considerata tra le più invivibili della Terra - in campi per rifugiati allestiti dall'ONU. Attorno a loro c´è solo la desolazione e la solitudine del deserto.
Somalia, culla del terrorismo
La comunità internazionale pare più interessata a curarsi della Somalia, una "pseudo nazione" senza governo né legge. L´interessamento è cresciuto negli ultimi quattro anni, in concomitanza all´esplosione dell´offensiva terroristica su scala mondiale e al proliferare delle cellule eversive in questa remota regione africana (lo affermano gli ultimi rapporti dell´intelligence USA). Il problema dell´instabilità politica, e del conseguente dramma dei rifugiati somali, può fornire nuovo carburante alla perfida macchina del terrorismo. Il rischio è reale, come spiega Ray Wilkinson, redattore della rivista Rifugiati curata dall´UNHCR: "L´Africa potrebbe trasformarsi nel ventre molle del conflitto ingaggiato dal mondo occidentale contro il terrorismo internazionale. I campi profughi e il caos che caratterizza luoghi come la Somalia non solo fornisce un riparo sicuro per i terroristi già in attività come gli estremisti di Al Qaeda, ma anche un serbatoio per il reclutamento della futura manovalanza del terrore. L´Africa orientale è stata già segnata dai micidiali attacchi contro le ambasciate americane in Kenya e Tanzania". Ma se Washington è interessata ad estirpare ogni germe di terrorismo in queste terre, ciò non significa che sia altrettanto decisa a risolvere i problemi dei rifugiati somali.







CHI SONO
Nel contesto africano, il termine "rifugiato" comprende le "persone che hanno lasciato il proprio paese e non possono farvi ritorno a causa di un fondato timore di essere perseguitati per motivi di razza, religione, nazionalità, appartenenza a un determinato gruppo sociale o per le proprie opinioni politiche" (Convenzione del 1951 relativa allo status dei rifugiati), ma anche quelle che "sono state costrette ad abbandonare il proprio Paese a causa di aggressioni esterne, occupazione, dominazione straniera o eventi che turbano gravemente l'ordine pubblico..." (Convenzione dell'Organizzazione per l'Unità Africana sui rifugiati). Gli sfollati sono persone costrette a lasciare le proprie abitazioni per gli stessi motivi dei rifugiati ma - a differenza di loro - non hanno attraversato un confine internazionale.

AIUTARLI
L'UNHCR (Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) è impegnato a soccorrere circa 17 milioni di persone. E di queste 4,3 milioni sono africani. Per aiutare i rifugiati basta poco: 8 euro al mese sono sufficienti per fornire a 4 bambini coperte calde con cui proteggersi dal freddo. Con la stessa cifra si può contribuire a scavare un pozzo per fornire acqua potabile, oppure fornire il sapone a 6 famiglie per pulire e lavarsi. Informazioni: www.unhcr.it

DOMANDE D´ASILO
Nel corso del 2003 la maggior parte delle domande d'asilo politico è stata inoltrata da cittadini ceceni, cinesi e serbi. Le richieste "africane" d´asilo più numerose sono state presentate da persone provenienti da Repubblica Democratica del Congo, Somalia e Nigeria. A circa 150mila richiedenti asilo è stato riconosciuto lo status di rifugiato e ad altri 40mila uno status di protezione per motivi umanitari. Il paese che l´anno scorso ha ricevuto più domande d'asilo è stato il Regno Unito con 61.500, seguito dagli Stati Uniti, Francia, Germania, Austria, Canada e Svezia.



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