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UN ANTROPOLOGO TRA I PIGMEI




Il racconto eccezionale di uno studente italiano di antropologia che ha vissuto in prima persona - primo occidentale a riuscirvi - il rito di iniziazione dei Pigmei Baka. Un´esperienza sconvolgente, profonda, anche traumatica, che ha lasciato un segno indelebile. E che non può più essere dimenticata.


Ha trascorso lunghe notti di apprensione e solitudine nel cuore della foresta pluviale. Ha dormito nudo, per terra, con gli insetti e gli scarafaggi che gli succhiavano il sangue. Ha patito il freddo e la fame. Ha vissuto sulla sua pelle le paure e le emozioni di rituali potenti e misteriosi. Ha temuto per la sua stessa vita ma ha sentito un grande senso di fratellanza, di affetto e di amicizia, da parte di un popolo meraviglioso destinato a scomparire. Mauro Campagnoli, 25 anni, studente in antropologia culturale all´Università di Torino, è il primo occidentale ad aver vissuto in prima persona il rito dell´iniziazione dei Pigmei, i piccoli uomini che abitano le foreste africane. Si tratta di un rito segreto, avvolto nel mistero, riservato solo ai membri maschi della comunità. Poi tra i pigmei è arrivato Mauro. "E´ stata un´esperienza sconvolgente, per certi versi traumatica, eppure ricca di emozioni intense e di insegnamenti preziosi per la vita", racconta. Un´esperienza che ha lasciato il segno, che non potrà più essere dimenticata. Con una buona dose di imprudenza. Tanto che lo stesso Campagnoli, nonostante la felicità di essere stato accolto come un fratello e adottato dai suoi amici Pigmei, ha qualche incertezza: "Oggi, sapendo quello che ho vissuto e quello che ho rischiato, non sono sicuro che lo rifarei".

Prima di raccontare quello che le è successo, facciamo qualche passo indietro: cosa è andato a fare tra i pigmei africani ?

Ci sono andato per ragioni di studio e di ricerca. Sono uno studente all´ultimo anno di Antropologia Culturale. La tesi che sto preparando riguarda un argomento di etno-musicologia ed è dedicata proprio alla musica dei Pigmei. Avevo bisogno di recarmi sul campo per effettuare delle ricerche e delle registrazioni dal vivo, così mi sono organizzato e sono partito per il Camerun, dove ero già stato per un´altra spedizione. L´intenzione era di trascorrere almeno due mesi insieme ad una comunità di Pigmei Baka.

Qual è stata l´accoglienza dei Pigmei nei suoi riguardi ?

Mi hanno accolto quasi da subito come un figlio e un fratello. Quando sono arrivato in foresta, nei pressi del villaggio di Salapoumbé, ho deciso di chiedere ospitalità ad una piccola comunità di Baka. Loro hanno capito le mie intenzioni amichevoli e, dopo un´iniziale stupore, hanno deciso di "adottarmi". Vista la mia vulnerabilità in un habitat così selettivo ed estraneo alla mia esperienza quotidiana (la foresta equatoriale può essere molto pericolosa), i Baka sono diventati subito molto protettivi nei miei confronti. Quasi apprensivi...

Come viveva nell´accampamento ?

Durante il primo mese ho dormito in tenda. Poi, durante le nostre escursioni in foresta, passavo le notti nei mongulu, le tipiche capanne di foglie dei pigmei: sono abitazioni estremamente semplici, a forma di igloo. Il telaio è costituito da arbusti flessibili, fissati saldamente nel terreno e intrecciati tra di loro. Su questi vengono poi incastrate delle ampie foglie, come fossero tegole... Gli spazi all´interno della capanna erano ristretti e durante la notte soffrivo un po´ per il freddo e l´umidità, d´altro canto volevo a tutti i costi calarmi nella quotidianità dei Pigmei e così è stato.

Come trascorreva le giornate ?

Mi svegliavo presto, verso le cinque e mezza. Spesso si andava a pesca in uno dei tanti ruscelli che scorrono nella foresta: accompagnavo i miei amici Pigmei e cercavo di documentare e imparare le tecniche da loro utilizzate. Inoltre, si passava molto tempo a raccogliere il cibo: tra la fitta vegetazione della foresta si trovano radici, tuberi e funghi, ma anche lumache, termiti e bruchi. Dopo un po´ di tempo, non è difficile riconoscere le foglie che segnalano la presenza sotto terra del sapà, il tubero dell'igname. Per estrarlo si utilizza il machete o un bastone particolare chiamato ngbapa, "bastone da scavo".

I Pigmei Baka sono un popolo esclusivamente di raccoglitori ?

No, oltre a raccogliere e a pescare, vanno naturalmente anche a caccia. Procurare la selvaggina è un compito tipicamente maschile. La fauna è ricca di scimmie arboricole, scimpanzé, gorilla, roditori, cinghiali e antilopi. Tra tutte, la caccia più importante e prestigiosa per un Baka è quella all'elefante, divenuta oggigiorno sempre più rara. Infatti il numero dei pachidermi è notevolmente diminuito, a causa delle attività di bracconieri e mercanti d'avorio. Inoltre, ai Pigmei non sarebbe permesso cacciare la grande selvaggina, perché destinata ai safari dei ricchi cacciatori occidentali o alle oasi faunistiche del WWF.

Torniamo alla sua vita tra i Baka: le sue ricerche come proseguivano ?

Bene: ero riuscito ad assistere a parecchie cerimonie tradizionali con danze davvero interessanti. Avevo raccolto gli strumenti musicali pigmei, avevo effettuato lunghe registrazioni di canti e musiche strumentali, ed ero anche riuscito ad conoscere qualcosa degli spiriti della foresta che si materializzano durante i riti dei pigmei.

Com´è nata la vicenda del rito d´iniziazione a cui ha deciso di sottoporsi ?

Mi trovavo tra i Baka da più di un mese (anche se mi sembrava da una vita), e come ho già detto avevo recuperato parecchio materiale interessante. Però non ero ancora soddisfatto del mio lavoro. Volevo approfondire le mie conoscenze di Jengi, lo spirito della foresta più potente e misterioso, che si materializza, tra l´altro, in occasione del rito d´iniziazione dei giovani Pigmei. Fino a quel momento non avevo raccolto che poche informazioni su di lui: sapevo che questo spirito si presentava coperto completamente da lunghe foglie di palma e che compariva soprattutto di notte, con la luna piena o quasi. Sapevo inoltre che per farlo emergere dalla foresta, i Baka dovevano andare a caccia e uccidere un elefante. Ma non ero riuscito a saper molto di più: infatti l´argomento era avvolto da un alone di mistero e di timore. Si tratta di segreti fondamentali per la cultura Baka, condivisi soltanto dagli uomini iniziati, che non parlano molto volentieri di queste cose.

E allora, cos´è successo ?

E´ successo che, durante una spedizione in foresta, siamo arrivati in un accampamento in cui si sarebbe svolto il rito d´iniziazione, presieduto e realizzato dallo spirito Jengi. Per me era una grande occasione. Così ho deciso di chiedere l´autorizzazione agli anziani del villaggio per poter partecipare al rito: non come semplice spettatore, ma come tutti gli altri giovani Pigmei che devono sottoporsi all´iniziazione.

Come le è venuta questa idea ?

In primo luogo avevo una grande curiosità scientifica e antropologica. Si trattava di un rito segreto avvolto nel mistero che non si è mai potuto studiare in modo approfondito, per la sua assoluta segretezza. Quindi dovevo viverlo in prima persona per sperare di capirci qualche cosa. Inoltre c´era un altro motivo: nonostante l´amicizia e l´affetto con cui mi avevano accolto i miei amici Baka, sentivo di non poter ancora capire e penetrare veramente la loro cultura. Io desideravo calarmi senza filtri nella loro vita e, in un certo senso, volevo che mi considerassero il più possibile come uno di loro. Non era facile, ma sapevo che la strada dell´iniziazione, in questo senso, poteva essere un buon inizio...

Non si è mai chiesto se quello che voleva fare avrebbe potuto creare dei problemi ?

Sì e no. In un certo senso sono stato molto impulsivo. Mi sono fatto condizionare dalla situazione straordinaria che stavo vivendo. Forse avrei dovuto pensarci di più, ma è capitata questa occasione unica e non ho voluto rinunciarvi. Le cose, comunque, sono andate così.

E i pigmei come hanno reagito a questa sua richiesta così insolita ?

Gli anziani della comunità, all´inizio, sono rimasti perplessi. Non capivano bene perché un bianco volesse sottoporsi al loro rito d´iniziazione. Io ho cercato di spiegare le mie motivazioni, cercando di comunicare soprattutto il mio amore per la loro cultura e il mio desiderio di essere come loro. La discussione tra i Pigmei più influenti si è protratta a lungo. Poi un giorno, dopo aver consultato lo spirito della foresta, sono venuti da me e mi hanno detto: va bene, se vuoi puoi partecipare anche tu al rito d´iniziazione. Per me è stata una grande gioia, ma anche una grande sorpresa... In fondo non mi aspettavo una risposta positiva.

Perché hanno accettato, secondo lei ?

Per due ragioni fondamentali: in primo luogo si fidavano di me. A differenza delle altre popolazioni Bantu della zona, estremamente razziste nei loro confronti, io li stimavo profondamente e cercavo di imparare da loro tutto quello che potevo, sempre con molto entusiasmo. Ci sono sempre stati, fra me e i Baka, sentimenti reciproci di rispetto, amicizia, e anche curiosità. In effetti, vivere con loro in foresta era un sogno che avevo fin da bambino. Forse inizialmente erano preoccupati del fatto che io potessi rivelare i segreti del rito. Da questo punto di vista ho cercato di rassicurarli, giurando davanti alla comunità che non avrei mai reso pubblico ciò che veniva considerato un segreto inviolabile...

E quale sarebbe la seconda ragione che ha portato i pigmei ad accettare la sua richiesta?

Il secondo motivo è più sottile ma, credo, anche più profondo. Quello dell´iniziazione è, come ho detto, un rito riservato esclusivamente agli uomini della comunità Baka. Le altre popolazioni della foresta di origine Bantu non possono assolutamente parteciparvi, tranne casi molto rari. Per noi occidentali, tuttavia, le cose sono un po´ diverse. Infatti, i Pigmei credono che, una volta morti, diventeranno "bianchi" (tra l´altro, sono di carnagione un po´ più chiara dei loro vicini Bantu). Io stesso, visitando diversi accampamenti Baka, sono stato talvolta scambiato per un pigmeo defunto ritornato a trovarli come "bianco", creando anche qualche apprensione. In un certo senso, dunque, i Pigmei ci considerano molto più vicini a loro che non le altre etnie africane, relegate in un´alterità del tutto irriducibile (i Bantu morti, infatti, diventano gorilla o scimpanzè!).

A questo punto cosa è accaduto ?

Come tutti i ragazzi che si apprestano a sottoporsi all´iniziazione, mi sono dovuto procurare il materiale necessario per lo svolgimento del rito. Era importante che rimediassi parecchio cibo da offrire in dono allo spirito Jengi e all´anziano Maestro d´Iniziazione. Dovevo inoltre avere una serie di collane e di braccialetti da indossare durante la cerimonia... Le altre cose prescritte dal rito erano una stuoia di fibre vegetali per dormire, dell´olio di palma (per cucinare e ungere il corpo), e un corno di antilope che sarebbe stato riempito di sostanze segrete per realizzare un potentissimo amuleto.

Veniamo al dunque: come si è svolto il rito ?

Come ho già detto ci sono parti che sono segrete e che devono rimanere tali. Mi limiterò dunque a raccontare le fasi pubbliche del rito.

Prego...

Il rito ha avuto luogo in un accampamento costruito per l´occasione nelle profondità della foresta. Per noi che dovevamo sottoporci all´iniziazione è stata edificata una speciale capanna rettangolare. Eravamo poco più di dieci, tra bambini e giovani ragazzi. I miei compagni erano visibilmente preoccupati all´idea di dover partecipare ad alcuni rituali. Inizialmente pensavo che i loro timori fossero dovuti alle storie un po´ inquietanti che si raccontano alle donne e ai bambini, e ai misteri che avvolgono il rituale dell´iniziazione.

Poi cosa è accaduto ?

Ci hanno fatto spogliare quasi completamente. Solo all´altezza della vita ci hanno permesso di indossare un semplice tessuto. Poi ci hanno tagliato i capelli, in modo tale che le orecchie rimanessero scoperte. Quindi ci hanno cosparso il corpo con olio di palma e ci hanno decorato la pelle con disegni ornamentali realizzati con una polvere rossa. Per alcuni giorni si sono svolti soprattutto rituali pubblici: sfilate davanti alla comunità, danze notturne, prove di vario tipo, ecc. Si restava per lo più in silenzio e non si doveva alzare lo sguardo da terra. Mangiavamo e dormivamo molto poco, spesso si veniva svegliati nel cuore della notte. Eravamo abbastanza provati...

Cosa pensava in quei momenti ?

All´inizio ero entusiasta. Poi, anche se la curiosità rimaneva molto forte, ho iniziato a sentirmi un po´ stanco e sfibrato. Dopo alcuni giorni, ho cominciato ad avere l´impressione di vivere un sogno. Il freddo della notte, la fame, lo stress... Non capivo realmente cosa stesse accadendo. Intanto, i miei compagni che dovevano sottoporsi all´iniziazione erano sempre più turbati e preoccupati, anche perché si avvicinava il momento in cui saremmo stati uccisi ritualmente dallo spirito della foresta.

In queste fasi iniziali del rito eravate lasciati soli ?

No, molti rituali si svolgono davanti a tutti i membri della comunità Baka. In particolare coloro che devono sottoporsi all´iniziazione possono contare sull´aiuto di una madrina e di un padrino, che devono assolvere a compiti specifici previsti dal rito: la mia madrina, ad esempio, doveva spalmare molte volte al giorno l´olio di palma su tutto il mio corpo, mi adornava con disegni colorati, mi portava un po´ da bere e da mangiare. Mentre il mio padrino aveva il compito di assistermi e di difendermi durante le cerimonie, soprattutto quelle segrete. Mi seguiva in ogni momento, mi guardava le spalle, durante gli spostamenti mi portava un bastone rituale e la stuoia per coricarmi e riposare.

A questo punto sono iniziati i rituali più segreti...

Sì, ed è subentrata anche un po´ d´insicurezza. Ero stanco, a volte sfinito. Gli insetti erano attratti dall´olio di palma e sul mio corpo brulicavano zanzare, ragni e scarafaggi, succhiandomi il sangue e la pelle. Poi, una notte, ci hanno portato in una parte segreta della foresta dove si sarebbero dovute svolgere le parti più importanti dell´iniziazione. Alle quattro del mattino ci hanno condotto fuori dalla nostra capanna. A quel punto ero anch´io intimorito. C´era molta tensione nell´aria. I tamburi suonavano sempre più forte. Lo spirito Jengi ci attendeva. Avrebbe dovuto "divorarci il fegato", dicevano gli anziani, ucciderci per poi farci rinascere come uomini. Non ero più molto convinto di volerlo fare, tuttavia era troppo tardi per tirarsi indietro.

Cosa è successo ?

Quello che posso dire, non potendo parlare dei segreti dello spirito e del rituale, è che tutto era diventato imprevedibile e caotico, almeno per me. In poco tempo, sono successe molte cose. Certo, in quei momenti, ti rendi conto che forse sei andato un po´ oltre. Mi sembrava che la situazione fosse ingovernabile e mi rendevo conto che da un momento all´altro sarebbe anche potuta precipitare... E´ stata un´esperienza molto forte, per certi versi traumatica, eppure ricca di emozioni intense e di insegnamenti preziosi per la vita.

E dopo l´iniziazione, cosa è avvenuto ?

A quel punto noi iniziati eravamo a conoscenza dei segreti svelatici dallo spirito Jengi. Ci hanno ricondotto nella nostra capanna, dove siamo rimasti soli per molto tempo. Poi, dopo un cammino di alcune ore in foresta, scortati dallo spirito, abbiamo raggiunto un torrente dove si abbeverano spesso gli elefanti. Lì sono avvenute altre cerimonie, tra cui un bagno rituale. Ci siamo rivestiti con abiti nuovi e siamo tornati al villaggio, dove ci aspettava l´intera comunità Baka. Dopo altri brevi rituali segreti, l´iniziazione poteva dirsi conclusa.

Oggi, sapendo quello che ha vissuto durante l´iniziazione, chiederebbe ancora di sottoporsi al rito ?

Anche se ora sono contento di essermi potuto integrare maggiormente nella cultura dei Pigmei Baka, non sono sicuro che rifarei le stesse scelte. Forse è stata un´imprudenza. Forse però, senza quell´esperienza, non avrei mai capito alcuni aspetti fondamentali di quella cultura e la mia vita avrebbe preso una piega diversa. Dopo la mia iniziazione, quella distanza che sentivo all´inizio mi sembrava essersi annullata. I miei amici Baka erano orgogliosi di me, mi trattavano in modo diverso, più diretto, come se fossi stato uno di loro. Sono sensazioni difficili da comunicare. Mi sentivo realmente diverso, e forse questo è uno degli obiettivi di un rituale del genere. Tuttavia, un´iniziazione che prevede una morte, anche se rituale, è sempre un rischio. Nel passato recente, pare che non fosse così scontato arrivare incolumi alla fine. Io fortunatamente non ho avuto alcuna conseguenza a livello di salute fisica. Ma quello che ho vissuto è di certo un´esperienza che ha lasciato il segno e che non potrà più essere dimenticata.




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