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PRANZO SELVAGGIO

In Congo dilaga il menù della foresta

Scimmie abbrustolite, serpenti cotti al vapore o antilopi arrosto: nel cuore dell’Africa impazza la passione culinaria per gli animali selvatici. Ma scienziati e ambientalisti lanciano l’allarme.



Se una cosa si muove è commestibile”: le abitudini culinarie dei congolesi ruotano attorno a questa elementare e inossidabile credenza popolare. Nella Repubblica Democratica del Congo non si usa fare differenza tra un pollo, un coccodrillo, un coleottero, uno scimpanzè o un grosso serpente: l’importante è che si tratti di carne tenera e fresca, buona da mangiare. Nei mercati si vendono teste di scimmie, macachi abbrustoliti e grosse larve vive avvolte in foglie di banano. E nei menù dei ristoranti tipici si trovano insolite prelibatezze culinarie, tra cui spiccano i bruchi allo spiedo, i grilli al miele, gli scarafaggi fritti o i boa cotti al vapore. Questione di gusti e di tradizioni, certo. Ma anche di usanze dannose per la salute e per l’ambiente. A mettere sotto accusa le consuetudini alimentari dei congolesi sono gli scienziati occidentali, secondo i quali le pietanze “selvatiche” sarebbero responsabili del diffondersi del micidiale virus Ebola, trasmesso all’uomo dalla carne di animali infetti. Ma la passione culinaria per gli animali selvaggi allarma anche le associazioni ambientaliste. Secondo la statunitense Bushmeat Crisis Task Force, il fiorente commercio di carne di foresta minaccia l’esistenza dei gorilla delle pianure orientali e dei bonobo, una rara scimmia africana. A rischio sarebbero anche i cinghiali e le antilopi locali. Spiegano gli ambientalisti: “La richiesta di “bushmeat”, di carne selvatica, sta crescendo a ritmi impressionanti e ciò provoca seri problemi all’ecosistema: in Africa centrale, ogni anno 24 milioni di persone mangiano un milione di animali della foresta! In alcune regioni il numero di animali selvatici si è ridotto a tal punto che tra i cibi più comunemente mangiati la carne di roditore ha rimpiazzato quella di antilope e di scimmia”. La prova più eloquente che gli equilibri naturali si sono spezzati è contenuta nell’ultimo rapporto dell’Onu sul Congo: “Decine di migliaia di persone vicine alle zone di guerra - si legge - sono costrette a nutrirsi di ratti e di erba per sopravvivere”.



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