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GIOCHI D'AZZARDO

In Africa cresce la febbre delle scommesse

Lotterie, scommesse, casinò e bische clandestine: nelle metropoli africane dilaga la passione per il gioco. A vincere sono sempre i governi e i truffatori

Scommettere, sfidare la fortuna, sognare il colpo grosso che cambia la vita. Per alcuni è un divertimento, per altri un vizio. Ma per troppi diventa una vera e propria malattia. Sono almeno trenta milioni gli africani contagiati dalla febbre del gioco. Il loro numero è in costante aumento, parallelamente alla crescita dell'urbanizzazione, alla monetizzazione dei rapporti sociali e all'acuirsi della problema della disoccupazione. Una moda, quella dell’azzardo, che interessa le principali metropoli del continente. A Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, la gente dà fondo ai propri risparmi per giocare alla Lonab, la lotteria nazionale, un “gratta e vinci” pubblicizzato alla TV da sequenze di vasi in terracotta pieni di monete che esplodono in una pioggia d’oro. A Dakar, nel confinante Senegal, i chioschi delle lotterie che si trovano quasi ad ogni incrocio costituiscono una florida attività della cosiddetta economia informale: accanto al Lotto ufficiale infatti proliferano miriadi di scommesse semi-clandestine, gestite spesso da intraprendenti gruppi di donne, che ruotano attorno agli incontri di lotta libera, lo sport nazionale: lo scommettitore deve azzeccare il pronostico dei combattimenti. E chi vince si porta a casa un pollo, una capra, oppure un montepremi che cambia di volta in volta. Anche a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo, la passione per il gioco d’azzardo dilaga: a farla da padrone qui è la PMU, la lotteria delle corse ippiche, reclamizzata nei quartieri popolari con manifesti, volantini e annunci diffusi per mezzo di altoparlanti itineranti. Curiosamente la gente è chiamata a scommettere su cavalli mai visti, che galoppano in qualche lontano e sconosciuto ippodromo francese. I congolesi non hanno una particolare propensione per gli sport equestri; qui i cavalli sono semplici “numeri” su cui puntare: difficile indovinare la giocata vincente. Solo i veggenti con le loro profezie possono aiutare a fare la puntata giusta e difatti nelle vicinanze delle ricevitorie c’è sempre una folta schiera di indovini e chiromanti che forniscono a pagamento i nomi dei destrieri vittoriosi (o meglio di quelli presunti tali). Le scommesse sui cavalli stanno spopolando in molte metropoli africane, da Bamako a Niamey, da Libreville a Yaoundè. Dietro questo fenomeno c’è una strategia precisa, ideata dai governi e avvallata dal Fondo monetario internazionale, che punta a incrementare le finanze pubbliche attraverso la legalizzazione del gioco d’azzardo: un’operazione bieca che fa leva sulle speranze di gente disperata e che crea false illusioni di ricchezza. Nulla rispetto a quanto avviene ad Accra, in Ghana, dove gran parte delle lotterie viene gestita dai pastori delle chiese locali (sette cristiane, evangeliche o apocalittiche) che si arricchiscono facendosi gioco dell’inossidabile fiducia dei fedeli. Le “sottoscrizioni a premi” di stampo religioso mettono in palio vincite improbabili ma assai apprezzate dai credenti, quali la «protezione spirituale della casa» e la «benedizione speciale alla famiglia». Se in Ghana si scommette per assicurarsi l’aiuto divino, in Benin la lotteria serve a conquistare l’America: sono migliaia le persone che ogni settimana decidono di sfidare la sorte partecipando, via Internet, all’estrazione delle green-card, i permessi che danno diritto agli stranieri di vivere negli Usa. Un numero imprecisato di questi certificati viene effettivamente assegnato, mediante un sorteggio, tra i candidati che si iscrivono nei siti ufficiali del governo statunitense. Ma nella capitale Cotonou sono attive molte imprese truffatrici, gestite da gente del posto, che esigono l’esborso di 5mila mila Cfa, circa 15 euro, per iscrivere i clienti alla lotteria on-line. La gente paga queste finte agenzie ignorando che l'iscrizione ufficiale è gratuita. Il Dipartimento di Stato americano, per mezzo della sua ambasciata a Cotonou, ha già denunciato "gli impostori della green card" e ha esortato gli aspiranti cittadini Usa a “non versare somme di denaro per partecipare alla lotterie”. Ma l’invito è caduto nel vuoto: il sogno americano è troppo grande per non avere prezzo.


Sun City
Dove l’azzardo è di casa
Sun City è una sorta di Las Vegas sudafricana: venne costruita nel 1979 dal miliardario Sol Kerzner, con la benedizione del regime segregazionista. Bruce Springsteen e Little Steven presero questa città a simbolo dell’apartheid e la bersagliarono con una durissima canzone di protesta. Oggi Sun City è una località piena di hotel lussuosi e casinò frequentati da turisti di alto bordo e sudafricani benestanti, bianchi e neri. La trasgressione ora non ha più colore: il gioco d’azzardo in Sudafrica va a gonfie vele, specie quello legato a scommesse sportive, video-poker e slot-machines. Il South African National Lotto, la lotteria nazionale voluta da Mandela nel 1997, oggi è una delle voci più importanti tra le entrate della finanza pubblica. Il Sudafrica è diventato negli ultimi anni anche la base criminale per le truffe legate alle lotterie internazionali via Internet: un giro di frodi che ha un valore, nei soli Stati Uniti, di oltre 25 miliardi di dollari.
 


Noi, cattivi maestri
Italiani popolo di santi, eroi e navigatori. E ora anche giocatori e scommettitori. I dati parlano chiaro. L'Italia è il secondo maggiore mercato dei giochi al mondo, preceduto soltanto dagli Usa, con una raccolta che nel 2004 ha raggiunto i 20 miliardi di euro. E con una spesa media annuale pro capite di circa 271 euro.
 








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