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POESIA D'ARGILLA

Le dimore affrescate del popolo Gurunsi

Le architetture in terra disseminate tra il Burkina Faso e il Ghana sono famose per la loro raffinata bellezza. Il merito è soprattutto delle donne che qui amano trasformare le loro case in veri e propri monumenti alla creatività



C’è una regione dell’Africa occidentale, lungo il confine tra il Ghana e il Burkina Faso, dove le case sembrano uscite da una favola. E’ la terra dei Gurunsi, un’etnia di artisti che concepisce le abitazioni come veri e propri “monumenti alla fantasia”. Per avere un’idea di quanto siano particolari queste architetture, bisogna visitare l’antica cittadina di Tiebelé, sede della corte reale di questo popolo, situata a nord del fiume Volta. Qui, nel cuore della savana, sorgono curiose dimore fortificate dalle forme tondeggianti, che le donne del villaggio provvedono ad affrescare con vivaci pitture geometriche dal forte significato simbolico. (testi scritti in collaborazione con Silvia Prati).

Mattoni di terra
     La gran parte delle abitazioni-fortezze si trovano nella cittadina di Tiebelè, uno degli insediamenti più belli e significativi della zona al confine tra Ghana e Burkina Faso. Qui gli uomini modellano il banco (un impasto composto da terra, acqua e sterco bovino) per costruire le abitazioni partendo da cordoni di argilla. Questa tecnica (utilizzata anche dalle donne per fare il vasellame) sta lentamente cedendo il posto all’utilizzo di mattoni in terra cruda modellati negli stampi.

Spazio alla fantasia
     Dopo la stagione delle piogge, le donne gurunsi abbelliscono le loro case con grandi affreschi murali, usando tinte naturali nei colori bianco, nero e ocra. Ogni decorazione è unica e irripetibile: sebbene i segni mitologici siano ricorrenti infatti, la combinazione dei simboli e le dimensioni dei disegni viene “personalizzata”: le donne-pittrici sono libere di improvvisare e di dare sfogo alla propria creatività.

A mani nude
     Il lavoro di rifacimento delle decorazioni è assai laborioso. Per prima cosa le donne preparano un impasto di argilla e di sterco di vacca, e lo applicano a mani nude sulle pareti delle case. Una volta seccato, l’intonato viene ricoperto da un sottile strato di laterite rossa (terra ricca di idrossidi di ferro), usato per dipingere il fondo. I disegni geometrici vengono realizzati usando della polvere nera creata annerendo alcune pietre sul fuoco. Talvolta, per facilitare la distribuzione del colore, si usano alcuni pennelli artigianali costruiti con penne di faraona.

Simboli regali
     Gli affreschi delle case cambiano a seconda del livello sociale del proprietario. Ad esempio, le abitazioni delle donne di rango elevato, come la prima moglie e la madre del capo-villaggio, sono decorate con simboli “nobili”: il bastone uncinato, emblema di potere; il tamburo a forma di clessidra, utilizzato per le occasioni rituali; oppure la tartaruga, simbolo della famiglia del capo-villaggio.

Animali mitologici
     Gli animali che compaiono negli affreschi murali celano significati mitologici. I coccodrilli sono considerati degli animali sacri. Le ali stilizzate degli uccelli rivestono un ruolo protettivo. I serpenti e le lucertole, raffigurati spesso nei bassorilievi sui muri d’argilla, sono ritenuti portatori di fertilità e protettori contro i nemici. Un altro elemento decorativo assai diffuso è rappresentato dalle zampe di gallina, poiché questo animale, allevato dai gurunsi, viene seppellito con i defunti e viene offerto in sacrificio agli dèi.

Significati nascosti
     Sui muri delle case vengono disegnati oggetti di uso comune, come la faretra o la pipa. Ma non sempre è facile decifrare il significato degli affreschi. Il segno a “v” raffigura la stretta di mano, le linee parallele incrociate da diagonali simboleggiano i solchi dell’aratro. La rete da pesca è invece un simbolo propiziatorio di raccolto abbondante. Il triangolo è una forma geometrica ricorrente nelle decorazioni: quando il vertice è rivolto verso il basso, esso rappresenta i cocci di un vaso e ha la funzione di allontanare la morte; quando il vertice è rivolto verso l’alto, simboleggia invece il sesso femminile e la fertilità, e in senso lato, la prosperità della famiglia, delle culture e del bestiame.

Per salire in terrazza
     Gran parte delle abitazioni dei Gurunsi sono dotate di scale in terra battuta che conducono al tetto. In passato le terrazze usate a scopi difensivi potevano essere raggiunte soltanto tramite pali, biforcuti all’estremità, su cui venivano praticate delle tacche che agevolavano la salita. Alcuni di questi pali sono ancora visibili nei cortili delle abitazioni, posizionati “sapientemente” dai Gurunsi per catturare lo sguardo dei turisti-fotografi.

Questione di curve
     Il popolo Gurunsi appartiene al ceppo voltaico ed è suddiviso in piccoli gruppi etnici – i kusasi, i nankani, i kassena – accomunati dalla medesima passione per la pittura e l’architettura. Le tradizionali abitazioni gurunsi sono disposte a cerchio e formano agglomerati abitativi dall’aspetto armonioso, in cui ogni famiglia gestisce uno spazio definito. Le case-madri sono composte da due cilindri che intersecandosi tra loro formano un “otto”: all’interno si trovano una cucina, una camera da letto, un magazzino e una stanza per accogliere gli ospiti.

Giù la testa
     Le porte delle abitazioni gurunsi non sono molto grandi e costringono il visitatore a chinarsi per entrare in casa, mostrando al proprietario prima la testa e poi il busto. Un particolare, questo, che risponde ad una logica di rispetto e di sicurezza: chiunque si presenti all’ingresso deve, per forza di cose, assumere una postura vulnerabile e “deferente” nei confronti del padrone di casa.

Piccole artiste
     L’organizzazione armonica dei disegni, la precisione dei tratti, la cura dei dettagli e il sapiente uso dei colori sono tracce evidenti della grande abilità manuale delle donne gurunsi, che vengono iniziate fin da bambine alla realizzazione delle decorazioni murali. I loro affreschi hanno affascinato persino l’architetto francese Le Corbusier, che ha dichiarato di essersi più volte ispirato, per le sue creazioni, a queste fantasiose artiste africane.

Gli ultimi ritocchi
     A disegno terminato, le donne usano alcuni pezzi di caolino (argilla bianca pregiata usata anche per la fabbricazione della porcellana) per ripassare i bordi delle figure e lucidano e fissano i colori con un decotto di origine naturale (prodotto con foglie di acacie). Ma anche tra i Gurunsi i tempi stanno cambiando ed oggi le giovani donne usano sempre più spesso il catrame – prelevato dalle nuove strade asfaltate - per disegnare simboli mitologici e motivi geometrici.

Immagini
     Un volume prezioso che raccoglie centinaia di foto, a colori e in bianco e nero, sulle architetture in terra dell’Africa occidentale. “Butabu” di James Morris (Mondadori Electa 2004, pp. 222, € 40,00) regala uno sguardo sorprendente su moschee e dimore dalle forme curiose e audaci. Spiega l’autore: «Troppo spesso quando si pensa all’architettura africana non si riesce a immaginare più di una capanna o di una qualche costruzione primitiva». Il libro, al contrario, svela edifici d’argilla di rara bellezza e poesia.


Il viaggio
     
DOVE
Il villaggio di Tiébélé, a cui si riferiscono le immagini pubblicate in queste pagine, si trova nella regione del popolo Gurunsi, nel sud del Burkina Faso, a circa 160 km dalla capitale Ouagadugu. I collegamenti sono garantiti dai pulmini locali che effettuano viaggi, con tappa alla città di Po, quasi ogni giorno dalle ore 7 alle 18. Altri bei villaggi affrescati si trovano nel nord del Ghana, tra le città di Bawku e Bolbatanga.
QUANDO
Il periodo più indicato per partire va da novembre a febbraio, dopo la stagione delle grandi piogge, quando le donne gurunsi realizzano gli affreschi murali delle dimore. I lavori proseguono anche durante la stagione secca, da marzo a giugno.
COME
Per raggiungere Ouagadougou, capitale del Burkina Faso, ci sono voli regolari da Parigi garantiti da Air France, Air Algerine, Air Ivoire e Air Burkina.
CON CHI
Alcuni tour operator propongono viaggi di 10/15 giorni alla scoperta delle più belle architetture tradizionali dell’Africa occidentale. I programmi prevedono visite anche nei villaggi dei Gurunsi. Prezzi a partire da 2650 euro. Per maggiori informazioni contattare Azalai Viaggi e Spedizioni (www.azalai-expeditions.com), Transafrica (www.transafrica.biz), Kel 12 (www.kel12.com) o Turisanda (www.turisanda.it).
NORME SANITARIE
E’ obbligatoria la vaccinazione contro la febbre gialla. Consigliate le vaccinazioni contro meningite, tifo, epatite A e la profilassi antimalarica (tenendo presente che il tipo di malaria più diffuso è clorochino-resistente).
IL CONSIGLIO
Per visitare le abitazioni tradizionali, e in particolare la corte reale dei Gurunsi, recarsi alla sede dell’Association pour le développement de Tiébélé, le cui guide si occuperanno di organizzare la visita al costo indicativo di 2000 Franchi CFA (2,5 € circa) per persona. Il biglietto d’ingresso serve a finanziare un fondo sociale con cui è stato già possibile scavare un pozzo, creare un ambulatorio, acquistare farmaci di prima necessità.




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