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IL BELLO DELLE ARMI

In Mozambico i rottami bellici diventano opere d’arte

La guerra civile ha lasciato in eredità migliaia di fucili, pistole e munizioni arrugginite. Oggi i giovani di Maputo trasformano quegli strumenti di morte in sculture pacifiste

Gli africani sono maestri impareggiabili nell’arte del riciclaggio. Tonnellate di spazzatura vengono prelevati ogni giorno dalle discariche di Nairobi, Lagos o Dakar, per essere trasformate e riutilizzate nelle forme più disparate. Come per magia, i pneumatici logorati delle auto diventano pratici sandali, le scatolette di tonno si tramutano in giocattoli o lampade a petrolio, le carcasse dei vecchi televisori prendono la sembianze di cassettiere o di forni da cucina. Non c’è limite all’immaginazione: ogni genere di rifiuto può trovare nuova vita grazie alla fantasia e all’abilità degli africani.
L’eredità della guerra
     Ora un gruppo di giovani mozambicani ha deciso di riciclare persino le armi, che nel loro paese abbondano. Il Mozambico è stato teatro di una lunga e sanguinosa guerra civile, tra il 1976 e il 1992, che ha provocato oltre un milione di morti e ha lasciato sul terreno decine di migliaia di residuati bellici, tra mine, bombe inesplose e pezzi di artiglieria leggera. Molte armi – arrugginite o comunque inutilizzabili - si trovano accatastate nei depositi governativi, istituiti all’indomani degli accordi di pace che hanno portato alla smilitarizzazione dei gruppi guerriglieri. Gli esperti hanno calcolato che – ammucchiando il materiale custodito nei vari depositi - i rottami militari formerebbero una edificio di cinquanta metri quadri e alto cinque piani: una vera e propria montagna di fucili di vecchia produzione e di proiettili disinnescati. Oggi, questi ex-strumenti di morte sono stati convertiti in stupefacenti opere d’arte che inneggiano alla pace.
Artisti armati
     Il “miracolo” di questa trasformazione avviene nell’istituto Nucleo de Arte di Maputo, una vecchia casa coloniale portoghese, trasformata in un vivace atelier, dove una trentina di giovani artisti locali danno sfogo alla creatività riciclando i rottami della guerra. «Abbiamo chiesto l’autorizzazione alle autorità per poter maneggiare vecchie pistole, pezzi di fucile e caricatori di mitragliatrici», spiega Fiel Dos Santos, 33 anni. «Ancora oggi le armi si trovano dappertutto, sono tante, tantissime, anche le mine inesplose purtroppo sono sparse ovunque. La drammatica alluvione del 2000, che ha devastato buona parte del Paese, ha contribuito a dissotterrare quantità incredibili di armi. Il Governo non sapeva che cosa farsene: dopo averle raccolte e disattivate, non ha avuto obiezioni nel consegnarcele, purché le utilizzassimo per scopi artistici e per promuovere una cultura di pace».
In giro per il mondo
     Oggi, grazie alle mani e alla fantasia degli artisti del Nucleo de Arte, gli strumenti della guerra diventano delle icone pacifiste: in pochi giorni di lavoro, un kalashikov può trasformarsi in una colomba e una manciata di pallottole può dare vita ad una scultura simbolica contro la violenza. Spiega ancora Fiel: «Un brano di Isaia nella Bibbia dice “forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci”. Noi abbiamo preso sul serio questa frase, trasformiamo le macchine della morte in strumenti di pace». Il Nucleo de Arte è diventato un punto di riferimento per tanti giovani artisti di Maputo - pittori, scultori, ceramisti – accomunati da questa filosofia di lavoro. Le loro creazioni sono molto apprezzate e ricercate: durante il fine settimana l’istituto è visitato da compratori, amanti d’arte, diplomatici, giornalisti. Alcune sculture “armate” hanno già fatto il giro del mondo, essendo state esposte in centinaia di musei in ogni continente. E naturalmente l’interesse crescente nei confronti di queste opere di pace non può che rallegrare e riempire di orgoglio gli estrosi giovani del Nucleo de Arte. «Vogliamo dimostrare che la fantasia vince la violenza», commenta Mascich, 27 anni. «Il nostro linguaggio artistico è diventato un’arma innocua e potentissima al tempo stesso. Noi abbiamo conosciuto anni di sofferenze a causa della guerra, abbiamo il dovere di raccontare al mondo, attraverso l’arte, l’orrore delle armi e la sublime bellezza della pace». (scritto in collaborazione con Alida Vanni)

Un regalo per il Papa
Una sedia e una zappa, realizzate interamente con pezzi di pistole e fucili, sono state le opere regalate dai giovani artisti del Nucleo de Arte di Maputo al defunto Papa Giovanni Paolo II, nel 2002, in occasione del decimo anniversario dell’accordo di pace firmato a Roma nell’ottobre del 1992. L’idea di questo insolito regalo – che fu molto gradito dal pontefice – fu suggerita dalla Conferenza degli Istituti Religiosi Maschili e Femminili del Mozambico e condivisa dal Consiglio Cristiano Ecumenico del Mozambico.

Pericolo mine
Quasi un milione di mozambicani vive in aree ancora cosparse di mine antipersona. Il distretto con la maggior presenza di questi ordigni è la provincia di Maputo, quello della capitale, dove si trovano 99 campi minati; altri campi sono nella provincia centrale di Manica e a Niassa. Nessuno può dire con precisione quante siano le mine sotterrate durante la guerra civile né dove siano state collocate: nel 1992 alla fine del conflitto né la Frelimo (Fronte di liberazione del Mozambico) né la ‘Renamo’ (Resistenza nazionale mozambicana) seppero indicare quantità e luoghi precisi. Secondo gli esperti, ci vorranno almeno dieci anni per bonificare le principali aree minate.

Un paese in ripresa
Il numero di persone che vivono sotto la soglia di povertà in Mozambico è diminuito dal 70% nel 1997 a poco più del 54% nel 2003 e potrebbe scendere a meno della metà nei prossimi cinque anni. Se da un lato i dati ufficiali mostrano significativi progressi a livello sociale, altre cifre illustrano la difficile situazione dell’ex-colonia portoghese, piagata da una guerra civile tra il 1975 e il 1992: sei mozambicani su 10 non hanno accesso all’acqua potabile, il 70% delle donne è analfabeta, 178 bambini su mille muoiono prima di raggiungere i 5 anni di età. “La strada è ancora lunga” ha ammesso, il primo ministro mozambicano, Luisa Diogo. “Ma la direzione intrapresa è quella giusta”.

Via il fucile dalla bandiera !
Infuria lo scontro politico per un simbolo controverso
Raffica di polemiche in Mozambico per la proposta, avanzata dai partiti di destra, di cambiare la bandiera nazionale. I deputati della Renamo all’opposizione hanno chiesto l’eliminazione del kalashnikov dal vessillo perché «inappropriato per un Paese in pace», ma i colleghi del Frelimo al Governo hanno risposto sdegnati: «Quell’arma rappresenta la nostra storia, è il simbolo della nostra lotta di liberazione». Nell’ex colonia portoghese, uscita dalla guerra civile nel 1992, i simboli nazionali possono scatenare ancora vere e proprie battaglie politiche. Oggi è un fucile ad essere sotto tiro, ma domani potrebbe toccare al libro e alla zappa che compaiono sulla bandiera. Come trovare un accordo allora ? Il destino del vessillo sarà forse deciso da un referendum popolare.




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