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LA CITTA' DEI MORTI

Vivere tra le tombe al Cairo

L’immenso cimitero della capitale egiziana è stato occupato abusivamente da una moltitudine impressionante di poveri che hanno trovato rifugio negli antichi monumenti funerari. Ora migliaia di persone vivono accanto ai morti

Il tassista sbuffa e scuote la testa. «E’ sicuro di voler andare al grande cimitero?», chiede con un tono di disappunto e di (finta) sorpresa. «Quello non è un posto per turisti, può essere pericoloso. Sarebbe molto meglio non andarci». La sua apparente reticenza è solo una scusa per aumentare la tariffa della corsa. Non c’è alcun motivo di avere paura nel visitare l’immenso cimitero musulmano del Cairo. Al contrario si tratta di una meta consigliata da molte guide turistiche e persino l’autorevole Lonely Planet la segnala tra i posti da visitare nella capitale egiziana, assieme alle piramidi e al museo egizio.
Una meta turistica
     La “Città dei morti” - come viene comunemente chiamata la grande area destinata, sin dal 640 d.C., alla sepoltura dei defunti – si estende per oltre dieci chilometri all’estrema periferia orientale della metropoli, ai piedi della collina della Moqattam, a ridosso delle tangenziali a 8 corsie che avvolgono come un gomitolo la capitale egiziana. Un posto neppure troppo isolato. Le comitive di turisti lo sfiorano, spesso senza accorgersene, poiché nelle sue immediate vicinanze sorgono la grandiosa moschea di Al-Azhar e l’affollato bazar di Khanal-Khalili, due mete obbligate dei tour organizzati. E non è raro che qualche intraprendente turista decida di allontanarsi dalla bancarelle di souvenir per curiosare in questo sorprendente camposanto. Qui si trovano infatti alcuni preziosi mausolei e luoghi di preghiera fatti costruire nei secoli scorsi dai sultani e dagli emiri che governarono la città. Tra le tombe sorge la Moschea di Qaitbey, risalente al 1474, considerata la massima espressione dell’architettura islamica della capitale egiziana. Ma gli antichi monumenti religiosi non sono l’unica attrattiva del cimitero.
«Un bel posto per vivere»
     Il fascino nascosto di questo luogo – di certo particolare, ma per nulla inquietante - sta nella vita che pulsa tra i sepolcri. La grande necropoli infatti è abitata da migliaia di persone povere che hanno trovato un rifugio di fortuna negli edifici funerari. «Abitiamo qui da una quindicina di anni – racconta Said, professione lattoniere, padre di cinque bambini, tutti nati nel cimitero. «Prima stavamo in centro città ma gli affitti erano troppo alti e c’era un traffico terribile. Questo è un bel posto per vivere e per crescere i figli». Sono in tanti a pensarla così. Il numero degli abitanti del cimitero è cresciuto parallelamente all’acuirsi della crisi socio-economica. Già nel XIV secolo esistevano abitazioni-tomba usate dai più bisognosi per ripararsi. Ma nel corso del secolo scorso, con l’esplosione demografica e il fallimento delle politiche di edilizia popolare, una moltitudine impressionante di senzatetto ha occupato abusivamente le camere mortuarie e le piccole casette costruite originariamente per ospitare i pellegrini e i guardiani dei mausolei.
Il popolo del cimitero
     A dir la verità il cimitero era abitato sin dall’antichità poiché le tombe tradizionali includevano dei piccoli alloggi che permettevano ai parenti lontani di visitare i propri morti per più giorni. Persino i più umili sepolcri erano progettati per contenere una stanza dove i pellegrini potevano fermarsi a dormire. Ma si trattava di rifugi temporanei, usati al solo scopo di rendere omaggio ai defunti. Oggi la gente vive stabilmente all’interno del cimitero. Alcuni si sono installati nelle tombe di famiglia, vicino ai resti dei propri antenati. Altri hanno occupato abusivamente i mausolei abbandonati oppure hanno legittimamente ottenuto il “domicilio funebri” attraverso una sorta di bando pubblico, gestito dai becchini del posto, per l’assegnazione degli edifici mortuari senza proprietari. Le autorità egiziane preferiscono non interferire nella gestione del cimitero. Si limitano ad assicurare al popolo della “Città dei morti” i servizi sociali di base: l’acqua, l’elettricità, la scuola e le fognature. Nella necropoli esiste persino un commissariato di polizia e un ufficio postale.
Picnic sulle tombe
     Oggi almeno 25mila persone hanno trovato rifugio tra le tombe e l’inarrestabile processo di inurbamento ha sconvolto la fisionomia del cimitero. Un visitatore distratto non si accorgerebbe neppure di trovarsi all’interno di un camposanto. Accanto ai monumenti tombali si affollano negozi e botteghe artigiane, come in un qualsiasi quartiere popolare del Cairo. Tra i mausolei pendono i fili usati dalle donne per stendere la biancheria. I vicoli sabbiosi che serpeggiano tra i sepolcri sono percorsi da scassati motorini, poche auto e molti carretti trainati dagli asini. I bambini giocano tra le tombe, a calcio e nascondino, senza alcun apparente riguardo per chi dovrebbe riposare in pace in quel luogo. Non hanno motivo di preoccuparsene: il cimitero ha perso da tempo il suo alone di sacralità. I fornelli all’aperto diffondono nell’aria gli aromi pungenti delle spezie con cui si cucina l’agnello e il cuscus. E’ un luogo pieno di vita. Che non rinuncia però alla sua religiosa quiete. «C’è un silenzio tombale», dice scherzando l’amico Said. Con un gesto indica le tombe attorno alla sua abitazione. «Non possiamo certo lamentarci dei vicini di casa: sono tutti molto tranquilli». Solo nel pomeriggio del giovedì, e fino alla tarda serata del venerdì, il cimitero si riempie di gente rumorosa. La Città dei Morti diventa frenetica e chiassosa. E’ quello il momento della settimana in cui, secondo la tradizione locale, gli spiriti dei morti tornano a farsi vedere nel mondo dei viventi. Intere famiglie si recano al cimitero per rendere omaggio ai cari estinti. E sulle tombe si improvvisano picnic e piccole feste in onore dei defunti.


Visite guidate tra le tombe
Turismo responsabile nel cimitero abitato

Aprire un Bed & Breakfast nel grande cimitero del Cairo. Ospitare i visitatori occidentali nelle vicinanze delle tombe e condurli alla scoperta dei segreti della Città dei Morti. La stravagante idea è venuta all’ento-antropologa italiana Anna Tozzi che ha condotto lunghi anni di ricerca e di studio nella capitale egiziana. «La peculiarità delle mie visite guidate nel cimitero sta nel proposito di contribuire alla valorizzazione e alla conservazione della cultura autoctona», spiega Anna Tozzi. «E offrire al visitatore un approfondimento su un aspetto originale della città del Cairo: la coabitazione tra vivi e defunti». Il rispetto degli usi e dei costumi rappresenta l'etica portante di questa proposta di viaggio. A tal fine le visite al cimitero sono organizzate in piccoli gruppi di persone e sono suddivise per itinerari nelle zone più significative della necropoli. Ogni percorso è caratterizzato da una particolare lettura della realtà locale: sociologica, antropologica, storico-religiosa e architettonica. Sono disponibili anche stage full immersion di una settimana con corsi di artigianato e primi rudimenti della lingua araba. Il Bed & Breakfast - situato nella necropoli mamelucca, vicino al mercato di Khan el Kalili e alla Cittadella - è aperto a chi desidera approfondire la cultura popolare, araba ed egiziana, dall'interno. Gli ospiti sono selezionati in base alla etica e pratica di vita, previo un breve colloquio informale, al fine di garantire il massimo rispetto degli usi e costumi della comunità autoctona. E' possibile alloggiare in camera doppia oppure in singola. Ma, al momento della pubblicazione di questo articolo, l’attività di ospitalità è sospesa per ragioni organizzative. Per maggiori informazioni e prenotazioni contattare Anna Tozzi. anna_tozzi@hotmail.com.



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