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LE MANI DEL CONGO

Un tuffo nella storia travagliata dell'ex Zaire. Per non dimenticare l’orrore compiuto dal re del Belgio ai tempi delle colonie

Almeno dieci milioni di africani furono uccisi, alla fine dell’Ottocento, dagli aguzzini di Leopoldo II, all’epoca padrone del Congo. Molti altri vennero ridotti in schiavitù e orribilmente mutilati. Una galleria di atrocità svelate con fatica dagli storici


E’ un orrore dimenticato. Un crimine contro l’umanità passato sotto silenzio. Una di quelle pagine oscure e dolorose della storia che pochi conoscono, ma che bisognerebbe raccontare ai figli, di generazione in generazione, affinché la moltitudine di vittime innocenti e i loro feroci aguzzini non vengano mai dimenticati. Gli studiosi l’hanno chiamata la “strage degli innocenti”. E gli innocenti in questo caso sono le centinaia di migliaia di congolesi torturati, mutilati o uccisi tra il 1880 e il 1908 dal re del Belgio Leopoldo II, all’epoca signore assoluto del Congo.
La memoria ritrovata
     Se oggi l’opinione pubblica ignora questa terribile carneficina compiuta ai tempi della colonizzazione europea in Africa, lo si deve anche al fatto che gli autori dell’eccidio fecero in modo di nascondere le proporzioni del loro scempio. Scrive lo storico Adam Hochschild nel suo libro King Leopold's Ghost: «Il Congo offre un eclatante esempio della politica dell'oblio. Leopoldo e i funzionari coloniali fecero accuratamente tutto il necessario per cercare di cancellare le prove dei loro crimini». Nell’agosto del 1908, poco prima di cedere ufficialmente la propria colonia personale al governo del Belgio, Leopoldo II fece bruciare per otto giorni consecutivi la maggior parte degli archivi dei suo possedimenti congolesi. «Regalerò ai belgi il mio Congo, ma non avranno diritto a sapere ciò che vi ho fatto», disse. E oltre alle carte ridotte in cenere, ridusse drasticamente al silenzio i testimoni scomodi. Fu così che una parte importante della storia della dominazione europea in Africa venne cancellata. A riportare alla luce l’ecatombe congolese oggi sono i pochi documenti amministrativi rinvenuti dagli storici. Ma soprattutto sono centinaia di impressionanti fotografie in bianco e nero scattate dai missionari e dai reporter indipendenti ai tempi dei massacri. Immagini sbiadite e raccapriccianti mostrano uomini frustati, donne trattate come animali, bimbi ridotti alla schiavitù. Un numero impressionante di persone mutilate. E montagne di mani e piedi mozzati. «Il taglio degli arti era la punizione prevista per tutti coloro che si ribellavano al lavoro forzato imposto dal monarca belga, o semplicemente non producevano quanto dovuto», chiarisce Hochschild. Era obbligatorio sottostare agli ordini dei militari e dei mercenari bianchi assoldati dal re. Chi trasgrediva veniva punito in modo esemplare.
Il business della gomma
     Anche i bambini di pochi anni erano costretti a lavorare per dieci-dodici ore al giorno nelle piantagioni di Re Leopoldo. Il loro contributo era particolarmente prezioso per la raccolta del caucciù, di cui il Congo era primo produttore mondiale. La scoperta del processo di vulcanizzazione della gomma e il suo impegno industriale fecero volare la domanda internazionale di questa sostanza naturale. E ciò spinse Re Leopoldo ad arruolare con la forza la manodopera congolese, per far fronte alla crescente richiesta di caucciù. I suoi sgherri – armati di fucili, fruste e machete - rastrellavano i villaggi e obbligavano gli abitanti a recarsi nelle piantagioni dove dovevano lavorare senza alcun compenso. Chi si rifiutava veniva punito brutalmente all’istante, in modo tale che fosse da esempio per gli altri. Non meno crudele era la sorte riservata a coloro che non riuscivano a produrre la quantità richiesta di caucciù. A decine di migliaia di persone furono mutilate parti del corpo: soprattutto mani, piedi e orecchie. E alle giovani donne persino le mammelle.
Denunce coraggiose
     Fu un certo George Washington Williams, un nero americano partito per il Congo nel 1890, a rivelare al mondo, per primo, le brutalità commesse da Re Leopoldo nel cuore dell’Africa. «Lo Stato indipendente del Congo è teatro di feroci crimini contro l’umanità», denunciò Williams in un rapporto dettagliato che fece molto scalpore in Occidente. Anche i missionari, che erano stati per lungo tempo testimoni impotenti, in taluni casi anche omertosi, trovarono la forza per raccontare le «brutalità dei nuovi negrieri», celate dietro il commercio del caucciù. Le cancellerie europee erano sempre più irritate da ciò che avveniva in Congo e l’opinione pubblica cominciava a manifestare contro i metodi usati da Re Leopoldo. La spallata decisiva al monarca venne data dall’Associazione per la riforma del Congo (CRA), fondata nel 1904 dal giornalista inglese E.D. Morel, che diede vita ad un grande movimento di opinione contro «il genocidio dimenticato» che coinvolse migliaia di personalità politiche e intellettuali sia in Europa che negli Stati Uniti. Le crescenti proteste spinsero Leopoldo II a rinunciare alla propria sovranità sulla colonia, cedendola, in cambio di un congruo pagamento, al governo belga. Subito dopo, una commissione indipendente d’inchiesta - costituita su pressione di Inghilterra, Francia e Germania – rivelò che nel corso di circa vent’anni, tanto era durato il regime sanguinario del monarca, furono uccisi tra i 10 e i 15 milioni di africani. In quell’arco di tempo la popolazione del Congo si era più che dimezzata e una generazione intera di giovani africani era stata falcidiata dalla ferocia di un re bianco avido e senza scrupoli.



Stanley il complice
     Il giornalista ed esploratore britannico Henry Morton Stanley diresse, tra il 1874 e 1877, la prima spedizione nel cuore dell’Africa equatoriale, discendendo tutto il corso del fiume Zaire. Al ritorno descrisse nei suoi articoli le enormi ricchezze celate in quelle regioni remote. «Chi controllerà il grande fiume avrà sotto controllo la grande autostrada per i traffici dell'Africa». Re Leopoldo II non perse tempo: nel 1878 assoldò Stanley e lo inviò nelle foreste congolesi per stipulare contratti commerciali e diplomatici con le popolazioni locali. In cinque anni l'agente Stanley firmò oltre 400 trattati coi capi locali e avviò lo sfruttamento sistematico del Paese. Tutta la terra non coltivata venne dichiarata proprietà del monarca belga, che da quel momento fu libero di saccheggiare le risorse naturali - avorio, legname, caucciù, minerali – e ridurre in schiavitù le popolazioni del Congo.

Il caucciù oggi
     Le gomme naturali si ricavano da un liquido bianco e lattiginoso che viene estratto praticando incisioni diagonali nella corteccia dell'albero della gomma. Il materiale viene quindi filtrato, diluito con acqua e trattato con acidi, per produrre il caucciù. A fabbricazione completa, la gomma viene sottoposta al processo di “vulcanizzazione” in condizioni di temperatura e pressione elevate. Attualmente la produzione mondiale di gomma si aggira sui 16 milioni di tonnellate all'anno (ma più della metà è di origine sintetica). Gran parte proviene da Sud America, Indonesia, penisola malese e Sri Lanka. In misura minore dall’Africa occidentale. L'improvvisa carenza di materia prima, verificatasi al termine della seconda guerra mondiale stimolò la ricerca di prodotti alternativi, in particolar modo di gomma sintetica.





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