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NUOVI COMPUTER PER L'AFRICA

Semplici e compatti, dovrebbero resistere al caldo e alla polvere

Ecco i pregi e i difetti dei PC di ultima generazione progettati appositamente per il mercato africano. I produttori parlano di una vera e propria rivoluzione tecnologica. Davvero l'informatica sarà alla portata dei poveri?

L’hanno battezzato Solo. E in effetti è un apparecchio unico nel suo genere. Nato da una joint-venture tra un'azienda britannica (expLAN) ed una fondazione nigeriana (Fantsuam), è un computer compatto, resistente a situazioni ambientali estreme, facilmente trasportabile (sta dentro una valigetta) ed alimentato ad energia solare per mezzo di celle fotovoltaiche. «I bassi consumi di questo portatile - spiegano gli ideatori - permettono il suo utilizzo in qualsiasi località, persino dove non arriva la rete elettrica nazionale». Solo vive almeno 12 anni ed è stato progettato per resistere a sabbia, sporco e polvere. Unico grande difetto: il suo prezzo. Costa mille dollari, una cifra da capogiro per la gran parte dei potenziali utilizzatori. Gli ideatori stanno pensando di diffonderlo attraverso programmi di microcredito e grazie all'aiuto delle organizzazioni umanitarie. Decisamente più economico sarà il nuovo computer ideato da Nicholas Negroponte, un ricercatore del Massachusetts Institute of Technology. «Costerà solo 100 dollari e sarà destinato ai paesi in via di sviluppo» ha assicurato l’inventore, aggiungendo che «Il computer sarà un portatile in grado di connettersi ad internet, leggere e-books ed effettuare tutte le consuete operazioni informatiche». Tutto vero? Non resta che attendere pochi mesi per vederlo all’opera.

Lo scandalo
E ora scoppia il problema dei rifiuti informatici
L’accusa di Greenpace è pesante: secondo un recente studio di laboratorio condotto dall’associazione ambientalista, i maggiori produttori di computer portatili – Acer, Apple, Dell, Hewlett Pachard e Sony – utilizzano sostante nocive che non vengono smaltite correttamente. A rendere pericolosi i rifiuti elettronici sono metalli quali cadmio, cromo, mercurio e piombo, presenti in quantità innocue per chi usa il pc, ma potenzialmente dannosi se accumulati in comuni discariche. I danni accertati sulla salute dell’uomo sono gravi e vanno dai problemi di fertilità ai disturbi del sistema nervoso. E poi c’è l’avvelenamento dell’ambiente: i vecchi computer inquinano il terreno per decenni. Le compagnie smentiscono i dati allarmanti divulgati da Grennepeace. Ma i dubbi restano: solo in Italia si producono ogni anno quasi 800mila tonnellate di rifiuti elettronici (computer, telefoni, tv, fax, elettrodomestici, ecc.). Circa 14 chili pro capite. E la gran parte non viene smaltita in modo sicuro. Peggio: molti di rifiuti informatici finiscono in Africa, dove vengono spacciati per "computer di seconda mano". In realrà, nel 90 per cento dei casi questi apparecchi sono assolutamente inutilizzabili. E nocivi per la salute. Come fermare questo scandalo? Nel 2007 dovrebbe diventare operativa la nuova normativa europea che responsabilizza i produttori nello smaltimento. C’è da augurarselo.





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