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ADDIS ADDIO

L’incredibile metamorfosi della capitale d’Etiopia

Enormi cantieri, palazzoni moderni, nuove zone residenziali. Il volto di Addis Abeba sta cambiando. Ma la popolazione fatica a restare al passo con la rivoluzione urbanistica voluta dal governo. Che sfratta i poveri e cancella la storia

«È vietato portare asini e vacche sul balcone di casa.
Non si possono pestare i chicchi di caffè in salotto.
È assolutamente proibito sgozzare polli e appendere carcasse di animali fuori dalla finestra… il sangue potrebbe colare sui vetri del vostro vicino».
Da qualche tempo la radio nazionale trasmette spot alquanto bizzarri. Sono raccomandazioni o divieti rivolti alle decine di migliaia di abitanti di Addis Abeba che, per la prima volta in vita loro, si ritrovano in un condominio. E lì dentro devono imparare a vivere.
Lezioni condominiali
     L’amministrazione della città sta “invitando” molte famiglie a lasciare le tradizionali casupole di fango per traslocare in moderni palazzoni in cemento costruiti con il contributo dello Stato.
«Un’occasione per cambiare vita con pochi soldi», assicura la pubblicità. Ma il costo delle nuove case è solo uno degli ostacoli che devono affrontare gli inquilini. C’è anche un problema culturale.
«Il condominio è un concetto nuovo a queste latitudini: le regole del suo funzionamento, anche le più elementari, vanno spiegate alla gente», chiarisce Matewos Ghebremikael, funzionario del locale ufficio urbanistico. «Le faccio qualche esempio. Molte persone qui sono abituate a macellarsi in casa la carne comprata al mercato, altri affumicano il pesce in cortile.
Oppure bruciano l’incenso nei fornelli a carbone. Tutto ciò non si può fare in condominio».
L’idea degli spot è buona, ma non può bastare a cambiare abitudini tanto consolidate e diffuse. «Adattarsi alla modernità non è affatto semplice», ammette la signora Kebirè che vive al quarto piano di un nuovo casermone affacciato su Bole Road. «Fino a poco tempo fa abitavo una casetta semplice, pochi metri quadri di terra battuta e una lamiera per tetto. Certo ora qui è più bello, ma il cambiamento è scioccante… Tutto è avvenuto troppo in fretta».
Traslochi forzati
     La capitale etiopica – dai 3 ai 5 milioni di abitanti a seconda delle stime, una delle città più estese dell’Africa – sta cambiando velocemente. Le autorità hanno deciso di radere al suolo interi isolati, per creare nuovi spazi edificabili.
In pochi mesi hanno buttato giù e ridotto in macerie una moltitudine impressionante di vecchie case e baracche fatiscenti. Senza fare distinzione tra quelle abusive e quelle costruite legalmente. E senza prevedere alcun indennizzo. Gran parte degli sfrattati è finita a ingrossare le baraccopoli che dilatano l’immensa periferia. I più fortunati – ovvero quelli che disponevano di un lavoro sicuro – hanno acquistato, oppure affittato, un alloggio in qualche condominio “popolare”.
La corsa al mattone
     I nuovi palazzoni spuntano come funghi, scheletri di acciaio e cristallo crescono giorno dopo giorno. Il profilo della città è costellato di gru in perenne movimento. E sulle impalcature di legno,
intrecciate con rami di eucalipto, gli operai rifiniscono appartamenti, hotel e uffici moderni. «Siamo in preda ad un’inquietante frenesia costruttiva», commenta il giornalista Emilio Manfredi, che vive da anni in città. «E le autorità non hanno alcuna intenzione di fermare la corsa al mattone».
Il governo vuole cambiar volto alla capitale (sta persino cercando nuovi nomi per i viali e le piazze), ha fretta di trasformarla in una città-vetrina, simbolo di una nuova promettente stagione.
Può contare sul momento favorevole dell’economia, sugli aiuti della Banca Mondiale e sull’abbondanza di manodopera a buon mercato. «Nel giro di dieci anni Addis Abeba sarà irriconoscibile», ha giurato il presidente Melles Zenawi inaugurando l’ultimo gigantesco edificio.
Una promessa che per alcuni ha il sapore della minaccia. «I prezzi delle case sono impazziti. Gli unici che ci guadagnano con il cemento sono i politici e gli impresari», si lamenta uno studente impegnato a distribuire un volantino di protesta davanti all’università. «Il nuovo piano di edilizia convenzionata è un fallimento. La gran parte della popolazione è costretta a rifugiarsi in tuguri sgangherati, vere e proprie catapecchie tirate su in qualche modo».
Addio alla città-giardino
     Il governo vorrebbe restituire alla capitale il prestigio internazionale di cui godeva fino agli anni Trenta, ai tempi dell'imperatore Hailé Selassiè. Ma l’operazione nostalgica, paradossalmente, contribuisce a distruggere ciò che resta di quel passato.
«Stanno cancellando la memoria storica della città, estirpandone le radici nobili. Addis Abeba fu costruita alla fine del XIX secolo dall'imperatore Menelik, prima del periodo coloniale», spiega Milena Batistoni, 57 anni, ex insegnante, studiosa e appassionata di storia, residente dal 1991 in Etiopia. «Le radici africane di questa metropoli sono straordinarie e vanno preservate. La modernità non deve distruggere il suo passato glorioso». Davanti a una grande mappa cittadina, Milena mostra sconsolata l’impatto del restyling territoriale voluto dalle autorità. «Il nuovo piano regolatore prevede una colata impressionante di cemento e la soppressione del concetto stesso di città-giardino che per decenni era stato la fortuna della capitale».
Un libro prezioso
     Milena ha trascorso dieci anni di studio e di ricerca per ricostruire il tessuto urbano dell’antica città di Menelik. Un lavoro immane portato avanti col decisivo contributo dell’amico Gian Paolo Chiari, infaticabile ricercatore di storia locale.
Milena e Gia Paolo hanno percorso a piedi ogni vicolo sabbioso di Addis, alla ricerca delle vecchie residenze precoloniali fatte costruire dal negus.
Tra lo stupore generale, i due hanno scovato sontuosi edifici ideati dai migliori costruttori dell’epoca, emblemi del prestigio e della ricchezza ostentata dalla corte imperiale.
I risultati delle loro ricerche sono stati pubblicati in un libro – Old Tracks in the New Flower (Arada Books) – che rappresenta una delle più preziose guide alla storia di Addis Abeba. «Abbiamo censito 134 palazzi risalenti al periodo di Menelik, ideati da ingegneri e architetti turchi, indiani, russi, armeni ed europei. La mescolanza di stili diversi ha plasmato edifici eleganti, unici nel loro genere. Alcuni sono ancora oggi ben conservati. Ma la maggior parte è ridotta in condizioni pietose. Colpa dell’incuria e del disinteresse generale». Sopravvissuta all’occupazione coloniale e alla guerra civile, sfuggita miracolosamente alla furia iconoclasta del regime marxista, la città dell’imperatore deve arrendersi al progresso. E ai suoi grigi monumenti in cemento.



Addis Abeba è una delle poche capitali africane che non hanno origini coloniali. Fu fondata nel 1899 dall’imperatore Menelik



L’associazione
Per salvaguardare il patrimonio storico e architettonico di Addis Abeba è scesa in campo anche una nuova organizzazione etiopica non profit: Addis Woubet, fondata dalla nipote del negus Haile Selassie. Il suo appello alla tutela e alla ristrutturazione degli edifici storici ha contributo a salvare dal degrado alcuni splendidi palazzi nel quartiere di Piazza, in particolare quello della vecchia posta. Informazioni su www.addiswoubet.org




LE FOTO

Una veduta dall’alto di Addis Abeba, situata a 2400 metri di altitudine. Nel 1910 la città contava 60mila abitanti, oggi più di 3 milioni

Prima dell’aggressione italiana, la città di Addis Abeba fu disegnata dagli urbanisti e architetti che lavoravano alla corte dell’imperatore Menelik

Vetri rotti, infissi divelti, lamiere arrugginite. È impressionante lo stato di abbandono in cui versano le sontuose residenze del periodo precoloniale

Un’antica residenza precoloniale, ancora in perfetto stato di conservazione, nel quartiere popolare di Kazanchis

Le influenze orientali sono evidenti nelle forme di molti edifici. I mercanti indiani, padroni del commercio, si costruirono case a forma di tempi indù

Imperatore dal 1899 al 1913, Menelik II fondò Addis Abeba in una conca verdeggiante, dove fece costruire scuole, ospedali, stazioni e sontuosi palazzi

Un’antica residenza di Addis Abeba. Fin dalla sua nascita la città crebbe attorno al palazzo dell’imperatore

Uno dei numerosi cantieri che stanno cambiando la fisionomia di Addis Abeba. Il governo ordina demolizioni, sfratti e sgomberi forzati

Un secolo fa la regina etiope Taitu, moglie di Menelik, restò incantata da questa città. Le diede il nome di Addis Abeba, “Nuovo Fiore”





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