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LIBRI TRA LE SABBIE

Il degrado delle antiche biblioteche del Sahara

Assediato dalle sabbie del Sahara, consumato dal tempo, un tesoro d’inestimabile valore rischia di scomparire. E’ il patrimonio di antichi e preziosi manoscritti custoditi nelle biblioteche del deserto. Una ricchezza per l’umanità che attende di essere salvata.

Il Sahara è uno scrigno colmo di tradizioni, storia, letteratura e scienza. Le sue grandi oasi, per secoli utilizzate dai mercanti come punti d’approdo per i loro commerci, sono state animati crocevia di culture diverse, e in taluni casi, culle di straordinarie civiltà.
Antiche città sahariane come Chinguetti e Oulata in Mauritania, Timbuctù in Mali, Smara nel Sahara Occidentale, nel passato erano conosciute in tutto il Nord Africa per essere prestigiosi centri di elaborazione e di diffusione del sapere. In queste località sperdute tra le dune nacquero, sotto la spinta della dottrina islamica, scuole filosofiche e religiose, cenacoli letterali, vere e proprie università del deserto. Già nell’XI secolo molti studiosi, filosofi, scienziati e uomini di fede si trasferirono in queste “università delle sabbie”.
     Numerosi furono anche i bambini delle famiglie benestanti condotti nelle oasi per apprendere gli insegnamenti del Corano e di altre importanti discipline come la matematica, la storia, l’astronomia. La carovane trasportavano i loro libri, appesi alle selle dei cammelli, protetti da custodie di cuoio. Per lungo tempo sulle piste del Sahara viaggiarono dunque il pensiero, le dottrine, i linguaggi, le scoperte di popoli assai diversi e lontani tra loro. Nelle oasi si sviluppò un intenso scambio tra la cultura africana e quella araba che alimentò una fervida attività intellettuale.
Ma la prosperità delle città del deserto non durò a lungo: la ricchezza e la vivacità culturale delle oasi si spense a causa del progressivo processo di desertificazione e del dirottamento delle vie commerciali e dei circuiti carovanieri che le attraversavano. Lentamente la sabbia cominciò a inghiottire i pozzi, i palmeti, le case, le biblioteche. La gente fuggì e cercò rifugio sulla costa o più a sud, nelle savane del Sahel.
     Oggi rimane davvero poco di quel passato glorioso che rese celebri le località sahariane: l’innalzamento delle temperature, l’urbanizzazione selvaggia e la crisi della società tradizionale hanno soffocato grandi oasi un tempo splendenti. A ricordare l’epoca d’oro di questi luoghi mitici restano decine di migliaia di libri, un tempo appartenuti alle antiche università del deserto, conservati per secoli presso le famiglie tribali, le scuole religiose e le moschee. E’ un patrimonio culturale d’inestimabile valore composto da innumerevoli manoscritti che vanno dall’anno 1000 all’inizio dell’epoca coloniale. Otto secoli affascinanti, densi di avvenimenti e di misteri: la memoria storica del Sahara e della sua gente. Volumi che non sono mai stati restaurati né catalogati e la cui rovina potrebbe rivelarsi disastrosa per l’intera umanità (centinaia di volumi, tra cui molte opere del teologo ed eroe del Sahara marocchino, Ma el-Ainin, sono già andati persi).
     La portata storica e culturale della posta in gioco è stata riconosciuta dall’Unesco e dall’Iseo (Organizzazione islamica per l’educazione, la cultura e le scienze). Nella sola Mauritania sono più di 40 mila i manoscritti in lingua araba sparsi in piccole oasi assediate dalla sabbia, altre migliaia sono ammucchiati nel Centro di ricerche storiche di Timbuctu, in Mali, un’istituzione che da anni lamenta l’inadeguatezza delle sue risorse finanziare. I testi sono opera di letterati, giuristi, poeti, filosofi, carovanieri del passato. Scritti su carte ingiallite o fragili pergamene (di gazzella o di capra), corrono il pericolo di sparire, aggrediti dalla sabbia, dal tempo e dai parassiti. Per scongiurare questa minaccia sono stati avviati alcuni progetti di catalogazione, conservazione e divulgazione delle opere. Ma i fondi stanziati per salvare le biblioteche del deserto sono insufficienti. E il degrado dei manoscritti continua inesorabile.




SALVARE LA MEMORIA DEL DESERTO
     «Gli antichi manoscritti del Sahara e del Sahel: riscoperta, salvaguardia e valorizzazione»: era il titolo di una convegno organizzato anni fa dall’Istituto Internazionale di Antropologia di Parigi. A conclusione di quell’incontro, cui parteciparono studiosi e rappresentanti governativi provenienti da numerosi Paesi europei e africani, fu elaborato un appello per salvare i manoscritti appartenuti alle biblioteche del deserto. Questi, in sintesi, furono gli interventi suggeriti dagli esperti:
«1) creare un comitato euroafricano permanente per la salvaguardia, il restauro e la pubblicazione degli antichi manoscritti.
2) esortare l’Unione Europea e le Organizzazioni non governative a inserire interventi culturali nella propria politica umanitaria o di cooperazione, nonché reperire i fondi necessari per le emergenze di salvaguardia del patrimonio storico di questi Paesi.
3) Chiedere agli Imam delle moschee, ai responsabili religiosi e alle famiglie che detengono gli antichi manoscritti, di autorizzare i ricercatori di tutto il mondo e esaminarli ed eventualmente filmarli, con l’obiettivo di costituire un catalogo generale completo dell’immenso quanto trascurato patrimonio scritto».
Correva l’anno 1998: molte di queste raccomandazioni sono rimaste inascoltate. Non sono però mancate lodevoli iniziative per salvare i manoscritti, promosse da centri di ricerca (citiamo il Centro di Archeologia Africana di Milano), organizzazioni di solidarietà internazionale (le associazioni Africa 70, tel. 02/3088260 e Les Amis Italiens, tel. 0533/681137), enti privati (da segnalare l’originale progetto “Fly Flash”, il cui “veliero” futuristico ha traversato 1800 km di deserto per consegnare alla biblioteca di Cinguetti speciali teche per la conservazione dei volumi), università e comuni italiani (sono una ventina i gemellaggi attivati con atenei e località della Mauritania e del Mali). La società civile e gli enti locali, dunque, si sono mobilitati per recuperare e tutelare la memoria del Sahara. Ora si attende l’intervento - economico e politico - dei grandi attori della cooperazione.




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