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LA FEDE? IN CONGO SI INDOSSA

A Kinshasa vanno di moda i vestiti “confessionali”

L’abito non farà il monaco, ma i cristiani congolesi amano esibire giacche vistose che reclamizzano la propria appartenenza religiosa. E mentre i fedeli sfilano come modelli, tra le Chiese locali si scatena una sfida a colpi di sartoria

Tutto ebbe inizio con Giovanni Paolo II. In occasione della sua prima visita pastorale in Congo (che allora si chiamava Zaire ed era governato col pugno di ferro dal dittatore Mobutu Sese Seko), nel maggio del 1980, la locale Conferenza episcopale fece stampare migliaia di casacche commemorative, che vennero poi distribuite tra la folla di fedeli accorsi per salutare il pontefice. Erano giacche leggere e variopinte con stampata in bella evidenza la foto del Papa polacco e sullo sfondo il disegno stilizzato dell’Africa. «Fu un’idea semplice, neppure originale. Ma piacque moltissimo», ricorda, divertito, un anziano missionario francese. «La gente continuò a indossare per mesi la foto di Papa Wojtyla. E chi non disponeva della casacca ufficiale, ostentava orgoglioso una copia artigianale fatta in casa».
Gli ingegnosi sarti della capitale Kinshasa fiutarono l’affare e cominciarono a confezionare abiti improntanti al religioso, sfoderando sui tessuti immagini di vescovi e personaggi biblici. Un’attività fiorente che è proseguita fino ai giorni nostri. Oggi a Kinshasa gli artigiani sagomano stoffe importate dall’India o dalla Cina. E le personalizzano con le più variegate stampe religiose. Alle foto delle gerarchie locali si sono affiancate le icone classiche delle fede cattolica: la Beata Vergine Maria, il Sacro Cuore di Gesù, la Sacra Famiglia. E una lunga processione di Santi e Beati, accompagnati talvolta da improbabili citazioni bibliche.
I “vestiti confessionali” vengono confezionati su misura, ma si possono anche trovare in stock nelle bancarelle dei quartieri di Limete, Matete, Masina. Una moda che spopola. Anche perché questa usanza, nata nell’ambiente cattolico, si è diffusa tra i seguaci delle sette cristiane che proliferano in Congo. Passeggiando per le strade di Kinshasa è possibile assistere ad una incredibile sfilata di abiti multicolori su cui campeggiano i volti sornioni di predicatori evangelici, pastori-esorcisti, autoproclamati Profeti di Cristo. Le sette hanno imparato a fare proselitismo con la moda. E ci sono sacerdoti che, conclusa la cerimonia religiosa, si mettono a firmare le t-shirt ufficiali indossate dai fedeli. Come fanno le rock-star coi propri fan, dopo i concerti. Business e pubblicità. Stessa musica.



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