Marco Trovato
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MERCANTI IN CAROZZELLA

I disabili dominano il commercio sul fiume Congo


Il potente sindacato degli invalidi congolesi controlla l’intero traffico commerciale tra Kinshasa e Brazzaville. Un privilegio difeso con ogni mezzo

Chi soffre di claustrofobia o di attacchi di panico dovrebbe tenersi lontano dal porto fluviale di Kinshasa. A voler essere rigorosi, l’accesso a questo luogo andrebbe vietato anche a chi ha problemi cardiaci. Il Beach Ngobila, così si chiama il molo sul fiume Congo, produce distillati di pura adrenalina, emozioni mozzafiato riservate ai cuori forti.
Non appena il battello proveniente da Brazzaville comincia le manovre per l’approdo, sul pontile si scatena una bolgia infernale. La folla che attendeva da molte ore l’arrivo del ferry in uno stato di quiete apparente, all’improvviso si trasforma in una spaventosa valanga umana che travolge tutto ciò che incontra. Un momento prima centinaia di persone erano pacificamente ammassate tra pacchi di scatolame e pesci maleodoranti; ora quella stessa gente si strattona, sgomita, spintona senza alcun riguardo. Il motivo di tanta violenza è banale: tutti vogliono assicurarsi un biglietto per la traversata, tutti ambiscono a conquistare i posti migliori.
Ogni giorno, le solite scene. Chi viene spinto nelle acque melmose del fiume, chi finisce schiacciato dalla calca. Urla di dolore e insulti rabbiosi si levano da ogni dove. I borseggiatori approfittano della confusione. Gli addetti ai controlli portuali schiumano di rabbia e urlano. I soldati di frontiera fanno roteare i loro manganelli come i domatori le loro fruste nelle gabbie delle belve. I facchini prendono d’assalto i passeggeri in arrivo; quelli in partenza sono assediati dai venditori di birra e di carne affumicata. L’aria, già satura di umidità, si impregna di sudore e di odori insopportabili.
I boss del fiume
     A rigor di logica, un posto simile dovrebbe essere frequentato solo da gente robusta, energica, atletica: la ferocia degli abbordaggi – vien da pensare - non risparmierebbe i più deboli. Non è così. In questo guazzabuglio senza leggi né compassione scorrazzano con destrezza centinaia di persone paraplegiche. Sono uomini e donne, in buona parte poliomielitici da molti anni. Alcuni si muovono in carrozzella, qualcuno usa le stampelle, la maggior parte si serve di strani tricicli azionati con le mani. Sono loro i padroni indiscussi del commercio tra Kinshasa e Brazzaville, le capitali più vicine al mondo. Approdano alla sponda destra del fiume carichi di frutta, verdura, polli e farina di manioca. Nel giro di poche ore ripartono con i loro sacchi pieni di sapone, sigarette, zucchero, tessuti, cemento. La merce viene accatastata sulle sedie a rotelle o su carretti motorizzati, impilata sapientemente fino a formare alte torri barcollanti. Nessuno dei passeggeri osa protestare per l’ingombro. «Non certo per compassione o tolleranza, ma solo per paura – confida un amico di Kinshasa –. Se i disabili si arrabbiano diventano terribili e seminano il terrore. Qui comandano loro».
Secondo la legge congolese, i portatori di handicap fisici hanno diritto ad una forte riduzione dei dazi doganali e pagano metà biglietto per la traversata. Questi benefici sono stati conquistati con anni di dure lotte. Già nel lontano 1973 il potente sindacato dei disabili – l’Unione delle persone con handicap per azioni di sviluppo (Uphad) – paralizzò le città congolesi con manifestazioni imponenti. Seguirono a più riprese stagioni di scioperi e di rivolte. Nel 1990, al culmine delle proteste, il regime di Mobutu Sese Seko fu costretto a concedere ai poliomielitici la gestione dei commerci transfrontalieri.
Il crollo della dittatura non ha cambiato le cose. Le nuove autorità congolesi, capitanate dal Presidente Joseph Kabila, non se la sono sentita di rivedere gli accordi. Il monopolio dell’import-export sul fiume rimane gestito dagli invalidi, intoccabili padroni di ogni traffico. Nessuno riesce a scalfire il loro potere. Più volte negli ultimi anni sono state proposte delle riforme del sistema vigente. Ma il rischio concreto di infiammare la proteste dei disabili ha convinto i politici a desistere. Oggi nella RD Congo è opinione diffusa che il sindacato Uphad si sia trasformato in un’associazione mafiosa. Di certo i traffici tra Kinshasa e Brazzaville sono gestiti da una fitta rete malavitosa che vanta robuste connivenze con funzionari e militari corrotti. In cima all’organizzazione stanno i «boss del fiume», che si arricchiscono grazie al racket e ai più torbidi commerci. Sotto di loro, schiere di mercanti menomati che non intendono rinunciare ai loro privilegi. Solo l’Africa poteva partorire una agguerritissima casta in carrozzella.



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