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PAZZI PER LA BICI

Le strade africane delle due ruote non conoscono confini

In Ciad e Centrafrica circolano le bici-ambulanze, in Uganda e Kenya i ciclo-tassisti, in Nigeria ed Etiopia i chioschi ambulanti, in Centrafrica persino le bici funerarie. E ora in Ghana nasce la prima bicicletta vegetale

Il futuro dell’Africa corre su due ruote. Ne sono convinti gli esperti del Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo che hanno individuato nella bicicletta la chiave per mettere in moto la crescita del continente. L’industria dei pedali – rivela un recente studio dell’UNPD - ha già contribuito a creare migliaia di posti di lavoro in Kenya, Tanzania e Uganda. Il piccolo miracolo economico parte dai porti di Mombasa e Dar es Salaam dove ogni giorno arrivano container pieni di bici fiammanti fabbricate in India e Cina. Hanno telaio in acciaio, forcelle ammortizzate, copertoni da fuoristrada, tecnologia rudimentale: l’ideale per circolare sulle disastrate piste africane. Soprattutto costano poco, meno di quaranta euro, il che favorisce gli affari dei rivenditori locali. «Mentre l’auto è un giocattolo lussuoso che resta spesso intrappolato nel traffico, la bicicletta è la compagna inseparabile di milioni di persone che si fanno strada ovunque con le loro forze», annota il magazine allAfrica.com. Il nuovo ciclo-business alimenta il lavoro dei meccanici, chiamati a garantire la manutenzione dei mezzi, mentre la categoria dei fabbri si è specializzata nella produzione di specchietti retrovisori e portapacchi over-size. Equipaggiamenti da carro-merci, indispensabili per trasportare sacchi di farina e riso, caschi di banane, casse di bevande, taniche piene d’acqua e articoli di contrabbando. Frotte di ragazzini si guadagnano la giornata spingendo la mercanzia accatastata in precario equilibrio sulle due ruote.
     E poi, naturalmente, ci sono i cosiddetti boda-boda (storpiatura dell’inglese “border to border”), i ciclo-tassisti che assicurano i collegamenti sulle tortuose strade transfrontaliere. Sono i signori indiscussi del pedale. Sui loro sellini colorati trasportano pendolari, commercianti, notabili. E schiere di donnone appiedate, dirette ai mercati. Niente può fermarli. Neppure le piogge torrenziali che trasformano per settimane le piste in torrenti fangosi - trappole micidiali per bus, camion e motociclette. I boda-boda fanno girare l’economia locale e assicurano i trasporti fondamentali. In Ciad e Centrafrica sono assoldati dagli ospedali per guidare delle curiose bici-ambulanze, con tanto di barella mobile attaccata alla ruota posteriore. In Etiopia e Nigeria fanno circolare i chioschi ambulanti che spacciano caffè, gelati e sandwich. In Burundi e Centrafrica sono persino chiamati a trasportare i defunti ai cimiteri. E la bici funeraria non è neppure la più incredibile delle notizie. A Kumasi, seconda città del Ghana, stanno sperimentando una bicicletta fatta di bambù (tranne la catena e i cerchioni). Il progetto è promosso da un gruppo di ricercatori del Lamont-Doherty Earth Observatory di New York in collaborazione con un’azienda locale, la KPMG. L’obiettivo: fabbricare le prime bici vegetali. Leggere, economiche, robuste. Autenticamente africane.










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