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CARNEVALE A BISSAU

A febbraio si rinnova la festa mascherata più colorata d’Africa

La Guinea-Bissau è uno dei più poveri e malandati Paesi africani. Ma in occasione del carnevale le sue strade si riempiono di costumi vivaci e festosi. Che celebrano la vitalità e la fantasia di un popolo in cerca di riscatto

Tamburi e balli scatenati, sfilate in maschera e fiumi di birra. In Guinea Bissau si rinnova l’appuntamento col carnevale più esuberante e colorato d’Africa. Un evento elettrizzante che invita a scoprire le bellezze nascoste di questa sorprendente scheggia di terra affacciata sull’oceano Atlantico, tra il Senegal e la Guinea Conakry. In questi giorni dalle caotiche strade della capitale Bissau fino al più isolato dei villaggi, serpeggia una lunga parata carnevalesca che celebra la vitalità e la fantasia di popolazioni povere ma fiere. Le piazze polverose si riempiono di maschere di cartapesta coi volti di animali totemici, divinità mitologiche, figure mostruose. Uno dopo l’altro sfilano i simboli multiformi del sincretismo tra le religioni animiste e le tradizioni cristiane importate dai portoghesi in epoca coloniale.
A chiudere i cortei ci pensano le giovani danzatrici di gumbe – un ballo popolare altamente sensuale – adornate con gonnelline di rafia, perline luccicanti e noci di cocco che si appoggiano sui seni. In un clima di grande euforia, davanti agli occhi meravigliati dei bambini in costume, danno spettacolo schiere di giocolieri, acrobati, illusionisti, mangiafuoco.
     Nelle strade compaiono anche i chioschi che smerciano il jollof rice, il capolavoro della cucina locale: un gustoso piatto di pollo, verdure e pesce con riso speziato. Il tutto è annaffiato generosamente dal vino di palma e dal caña de cajeu, un rum ottenuto dalla fermentazione dell’anacardio.
E’ una festa prodigiosa che riesce a trasformare questo sfortunato paese - flagellato da periodiche crisi politiche e umanitarie - in un palcoscenico vibrante di musica e allegria. Un’esplosione di energia e di colori capace di travolgere anche il più freddo degli spettatori. L’adrenalina sale al massimo quando si approda sulle isole Bijagós, arcipelago tropicale fuori dal tempo, un paradiso naturalistico protetto dall’Unesco e ignorato dai tour operator. Qui le celebrazioni carnevalesche diventano l’occasione per avvicinarsi al rutilante mondo di tribù solitarie e ospitali che hanno saputo conservare ritmi e abitudini invariati nei secoli. Gli sciamani indossano ancora i vecchi costumi fatti di piume e sonagli, i falò rituali proiettano le ombre dei danzatori sulla spiaggia. E gli spiriti degli antenati si materializzano sotto forma di maschere di legno intagliato, impreziosite con corna di tori e pinne di squali. Magie mirabolanti dell’ultima frontiera d’Africa.



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