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Il raduno africano della Generazione Internet

Trent’anni, buoni studi e una passione sfrenata per i computer: anche il Kenya ha i suoi fuoriclasse hi-tech. E la vibrante Nairobi, capitale africana dell’informatica, si prepara ad ospitare i migliori blogger del continente

«Internet generation», «Revolution Web», «Cyber Africa»: i giornali di Nairobi non sanno più che titoli usare per esaltare i campioni africani dell’hi-tech. «Dalle baracche delle nostre baraccopoli usciranno i futuri Steve Jobs e Bill Gates», arriva a profetizzare un
cronista del Daily Nation.
Un segno dei tempi che cambiano. Se i vecchi stregoni dei villaggi non fanno più notizia, i riflettori della stampa locale oggi sono puntati su una nuova generazione di sciamani metropolitani: i maghi dei computer. Hanno meno di trent’anni, brillanti carriere scolastiche, case piene di diavolerie elettroniche… E una sola spudorata aspirazione: stupire il mondo con i prodigi dell’informatica.
Un grande raduno
     In centinaia si ritroveranno a Nairobi dal 13 al 16 agosto, in occasione della prima conferenza dei blogger africani. «L’abbiamo chiamata “Kelele!”, che significa “rumore” in kiswahili», spiega Daudi Were, coordinatore della manifestazione. Un omaggio a tutti quelli che contribuiscono ogni giorno a fare un po’ di “rumore”
virtuale su internet: che non si limitano a navigare nel web ma inventano e gestiscono siti, blog, chat o social network.
«Dalle grandi metropoli al più isolato dei villaggi, questi giovani contribuiscono a far sentire in tutto il mondo la voce di un’Africa moderna e vibrante, finalmente al passo coi tempi», fanno notare gli attivisti di Global Voices (vedi box) impegnati a far crescere il movimento dei cosiddetti citizen media. «Grazie allo sviluppo delle nuove tecnologie, l’Africa ha la grande opportunità di squarciare il silenzio dei grandi mezzi di informazione».
Alla kermesse di Nairobi parteciperanno ragazzi e ragazze provenienti da Sudafrica, Ghana, Kenya, Nigeria… E assieme a tanti giovani cybernauti si incroceranno computer portatili, BlackBerry, semplici bloc-notes.
Piccoli geni crescono
     L’obiettivo è replicare il successo dell’Ict Open Day, altro importante evento dedicato all'Information & Communications Technology, tenutosi lo scorso ottobre nella capitale keniana. A radunarsi, in quell’occasione, furono i fuoriclasse africani della Generazione Internet: programmatori, hacker, ingegneri, tecnici di rete. Ovvero i migliori cervelli in circolazione nel campo
dell’informatica, dell’elettronica e della comunicazione digitale.
Gli stessi che oggi fanno miracoli al computer e finiscono in prima pagina sui giornali.
Il primo a guadagnare una certa notorietà è stato Mworia Wilfred Mutua, studente keniano d’ingegneria e programmatore freelance. L’anno scorso ha brevettato un software per visualizzare sul display dell’iPhone una mappa degli eventi che avvengono nella propria città. «La vera magia - rivela il ragazzo - è che le notizie sono aggiornate in tempo reale dagli stessi utenti che possono interagire con il sistema».
Incredibile, se si pensa che Wilfred non ha mai visto funzionare dal vivo il celebre telefonino della Apple. «La sua sofisticata tecnologia non è ancora arrivata fin qui - precisa -. Per superare l’ostacolo ho utilizzato un simulatore dell’iPhone scovato su internet». Geniale.
Un giorno forse sarà ricco e famoso in tutto il mondo, per ora si è guadagnato una citazione di merito sul New York Times.
Pagare con un sms
     A Nairobi la telefonia mobile ha varcato i confini dell’immaginabile. Basti pensare a M-Pesa, un servizio che trasforma il cellulare in bancomat. Oggi questo metodo di trasferimento del denaro (lanciato due anni fa da Safaricom, leader locale nelle telecomunicazioni) è stato sviluppato e migliorato da un programmatore in erba della Strathmore University di Nairobi. Kenneth Mwangi - questo il nome del brillante studente - ha ideato un software (Tulipe, “paghiamo” in lingua swahili) che consente di fare acquisti tramite computer e telefonino.
In pratica, al momento di saldare il conto si può decidere se trasferire i soldi custoditi in una web-banca (un po’ come il servizio PayPal si appoggia alle carte di credito) oppure quelli caricati sulla propria scheda telefonica. Basta digitare un comando sul cellulare.
«Tulipe - chiarisce il suo creatore - punta a semplificare la vita di tutte quelle persone che non hanno un reddito sufficiente per giustificare un conto bancario tradizionale, oppure vivono in zone dove le banche non sono ancora arrivate».
Il business dei telefoni
     L’e-banking è una delle applicazioni più richieste in Kenya (oltre 2 milioni di persone a Nairobi già ricorrono ai pagamenti via cellulare), ma non è certo l’ultima frontiera della telefonia mobile. I programmatori della Koinonia Technologies, società fondata da ragazzi degli slum (grazie all’aiuto del missionario comboniano Padre Kizito Sesana), hanno lanciato il servizio “Freesms”, che sta riscuotendo successo nelle piccole e medie imprese keniane.
«Sfruttiamo le potenzialità della rete Gsm per promuovere campagne di marketing e di pubblicità», spiega John Anyon. «È bastato guardarsi attorno per capire che la nostra idea avrebbe funzionato». In cinque anni il numero dei cellulari è decuplicato, passando da 1 milione a 10 milioni di apparecchi (mentre le linee telefoniche fisse sono rimaste circa 300mila, in gran parte collocate negli uffici governativi). «Con questi numeri - fa notare John - l’Africa è il terreno ideale per sperimentare nuove forme di connessione tra cellulari e computer».
Programmi impegnati
     Tra i campioni dell’informatica meritano una menzione speciale i creatori di Ushahidi (“Testimone”), un programma che mostra in diretta l’evoluzione delle crisi umanitarie. «Il funzionamento è semplice», spiega Erik Hersman. «Ogni cittadino può inviare, via sms o e-mail, notizie sulle condizioni di sicurezza e sulle emergenze in atto».
A questo punto, un cervellone elettronico mette insieme i dati e li elabora in tempo reale tratteggiando una mappa geografica dettagliata, divulgata tramite internet, che permette di monitorare l’evoluzione dei conflitti. Allo sviluppo del progetto collaborano decine di giovani programmatori di Kenya, Sudafrica, Uganda, Malawi e Ghana.
«Ushahidi è stato provato con successo durante le violenze post-elettorali in Kenya dell’anno scorso», fanno sapere i suoi curatori. «Più di recente, nell’Est del Congo, si è rivelato un utile alleato delle organizzazioni umanitarie, impossibilitate a raggiungere le zone isolate o pericolose, nonché dei giornalisti
impegnati a far luce sulle crisi dimenticate». L’ennesima prova che lo sviluppo dell’informatica in Africa può andare a braccetto con i diritti umani. Lo sa bene Ory Okolloh, giovane avvocata il cui sito
internet - Mzalendo.com - ha scardinato le porte della politica locale. «È un occhio sul parlamento», spiega la giovane blogger. «Ogni giorno registra e diffonde sul web le decisioni prese dai deputati, stimolando l’interesse dei cittadini». Una spina nel fianco dei governanti, una ventata di democrazia.
La guerra del software
     Dai telefonini multimediali all’universo internet, la rivoluzione tecnologica del Kenya passa attraverso lo sviluppo di programmi open source artigianali in lingua swahili. Un esempio su tutti: Jahazi, la piattaforma per pc realizzata dal giovane Mugambi Kimathi. «È un pacchetto di applicazioni fatto in casa», spiega l’ideatore. «Permette di gestire agevolmente mail, internet, chat, sms. E quel che più conta, funziona anche con sistemi
operativi “liberi”, come Linux». Una precisazione importante. Proprio in Kenya da qualche mese è in corso una guerra silenziosa che contrappone centinaia di internet caffè a Microsoft. Oggetto del contendere: il pagamento delle licenze per l’utilizzo dei programmi di Bill Gates. La gran parte dei cybercaffè di Nairobi, infatti, utilizza copie “piratate” di Microsoft Office. Il Kenya Copyright Board, l’ufficio governativo che tutela i diritti d’autore, aveva intimato agli esercenti di mettersi in regola entro il 30 ottobre. Da quel momento sono partiti i controlli a tappeto, e sono cominciate a piovere multe salatissime.
«È una follia», si lamenta il gestore del Kimathi Street Telecenter. «In Kenya dobbiamo già sostenere costi di connessione esorbitanti e subire ricorrenti black out. Il nostro margine di guadagno è estremamente esiguo. Se aumenteranno le spese, saremo costretti a chiudere».
Sarebbe un problema: per gli studenti della capitale, gli internet caffè rappresentano l’unica finestra aperta sul mondo. A migliaia passano le loro giornate davanti ai monitor per scambiarsi opinioni sui blog, chattare, sfogliare le riviste estere. Ma anche per scaricare foto, ascoltare canzoni o sbirciare qualche sito proibito. C’è persino chi cerca lavoro inviando “videocurriculum” alle multinazionali dei computer.
La guerra di Microsoft alla pirateria metterà in ginocchio gli internet caffè di Nairobi? Probabilmente no: molti gestori hanno già deciso di fare a meno dei programmi brevettati per puntare sull’open source. «Si tratta di applicazioni affidabili e gratuite», chiarisce Ken Kasai, leader della community keniana Skunworks. Con questi giovani, il futuro dell’Africa sembra davvero a portata di mouse.



Linux Negli Slum
     Il progetto "Linux aid People" è un’iniziativa di solidarietà che punta a ridurre il divario digitale e a diffondere il software Open Source, cioè il software libero e privo di licenze. Promosso dall’associazione no-profit Oses, il progetto si concretizza nella realizzazione di aule didattiche e infrastrutture informatiche in paesi in via di sviluppo, nonché nella fornitura gratuita alle organizzazioni medico-umanitarie del necessario supporto informatico. In Kenya sono stati istallati Personal Computer e Notebook, completi di appositi programmi, in scuole e centri giovanili nella regione del Meru (nella foto) e nelle baraccopoli di Nairobi. Per maggiori informazioni: http://osesassociazione.wordpress.com/


Global Voices
     Global Voices, ovvero Conversazione Globale. Si chiama così il nuovo movimento di cybernauti impegnato a dilatare i confini dell’informazione. «In ogni Paese del mondo ci sono milioni di blogger», ricordano gli attivisti. «Noi lavoriamo per consentire a tutte quelle voci di poter essere ascoltate ovunque». Sui blog di Global Voices ogni settimana vengono segnalati i 5-10 post più interessanti del pianeta. L’obiettivo principale è dare voce, mediante i citizen media, alle comunità marginalizzate. Motivo per cui le notizie vengono rilanciate in 15 lingue diverse da traduttori volontari. Inoltre un servizio legale viene in soccorso di quanti vogliano esprimersi là dove la voce online viene censurata. Per rendersi conto delle potenzialità dell’iniziativa basta dare un’occhiata alla versione italiana: http://it.globalvoicesonline.org



DIDASCALIE

L’esperto informatico Harrison Kyalo davanti al Shalom IT Center di Nairobi. «È una piccola oasi tecnologica che permette di connettere i giovani delle baraccopoli al resto del mondo»

Il giovane Samuel Njehu di Koinonia Technologies mostra il sistema “Free SMS”, che sfrutta l’interazione sempre più stretta tra cellulari e computer

Lezione di informatica allo Shalom IT Center. A Nairobi si trovano i migliori cervelli africani nel campo dell’informatica, dell’elettronica e della comunicazione digitale

In Kenya un mese di connessione alla banda larga costa circa mille euro: un’enormità. Nelle Filippine 150 euro, in Sudafrica 90, in India 5

Nairobi è il centro gravitazionale della rivoluzione tecnologica che sta cambiando il volto all’Africa. Nella foto decine di giovani affollano un internet caffè

Il prossimo 13-16 agosto la capitale del Kenya ospiterà la prima conferenza dei blogger africani (le edizioni successive si terranno ad Accra e al Cairo). www.kelele.org

Nairobi è una città vibrante e moderna. Gli internet caffè sono gremiti soprattutto di studenti che non dispongono a casa propria di computer né telefoni

Una cuffia e un pc collegato alla linea telefonica. Gli africani sono stati i primi a sfruttare le potenzialità di internet per telefonare in tutto il mondo a costi irrisori

Sono solo 50 milioni gli africani che usano regolarmente internet, appena il 3% degli utenti globali. Ma il loro numero cresce rapidamente

«Il futuro delle telecomunicazioni in Africa non dipende dagli aiuti internazionali», rivela Hamadoun Touré, numero uno dell’International Telecomunication Union. «Non abbiamo bisogno di carità, ma di investimenti»

Lo Shalom IT Center di Nairobi è frequentato da circa 180 studenti di informatica provenienti dalle baraccopoli di Kibera e Riruta Satellite

A Nairobi solo il 5% delle abitazioni è connesso alla banda larga.
L’utilizzo di una postazione in un internet caffè costa ogni ora circa 60 scellini (oltre 50 centesimi di euro)



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