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IL FUTURO ABITA A KAMPALA

La nazione più giovane del mondo è l’Uganda

L’età media degli ugandesi è di 15 anni. Un record mondiale. Che migliora di anno in anno. Ma non è facile governare un Paese di bambini e ragazzi…

Le strade ugandesi sono gonfie di giovani. Specie all’alba, quando un’interminabile fiumana di studenti diretti a scuola si snoda dalla capitale Kampala fino ai villaggi più isolati del Paese. È un torrente travolgente e colorato che pulsa di vita. Un corteo che si allunga di anno in anno. A ritmi impressionanti. Secondo le più recenti statistiche delle Nazioni Unite (World Population Prospects 2007), in questo piccolo paese dell’Africa equatoriale si trova il più alto numero al mondo di bambini sotto i 14 anni di età. Merito soprattutto delle donne ugandesi – ai primissimi posti nella classifica mondiale del tasso di fertilità – che hanno in media più di sei figli ciascuna. E che contribuiscono in modo determinante a fare di questa terra una delle nazioni con la più rapida crescita demografica. Nonché la più giovane nazione del mondo.
     «Sei ugandesi su dieci hanno meno di 18 anni», hanno calcolato gli esperti del Fondo delle Nazione Unite per la Popolazione (Unfpa). Un record lusinghiero. Ma anche una sfida impegnativa per le autorità locali, chiamate a fronteggiare i problemi sollevati dal vertiginoso aumento della popolazione giovanile. «Oltre metà degli ugandesi non può generare profitti – fa notare Andrei Mukulu dell’Ufficio centrale di statistiche a Kampala - perché si trova ancora in età scolare e non è in grado di lavorare». La moltitudine di giovani sarà una risorsa grandiosa per il futuro, ma oggi richiede un investimento gravoso per le casse statali: basti pensare che i costi dell’istruzione e della sanità sono quasi raddoppiati negli ultimi dieci anni.
     Il ministero delle Finanze di Kampala ha costituito un apposito organismo - l’Uganda Population Secretariat - per studiare e gestire il boom della popolazione. Sul sito internet di questo istituto governativo (www.popsec.org) un contatore scandisce con implacabile precisione l’inarrestabile incremento demografico. Al momento in cui pubblichiamo questo articolo, il numero degli ugandesi è stimato in 28.709.852. Ma la cifra si accresce di una unità ogni quaranta secondi. A questo ritmo la popolazione ugandese sarà arrivata a 30 milioni già entro la fine dell’anno. E triplicherà entro il 2050. «Ciò che più preoccupa è l’incontenibile processo di inurbamento – spiega l’Uganda Population Report 2008 –; negli ultimi quindici anni un milione e mezzo di ugandesi si è spostato dalle campagne alle città. L’affollamento dei grandi centri crea problemi di gestione degli spazi, dei servizi, delle opportunità lavorative».
Finora il governo ha saputo coniugare bene il boom economico (+7% annuo del Pil) con lo sviluppo sociale: l’aspettativa di vita in Uganda è cresciuta da 43 a 50 anni nell'arco di un lustro, un primato per l’Africa subsahariana.
     Apprezzabili risultati sono stati ottenuti sul fronte della lotta alla povertà (calo dei livelli di miseria della popolazione, dal 56% del 1992 al 29% di oggi) e alla mortalità infantile (79 decessi su mille nati, il 17% in meno della media continentale). Di certo il successo più clamoroso è quello ottenuto nella battaglia contro l’Aids. Solo vent’anni fa i giornali occidentali profetizzavano che gli ugandesi si sarebbero estinti in breve tempo, falcidiati dall’Hiv. Oggi, grazie soprattutto alla massiccia campagna di informazione e di prevenzione messa in campo dalle autorità ugandesi, il numero di sieropositivi è sceso al 6%. Un quinto rispetto agli anni Novanta. “Uganda, il Paese dei miracoli”, titolano oggi i nostri giornali. E sbagliano ancora una volta. Perché non si tratta affatto di un caso isolato. Ha ragione l’amico Raffaele Masto, scrittore e giornalista di grande esperienza: «Non possiamo non renderci conto che il nostro sicuro Occidente è la decadenza, mentre l’Africa è il futuro – scrive nel suo In Africa (Sperling & Kupfer 2003) –. Noi siamo popoli di anziani stanchi mentre l’Africa, dove il 70 per cento della popolazione ha meno di quindici anni, è un continente di prorompente vitalità».







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