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IL DITO DI CAPRIVI

Alla scoperta di un angolo segreto di Namibia

È un lungo e sottile braccio di terra namibiana che s’incunea nel cuore dell’Africa australe. Una regione dalla forma bizzarra, disegnata a tavolino in epoca coloniale. Stretta tra fiumi grandiosi e frontiere affascinanti.

Se osservate una cartina dell’Africa, lo sguardo vi resterà imbrigliato in una ragnatela di confini tracciati apparentemente senza logica. Grovigli di frontiere che serpeggiano impazzite, linee rette che tagliano deserti e foreste come fette di una grande torta, minuscole enclave schiacciate tra nazioni dalle dimensioni smisuratamente esagerate. Le sconnesse geometrie della topografia africana sono retaggi del periodo coloniale, conseguenze nefaste dell’ingordigia con cui le cancellerie europee decisero di ripartirsi il continente - secondo logiche politiche, economiche e militari - alla fine dell’Ottocento.
L’effetto più bizzarro di questa sconclusionata spartizione è il Dito di Caprivi. Si tratta di un lungo e sottile braccio di terra che dalle estreme propaggini settentrionali della Namibia si estende verso est, e che pare quasi volersi staccare dal resto del Paese. È una spina innaturale (lunga 450 chilometri e larga appena 35) che si insinua prepotentemente tra le frontiere di Zambia, Botswana, Zimbabwe e Angola, fino a raggiungere il fiume Zambesi.
Un pasticcio della storia
     Il Dito di Caprivi fu creato a tavolino dalle potenze coloniali il 1º luglio del 1890. Quel giorno gli ambasciatori dell'Impero tedesco e del Regno Unito sottoscrissero un accordo (il Trattato di Helgoland-Zanzibar) che permise alla Germania di acquisire per la propria colonia dell'Africa del Sud-Ovest (l’attuale Namibia) lo strategico sbocco alle acque dello Zambesi. Il nuovo territorio prese il nome del cancelliere Leo von Caprivi. Era un corridoio dalla caratteristica forma affusolata, simile a quella di un dito, fondamentale per collegarsi via fiume all’oceano Indiano. Nelle mire espansionistiche dei generali tedeschi, inoltre, rappresentava una sorta di lancia che premeva al fianco dell’Africa orientale (dove già esisteva un’altra colonia teutonica: il Tanganica).
Da quel momento le sorti del Dito di Caprivi seguirono la travagliata storia dell’odierna Namibia (ex colonia tedesca, occupata dai sudafricani durante la prima guerra mondiale, divenuta indipendente solo nel 1990). I padri fondatori delle nazioni africane decisero di non rimettere in discussione le frontiere coloniali, per scongiurare bagni di sangue e cementare il senso di appartenenza dei popoli ai neonati Stati indipendenti. Fu così che lo stravagante Dito di Caprivi, frutto di europeissime contese territoriali, rimase proteso dalla Namibia verso il cuore dell’Africa australe. Nella seconda metà degli anni Novanta del secolo scorso, i guerriglieri separatisti della Caprivi Liberation Army tentarono, senza successo, di staccarsi dalle autorità namibiane.
Tesori nascosti
     Oggi la regione, estesa per poco meno di 20.000 chilometri quadrati, è abitata da 95mila persone che poggiano la loro povera economia sulla pastorizia e sull’agricoltura di sussistenza. Il territorio alterna fiumi e acquitrini a zone ricoperte da boscaglie e savane. La natura è esuberante, i panorami mozzafiato, la popolazione riservata ma ospitale. Un tesoro nascosto tra le pieghe delle mappe.
I turisti che si recano in Namibia finiscono tutti nei paradisi pubblicizzati dai dépliant patinati dei tour operator. Si radunano tra le dune di Sossusvlei, i relitti della Skeleton Coast, i cimeli coloniali di Lüderitz e gli animali dell'Etosha National Park. Pochi hanno la curiosità di esplorare il Dito, ed è un vero peccato. Perché Caprivi resta un angolo remoto dell’Africa che sa conquistare per la sua tranquillità, il suo fascino selvaggio, l’atmosfera unica di una frontiera che anziché imbrigliare l’uomo ne libera lo spirito.


IL VIAGGIO
QUANDO
     La stagione secca (da maggio a ottobre) è quella più piacevole per visitare la Namibia. Da evitare il periodo delle piogge, da dicembre ad aprile.
DOCUMENTI
     Non è richiesto il visto d'ingresso. E’ sufficiente essere muniti del passaporto, con scadenza non inferiore ai sei mesi.
IL VOLO
     Voli dall’Europa alla capitale Windhoek sono assicurati da South African Airways, British Airways, Air France, Ethiopian Airlines.
CERTIFICATI SANITARI
     Per la Namibia non è richiesta alcuna vaccinazione. Consigliata la profilassi anti-malarica.
ABBIGLIAMENTO
     Consigliati abiti comodi e leggeri. L'inverno, che va da maggio ad agosto è normalmente mite, l'estate che va da settembre ad aprile è il periodo più caldo.
LINGUA UFFICIALE
     Le lingue ufficiali parlate in Namibia sono: l'inglese e l'afrikaans ma anche il tedesco è largamente diffuso.
SPOSTARSI
     La Namibia ha buoni collegamenti aerei locali, anche se muoversi in aereo è piuttosto costoso. I treni e i bus offrono fanno la spola tra le città principali a prezzi ragionevoli. Se intendente affittare un’auto, ricordate che in Namibia si tiene la sinistra.
CON CHI
     Per chi ama i viaggi organizzati dai tour operator segnaliamo: African Explorer (www.africanexplorer.com tel. 02.43319474), Il Diamante (www.qualitygroup.it info@qualitygroup.it), Harmattan (www.harmattan.it, tel. 041.8122956), Azalai (www.azalai.info, tel. 06.95557445)





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