Marco Trovato
Reporter Indipendente


Articoli
  Attualita'
Solidarieta'
Societa'
News



ARTICOLI

 
PICCOLI GENI CRESCONO

Gli inventori africani stupiscono il mondo

Trasformano vecchie biciclette in mulini o pompe per l’acqua. Usano pezzi di cellulari per catturare i pesci. Riciclano motori guasti per produrre la corrente. Sono i cervelloni dell’Africa. Specialisti in invenzioni a basso costo


Non hanno alle spalle università o centri di ricerca. Non dispongono di strumentazioni hi-tech né di sofisticati laboratori. Per i loro esperimenti possono contare solo su officine malmesse o baracche di lamiera, talvolta semplici capanne senza elettricità. Ma hanno caparbietà e intraprendenza da vendere. E sanno compensare la mancanza di risorse economiche con la forza delle loro idee… Spesso geniali.
Sono centinaia di piccoli inventori africani. Studenti, artigiani, contadini, pastori e commercianti. Persone normali con intuizioni speciali. Capaci di trovare soluzioni efficaci - pratiche e a basso costo - ai problemi quotidiani che attanagliano milioni di persone nel sud del mondo.
Via col vento
     In uno sperduto villaggio del Malawi, il giovane William Kamkwamba è riuscito a trasformare della vecchia ferraglia in un mulino a vento che produce elettricità. «L’idea mi è venuta sfogliando un libro preso in prestito in una biblioteca, che illustrava il funzionamento delle turbine eoliche», spiega il ragazzo, figlio di contadini, costretto ad abbandonare la scuola all’età di 14 anni perché la sua famiglia non aveva i soldi per la retta d’iscrizione. «Vivevamo tutti al buio, c’era bisogno di un generatore di corrente. Così ho cominciato a lavorare al mio progetto, raccogliendo un mucchio di rottami, fra lo scetticismo della gente».
Nel giro di poche settimane William ha assemblato assi di legno, tubi in pvc, ruote e telai di biciclette guaste, pezzi di motori fuori uso e vecchi ammortizzatori. Come per magia ha dato forma al suo mulino. «Il primo prototipo era alto cinque metri e permetteva di far funzionare quattro lampadine e due radio. Inoltre dava la possibilità di ricaricare le batterie dei cellulari. Poco a poco ho introdotto dei miglioramenti… Grazie al computer, via web, ho ricevuto consigli di tecnici sparsi in ogni parte del mondo. Due anni fa sono riuscito produrre energia per illuminare molte case». Il suo congegno non è passato inosservato. William è stato invitato a tenere una conferenza al prestigioso TedGlobal, meeting mondiale dedicato alle innovazioni tecnologiche più interessanti. L’improvvisa popolarità gli ha portato degli sponsor: oggi il ragazzo frequenta l’African Leadership Academy, una scuola esclusiva di Johannesburg.
Geniali marchingegni
     La bella favola di William è già diventata un film e un libro. Ma non è certo l’unica storia d’inventiva africana ad aver suscitato curiosità e stupore. Di recente la Bbc ha dedicato un servizio a Pascal Katana, 25 anni, studente di ingegneria all’Università di Nairobi, ideatore di un singolare dispositivo che facilita il lavoro dei pescatori keniani. Il marchingegno - intrico di parti di computer, radiotrasmittenti e vecchi cellulari - riproduce il verso dei pesci mentre mangiano, attirando così i golosi compagni. «La vera rivoluzione - precisa il giovane inventore - è che quando i pesci arrivano in quantità, la mia macchina compone un numero telefonico e con un semplice squillo avvisa il pescatore di recuperare le reti».
Nel club dell’ingegno africano un posto d’onore spetta a Bernard Kiwia, meccanico di Arusha, Tanzania, maestro nel convertire vecchie biciclette in seghe circolari, caricabatterie per cellulari o pompe per l’acqua. «Dai pedali alla catena, dalla dinamo alle ruote, ogni singola parte di una bici può essere riciclata e riadattata per molteplici usi», assicura l’industrioso meccanico. E che dire dei progetti di Sham Napara, che hanno attirato l’attenzione persino dei ricercatori americani? Sham è titolare di una piccola ferramenta in un villaggio nel nord del Ghana, ma la sua vera passione è la tecnologia fai da te. Di recente è riuscito a trasformare un distributore di pastiglie in un rivoluzionario macchinario agricolo che velocizza la semina del granoturco e abbatte i costi per i contadini.
È solo l’ultima trovata geniale: nel suo curriculum di inventore Sham può vantare anche una macchina artigianale che taglia il sapone e un’altra che tosta le noci del karitè.
La fiera delle idee
     «Non finirò mai di stupirmi dell’abilità creativa messa in mostra dagli africani. Campioni assoluti nell’arte dell’arrangiarsi con poco», dice Erik Hersman, ricercatore e blogger, cresciuto in Sudan e Kenya, una vita passata a scovare - e a sostenere - gli anonimi cervelloni del continente. Il suo sito, www.afrigadget.com, illustra una miriade di progetti, semplici e sostenibili, partoriti a sud del Sahara.
E non è l’unica vetrina virtuale dedicata alla creatività dell’Africa: basta dare un’occhiata ai siti African Uptimist (www.agbe.typepad.com) e Timbuktu Chronicles (www.timbuktuchronicles.blogspot.com) per scovare molte altre creazioni geniali, efficaci e a basso costo. Come l’emittente radiofonica portatile realizzata da tre giovani studenti ghaneani: alimentata ad energia solare, si sposta in una valigetta, e trasmette nel raggio di due chilometri. Lo scorso agosto ad Accra, capitale del Ghana, decine di progettisti e ricercatori africani si sono radunati alla Maker Faire Africa, una sorta di fiera dell’innovazione tecnologica organizzata dalla rivista americana Make. Un’occasione ghiotta per scambiare idee e presentare i propri lavori. E magari venire in contatto con qualche imprenditore alla ricerca di idee commerciabili.
«Ho ricevuto qualche proposta interessante», fa sapere Cedrick Ngalande, autore di un “generatore di corrente alimentato con lo zucchero”. «Ma - puntualizza - se anche il mio brevetto non avrà successo in Occidente e non farà montagne di soldi, mi resterà sempre la soddisfazione di aver contribuito a migliorare la qualità della vita in Africa».



Fai da te: un’arte africana
     Non sono solo gli studenti africani a trovare soluzioni geniali. In Liberia, le donne del villaggio di Sembehun hanno realizzato un forno per cuocere pane e dolci riciclando un vecchio distributore di videocassette vhs diella Blockbuster. Poco più a nord, i contadini della Sierra Leone sono riusciti a produrre biodiesel, combustibile ecologico ed economico, dalla lavorazione delle noci selvatiche che abbondano in foresta.
In Niger i fabbri di Zinder hanno imparato a trasformare le vecchie latte di alluminio in cucine solari. Infine i pastori masai del Kenya hanno piazzato dei tubi sul vulcano Suswa per catturare il vapore che esce dal sottosuolo e portarlo negli accampamenti, sotto forma di acqua.





Tutti i diritti sono riservati.
E' vietata la riproduzione, anche parziale, dei testi e delle immagini, senza l'autorizzazione scritta dell'autore.
E-mail: info@reportafrica.it.
Realizzato da www.kridea.com.
Elenco Totale Articoli

Warning: getenv() has been disabled for security reasons in /var/www/www.reportafrica.it/articoli.php on line 286