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MOZART A KINSHASA

In Congo spopola la musica classica

Nella caotica capitale congolese si esibisce l’unica orchestra sinfonica dell’Africa nera. Ottanta musicisti fai-da-te. Che suonano strumenti artigianali in condizioni proibitive. E che incantano con la loro passione

E’ sporca, malconcia e sconclusionata. Ma sempre esuberante e irrimediabilmente festaiola. Kinshasa, cuore pulsante della Repubblica Democratica del Congo, non ha perso la sua verve artistica e melodica. Malgrado la crisi economica – acuita dalla corruzione dei politici e dalla guerra che infiamma da oltre quindici anni l’Est del Paese – “Kin la belle” resta la capitale musicale dell’Africa. Un primato rinvigorito dal clamoroso successo della sua Orchestra Sinfonica Kimbanguista (OSK), l’unica vera filarmonica del continente. Nata quindici anni fa in seno all’omonima chiesa indipendente del Congo, l’OSK tiene concerti in piazze e stadi affollati. Viene spesso invitata ad esibirsi a Brazzaville, Kisangani, Yaoundé, Libreville. E adesso approda anche in Europa grazie al film “Kinshasa Simpony” (leggi il box). L’orchestra è stata creata da Armand Diangienda, nipote del compianto leader religioso Simon Kimbangu, martire della lotta anticoloniale, autoproclamatosi nel 1921 “Profeta di Cristo”, fondatore di una chiesa che oggi vanta 5 milioni di seguaci in Africa, 17 milioni in tutto il mondo.
FEDE E MUSICA
     «Per impreziosire le nostre celebrazioni religiose c’era bisogno di un adeguato accompagnamento musicale», racconta il maestro Diangienda. «All’inizio eravamo in una dozzina a suonare, oggi siamo una vera orchestra sinfonica con strumentisti e coristi». Ottanta musicisti autodidatti, nessun professionista (suonano meccanici, insegnanti, segretarie, lattonieri, etc). Spartiti recuperati da internet e fotocopiati su cartacce. Una selva di strumenti assemblati artigianalmente (i flauti coi tubi di pvc, le corde dei violini coi cavi dei freni) oppure importati dall’Europa, da qualche banda musicale, di seconda o terza mano. Ci si arrangia alla bellemeglio, come sempre a Kinshasa. Una squadra di fabbri e falegnami garantisce la manutenzione di clarinetti, contrabbassi, ottoni e cembali. Le prove si tengono ogni sera dentro una sala di preghiera nella polverosa Rue Monkoto. Gli orchestrali arrivano a piedi, in motorino o su affollati pulmini. In chiesa imparano a suonare Bach, Mozart, Beethoven, Verdi, Vivaldi, Ravel, Handel. Ai concerti indossano gli abiti neri del matrimonio e scarpe di vernice tirate a lucido. Il pubblico di Kinshasa – abituato al ritmo travolgente della rumba - resta con la bocca aperta, sbalordito. Come davanti ad uno spettacolo che pare provenire da un altro pianeta.



Da vedere
     Il film documentario Kinshasa Symphony mostra il volto meno conosciuto del Congo – quello della creatività e della musica – e svela l’energia vibrante della sua gente, che pur vivendo in una delle società più caotiche e disordinate del mondo, è capace di far funzionare uno dei sistemi di cooperazione più complessi mai inventati dall’uomo: un'orchestra sinfonica. Diretto dai registi tedeschi Claus Wischmann e Martin Baer, Kinshasa Symphony è stato presentato di recente alla Berlinale dove ha raccolto apprezzamenti dalla critica. www.kinshasa-symphony.com.

CURIOSITA' IN PICCOLE

A Kinshasa, capitale della musica classica in salsa africana, la suoneria più diffusa tra i cellulari è la sigla della Champions League: un inno del compositore tedesco Händel

Flauto traverso, clarinetto, piatti, ottoni, contrabbasso e violincello. Nell’orchestra sinfonica di Kinshasa suonano un’ottantina di musicisti

Il loro primo concerto dell’Orchestra Sinfonica Kimbanguista si tenne nel dicembre 1994 in onore del dittatore Mobutu, due anni prima della sua caduta




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