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SCI, IL LEOPARDO DELLE NEVI

Dalle savane alle piste innevate, la favola di un grande sciatore africano


A trent’anni ha visto per la prima volta la neve. A trentuno ha scoperto la passione per lo sci. A trentasei si è qualificato per le Olimpiadi: primo atleta del Ghana nella storia dei Giochi invernali. Ora Acheampong vuole continuare a stupire il mondo

Ai Giochi di Vancouver, lo scorso inverno, è stato tra gli atleti più fotografati e acclamati dal pubblico. Un tripudio di applausi e attestati di affetto che gli hanno riscaldato il cuore. E poco importa se non ha conquistato una medaglia. Kwame Nkrumah-Acheampong, 36 anni, è entrato nella storia dello sci mondiale: prima di lui nessun atleta ghaneano aveva mai partecipato ad un'Olimpiade invernale. Acheampong c’è riuscito, qualificandosi contro ogni pronostico per la gara dello slalom gigante.
Un simpatico outsider
     Alla cerimonia inaugurale dei Giochi ha sfilato - visibilmente emozionato, quasi incredulo - tra i fuoriclasse europei e americani delle piste: infagottato nella sua inconfondibile tuta leopardata, pareva un imbucato a una festa esclusiva.
La squattrinata federazione del Ghana gli aveva passato solo il biglietto aereo, alcuni amici avevano fatto la colletta per contribuire alla spedizione olimpica, l’unico vero sponsor si era dileguato prima di saldare i conti. Per sua fortuna i canadesi lo hanno preso in simpatia, offrendogli una valanga di ospitalità e di tifo… Senza che nutrissero la minima speranza di essere ricambiati con uno storico risultato: i bookmaker avevano quotato la vittoria dello sciatore africano 500 a uno.
Alla fine si è piazzato 47° su 48 atleti rimasti in gara; l’italiano Giuliano Razzoli, medaglia d’oro nello slalom maschile, gli ha rifilato 21" 29 di distacco: un’enormità. Ma per il “vecchio” Kwame, classe 1974, è stato comunque un trionfo.
Lui proviene da un Paese, il Ghana, assolato e senza montagne (l’unica vera cima, il monte Afadjato, è alta 885 metri). Il povero villaggio in cui è cresciuto - a un’ora di strada dalla capitale Accra - è circondato dalla savana. Nemmeno le colline si vedono all’orizzonte. Solo cespugli e sabbie infuocate. Terra d’Africa.
Tra sole e neve
     «Da giovane accompagnavo i turisti bianchi nei safari», ha raccontato alla sua prima conferenza stampa. «Una decina di anni fa mi sono trasferito in Inghilterra. Per guadagnarmi da vivere ha trovato lavoro in un albergo in montagna. Facevo il portiere, rispondevo al centralino, portavo in camera le valigie dei clienti, cose così. Fuori c’era la neve, bianchissima, che mi attirava come un bambino».
Il giorno in cui ha compiuto trentun anni si è regalato la prima sciata, l’anno dopo si è iscritto a una gara. Da quel momento ha collezionato una vittoria dietro l’altra. Un talento naturale. Nel 2006 ha mancato per un soffio la qualificazione alle Olimpiadi di Torino, quest’anno in Canada si è preso una rivincita che lo ha reso celebre in tutto il mondo con un soprannome roboante: “il leopardo delle nevi”. Malgrado l’età, non ha ancora perso la voglia di gareggiare. Si allena sulle Dolomiti. Ogni tanto torna in Africa. Coi montepremi conquistati sulla neve aiuta i ragazzi più poveri nello studio e nello sport. Ha fondato la Ghanaian Winter Olympic Association, con cui si dà da fare per promuovere le discipline invernali nel suo Paese. Ha già convinto il governo a costruire la prima pista da sci artificiale del Ghana: «Sorgerà sulle colline di Akuapem», assicura raggiante. «E sarà finita in tempo per i Giochi olimpici invernali di Soči 2014». Dalle montagne alla savana, il leopardo delle nevi non vuole più fermare la sua corsa.



I precedenti clamorosi
     Acheampong non è l’unico atleta olimpico proveniente da una nazione che non ha tradizioni di sport invernali. Ai Giochi di Calgary del 1988 partecipò una squadra giamaicana di bob (impresa celebrata dal film Cool Runnings). Alle Olimpiadi invernali di Albertville del 1992, lo sciatore marocchino Brahim Izdag fu artefice di una performance disastrosa e memorabile: ancora oggi furoreggia su YouTube il video della sua gara in Super Gigante, tempestata di cadute, fuoripista e grossolani errori degni di un principiante. Non finì lì: a Nagano, nel 1998, il keniano Philip Boit, uno dei primi africani a cimentarsi con lo sci di fondo, si classificò ultimo nella 10 km e giunse a più di venti minuti dal vincitore, il norvegese Bjørn Daehlie, che aspettò l’arrivo dell’atleta africano per rendergli omaggio. E Boit apprezzò il gesto a tal punto da chiamare, l’anno dopo, il proprio figlio “Bjørn”: un tocco di classe.


Brividi all’Equatore
     L’Africa scopre il piacere di scivolare sul ghiaccio. A Nairobi, preso il lussuoso Panari Hotel, è stata inaugurata da poco la prima pista di ghiaccio dell’intera Africa orientale. Un evento che ha entusiasmato i giovani della capitale keniana e che ha spinto le autorità locali a fondare una nazionale di pattinaggio. Una rarità: in tutto il continente sono attive solo cinque piste di ghiaccio: due in Sudafrica (a Johannesburg e Città del Capo, dove si tengono anche competizioni internazionali), una al Cairo in Egitto, e una ad Abidjan, capitale della Costa d’Avorio, nello storico Hotel Ivoire.


Sciare sull’Atlante
     Credevate di aver già visto tutto? Invece la neve riserva molte sorprese. Per esempio quella di sciare in Marocco, a oltre 3 mila metri, nella catena montuosa dell'Atlante. Le piste migliori si trovano a Oukaimeden, vicino a Marrakech e a Mishliffen, nella provincia di Fes. Tra una discesa e l'altra si sosta nelle terrazze assolate dei rifugi, per assaggiare couscous e bere tè alla menta. E per chi ama il lo sci di fondo non mancano escursioni mozzafiato, come la salita dal rifugio Nelter alla cima perennemente innevata del Toubkal (4167 m). Informazioni sul sito www.visitmorocco.com.


Un nome storico
     Il campione ghaneano dello sci ha lo stesso nome – “Kwame Nkrumah” - del primo Presidente del suo Paese: un omaggio che il padre del “leopardo delle nevi” ha voluto tributare a uno dei più grandi leader africani di tutti i tempi, padre nobile del primo Stato indipendente del continente.


Un animale in pericolo
     Acheampong, 36 anni, è testimonial di un'associazione che si propone di salvare il leopardo delle nevi (Panthera uncia) dall'estinzione. Questi felini, diffusi in Asia centrale e imparentati con la tigre (Panthera tigris), vivono in luoghi remoti e poco accessibili, in condizioni climatiche decisamente glaciali che ne rendono difficile lo studio e la salvaguardia. La loro pregiata pelliccia attira l’interesse di cacciatori e bracconieri.





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