Marco Trovato
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UN'ANGUILLA ALLE OLIMPIADI

L’incredibile storia del peggiore nuotatore del mondo

Eric Moussambani, atleta della Guinea Equatoriale, è entrato nella storia dei Giochi olimpici: a Sydney realizzò il peggiore risultato di sempre nella gara dei 100 metri stile libero. Oggi sogna di riscattarsi

È un campione all’incontrario, un dilettante allo sbaraglio, un primatista assoluto della mediocrità sportiva. A suo modo, un mito che non conosce rivali. Eric Moussambani, classe 1978, nuotatore della Guinea Equatoriale, ha fatto della propria inadeguatezza una straordinaria molla per il successo personale. Ancora oggi viene ricordato come uno dei protagonisti assoluti delle Olimpiadi di Sydney. Il 19 settembre del 2000 partecipò alla gara maschile dei 100 metri stile libero. Passò alla storia perché concluse la gara con un tempo di 1:52.72: il peggiore risultato di sempre nelle competizioni olimpiche. Un record negativo che nessuno è mai più riuscito ad eguagliare. Andate a rivedervi la sua disastrosa impresa: su YouTube è uno dei filmati sportivi più cliccati.
Un video da brividi
     Moussambani prende posto sui blocchi di partenza con l’aria di un condannato a morte che va verso il patibolo. Deve tentare di aggiudicarsi la batteria di qualificazione. Ma non pare convinto di farcela. E nemmeno i suoi due allenatori che ciondolano, inquieti, a bordo vasca. Solo loro conoscono la tragica verità: Moussambani non è un vero nuotatore, ha imparato solo da pochi mesi a muoversi in acqua. Nella piscina di Sydney, del resto, non corre il rischio di sfigurare: i suoi due unici avversari, il nigerino Karim Bare e il tagico Farkhod Oripov, si tuffano prima dello start e vengono squalificati.
Per regolamento Moussambani deve disputare la gara da solo. Solo contro il tempo. Un incubo. Al via, l’atleta africano si getta in vasca con una fragorosa spanciata. Nuota, si fa per dire, mettendo in mostra uno stile terribilmente dilettantesco: gambe larghe e rigide, testa fuori dall'acqua, sbracciate scoordinate e mai incisive. Percorre i primi cinquanta metri in quarantuno secondi: un mezzo disastro. E la situazione peggiora nella vasca di ritorno. Moussambani appare sempre più in difficoltà: rallenta l’andatura, annaspa, litiga con l’acqua, inizia a serpeggiare nella corsia. Gli ultimi quindici metri sono un calvario. Ogni sbracciata è un turbinio di schizzi, sorsate di cloro, centimetri conquistati con la sola forza dell’orgoglio. A un certo punto, l’atleta sembra sul punto di affogare. I giudici si preparano a tuffarsi per salvarlo, gli speaker infiammano le telecronache con toni epici e drammatici. Gli spettatori accalcati sulle gradinate dell’International Aquatic Centre esplodono in un boato di incitamento. Moussambani riesce a portare a termine la gara.
Elogio della lentezza
     Impiega un tempo spaventoso: più del doppio rispetto alla media degli altri atleti (superiore anche al primato sui 200). È il peggiore nuotatore della storia olimpica. Ma conquista le ovazioni del pubblico e monopolizza le attenzioni dei media. I grandi network televisivi se lo contendono per intervistarlo. Il Times gli affibbia un soprannome che fa il giro del mondo: Eric, the Eel – «l’Anguilla» (malgrado evochi un gambero). In pratica, dopo il siluro australiano Thorpe, diventa il nuotatore più celebrato dell'olimpiade. Alla conferenza stampa un cronista irriverente ha il coraggio di fargli la domanda che frulla nella mente di tutti: «Scusi, che diavolo ci fa lei alle Olimpiadi?». «Mi hanno invitato», è la risposta, sincera, di Moussambani. Il Comitato olimpico aveva voluto in Australia una manciata di atleti sconosciuti in rappresentanza dei cosiddetti Paesi emergenti. La Guinea Equatoriale, priva di veri candidati, aveva ingaggiato Moussambani: un giocatore di pallavolo, agile e muscoloso quanto bastava per tenere alti gli onori della piccola nazione africana. Peccato che non sapesse neppure stare a galla. «Ho imparato a nuotare in otto mesi dentro una piccola vasca di un hotel della capitale Malabo», racconta Eric. «Quando mancava l’acqua, andavo a tuffarmi in fiumi fangosi, tormentato dalla presenza dei coccodrilli… Mai, prima delle gara di Sydney, avevo visto una piscina olimpionica, mai avevo provato a nuotare sulla distanza dei 100 metri».
La sua terribile sconfitta si trasforma nella più incredibile delle vittorie: Moussambani diventa una star internazionale. I marchi sportivi gli fanno firmare contratti pubblicitari per migliaia di dollari. I tifosi si dannano per strappargli un autografo, il sorriso per una foto ricordo. Nel web fioriscono blog e fan club che esaltano le sue gesta. Il successo dura un paio d’anni. Poi inizia una parabola che offusca la sua popolarità. Nel 2004 gli viene impedito di partecipare alle Olimpiadi di Atene per un cavillo burocratico: alla vigilia dei Giochi, il comitato olimpico smarrisce, incredibilmente, la foto del suo passaporto. A Pechino, quattro anni dopo, non riesce a qualificarsi.
Gli sponsor lo abbandonano, i manager gli voltano le spalle, tramonta il sogno di un ingaggio in America, le autorità del suo Paese non lo aiutano. Eppure Moussambani non si arrende. All’età di 32 anni continua ad allenarsi tra l’Africa e la Spagna. Non nuota ancora come un campione, ma ha già dimezzato i suoi tempi. Ed è deciso a prendersi la sua rivincita. Chissà. Forse tra due anni alle Olimpiadi di Londra vedremo sguazzare un’anguilla.




Senza rivali
     Alle Olimpiadi di Barcellona del 1992, il nuotatore più lento fu un tal Romain Aziz Belemtougri del Burkina Faso, che concluse i 100 metri stile libero in 1:19.42: una gara velocissima, in confronto con quella di Moussambani. A Pechino 2008, il record negativo gli poteva essere insidiato da Stany Kempompo Ngangola, nuotatore e ingegnere della Repubblica Democratica del Congo. Ma l’atleta concluse la sua gara nei 50 metri stile libero in 35.19: un tempo dignitoso. Irraggiungibile per Moussambani.


Il cimelio
     Alle Olimpiadi di Sydney tutti i nuotatori indossavano costumi ipertecnologici per diminuire l’attrito in acqua. Moussambani, invece, gareggiò con un tradizionale costume da bagno acquistato per pochi dollari. Oggi quel cimelio è custodito, con tanto di autografo, all’Olympic Museum di Losanna, Svizzera.





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