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A LEZIONE DI CINEMA

Fioriscono in Africa le scuole per aspiranti film-maker

Dal Sudafrica al Burkina Faso, dal Ruanda alla Nigeria si moltiplicano le scuole che formano registi, cameraman e sceneggiatori africani. Una novità destinata a rivoluzionare il piccolo e grande schermo.

Per molti decenni la rappresentazione dell'Africa in televisione e al cinema è stata pensata e plasmata esclusivamente da uomini bianchi. Registi e cameraman europei e statunitensi hanno girato migliaia di film e documentari con cui hanno raccontato - dal loro punto di vista - ricchezze e miserie del continente. Nel secolo scorso la povera industria cinematografica africana non è riuscita a scalfire il monopolio delle produzioni video occidentali. I professionisti africani della cinepresa hanno dovuto fare i conti con la cronica mancanza di finanziamenti dei loro Stati. La gran parte ha usato soldi europei per realizzare opere destinate ad essere viste solo nei cinema d'Essai nel nord del mondo: un paradosso che ha fortemente condizionato il linguaggio cinematografico e ha mortificato la creatività di molti film-maker.
RIVOLUZIONE NIGERIANA
     Oggi i cineasti africani possono prendersi la loro rivincita. Mentre in Occidente la crisi economica sta dissanguando il settore delle produzioni video, a sud del Sahara affiorano sempre più numerose imprese cinematografiche (talvolta finanziate dai governi, più spesso frutto di iniziative private) che realizzano programmi televisivi e film ad uso e consumo della nuova emergente classe media africana (350 milioni di persone, pari al 35% della popolazione globale). E' una svolta epocale. Destinata a cambiare il modo con cui il continente africano viene mostrato sul piccolo e grande schermo. La rivoluzione è partita dalla Nigeria. L'industria delle pellicole nigeriana, chiamata Nollywood per la sua grandezza e importanza, oggi produce duemila film l'anno, più di Bollywood (la concorrente indiana) e di Hollywood messe assieme. I suoi melodrammi - scritti e realizzati da professionisti africani - sono diffusi da milioni di televisori che un tempo mostravano solo film americani. Le migliaia di lavoratori specializzati che fanno funzionare il cinema nigeriano provengono quasi tutti dal National Film Institute, una scuola di formazione affiliata all'Università di Jos, capoluogo dello stato centrale del Plateau. Qui vengono formati e si diplomano ogni anno centinaia di registi, sceneggiatori, cameraman e fonici.
NEL CUORE DELL'AFRICA
     Il successo del modello nigeriano ha stimolato la diffusione di scuole cinematografiche in altre parti dell'Africa. La scorsa estate in Ruanda è stato inaugurato il Kwetu Film Institute (www.kwetufilminstitute.com), una sorta di accademia del cinema che insegna a scrivere, girare e montare film e servizi televisivi. L'istituto, sostenuto dal governo di Kigali, organizza stage intensivi per centinaia di studenti provenienti da ogni parte dell'Africa orientale. «Vogliamo offrire la possibilità ai nostri giovani di realizzare un sogno: guadagnarsi da vivere con la cinepresa», spiega il regista Eric Kabera, che già dirige con successo il Rwanda Cinema Center e l'annuale festival cinematografico Hillywood. Restando in zona c'è da segnalare il Maisha Film Lab (www.maishafilmlab.org), un laboratorio no-profit per la formazione di giovani film-maker ugandesi, creato a Kampala nel 2004 dalla cineasta indiana Mira Nair. «Se non raccontiamo le nostre storie, nessun altro lo farà» è il suo motto. In sette anni di attività, il Maisha Lab ha prodotto 38 film e formato quattrocento professionisti del video, gran parte dei quali ha trovato lavoro nel settore.
FUCINE DI TALENTI
     In Tanzania nei pressi di Arusha è attivo dal 2007 il Kilimanjaro Film Institute (www.kilimanjarofilm.org), che oggi è frequentato da decine di giovani desiderosi di lavorare nel mondo dei media video. «La scuola è finanziata da enti caritatevoli», spiegano i fondatori, Frank Bierens e Geert van Asberck, cineasti olandesi - «Ma presto saremo in grado di auto-sostenerci economicamente attraverso le realizzazione di film e documentari commissionati da televisioni straniere». Stessa ambizione per l'ultima nata tra le scuole cinematografiche africane: la IFD Film School, creata lo scorso settembre in Sierra Leone. «Vogliamo aiutare i film-maker locali a crescere professionalmente per ottenere il successo internazionale», spiega l'ideatore Ahmed Mansaray, già responsabile dell'Institut Francais a Freetown. «Ci vorrà del tempo, ma sono certo che esporteremo i talenti del nuovo cinema e produrremo film in grado di competere con le pellicole di Hollywood». La speranza è di replicare il successo ottenuto in Burkina Faso dall'Institute Imagine (www.institutimagine.com) fondato sette anni fa a Ouagadogou (sede del Fespaco, il più importante festival del cinema africano) dal regista Gaston Kabore. «Volevo offrire una chance ai giovani burkinabé interessati a lavorare nel cinema», spiega il fondatore. «Bisognava finirla con lo strapotere mediatico di Europa e Stati Uniti. La colonizzazione dell'immagine è tramontata... E' giunto il momento per l'Africa di raccontare se stessa». A dimostrazione che l'industria cinematografica può contribuire ad arricchire e a far crescere la società c'è in Sudafrica l'esempio prezioso dell'AFDA (www.afda.co.za), un'accademia cinematografica che dal 1994 sforna brillanti film-maker a Cape Town e Johannesburg. E' stata una delle prime scuole multirazziali del paese: fondamentale per far decollare il cinema e la tv post-apartheid.


Cinema nello slum
     Piccoli registi crescono... Tra i vicoli di Kibera, una delle peggiori baraccopoli di Nairobi, capitale del Kenia. Da tre anni in questo ghetto di fango e lamiere abitato da un milione di persone è attiva la Kibera Film School (www.kiberafilmschool.com), una piccola scuola che insegna ai giovani dello slum i rudimenti della pratica televisiva e cinematografica. Il progetto è stato ideato dall'associazione no-profit Hot Sun Foundation che già sfrutta il potere aggregante del teatro e della musica per strappare dalla strada centinaia di ragazze e ragazzi senza famiglia. www.hotsunfoundation.org

Real Tv
     Nelle scuole di cinema che fioriscono in Africa potrebbe svilupparsi un nuovo linguaggio e una nuova estetica cinematografica. C'è da augurarselo. Oggi nelle tv africane imperversa la globalizzazione - o meglio l'omologazione - dei format televisivi. Programmi-fotocopia ideati da società occidentali e distribuiti in tutto il mondo. A cominciare dai cosiddetti Reality-Show e Talent-Show. Il "nostro" X Factor (in realtà è stato concepito nel Regno Unito) ha un clone africano chiamato "Pop Idols" che viene trasmesso in Nigeria, Etiopia e Sudafrica. Il Grande Fratello (prodotto dalla multinazionale olandese Endemol) viene diffuso in 14 nazioni del continente col nome di "Big Brother Africa". Unica differenza: i 26 protagonisti del programma - reclusi per mesi in una casa e filmati 24 ore su 24 - sono di nazionalità diverse e vengono selezionati in tutto il continente. La prossima edizione, la settima della serie, verrà girata in Camerun e sarà distribuita dalla Pay-Tv sudafricana M-Net. Il pieno di audience, ovviamente, sarà garantito da un fiume ininterrotto di stupidaggini, litici e volgarità.

In breve
     Film, documentari, servizi giornalistici. Le scuole di cinema insegnano a realizzare video di ogni genere per il grande schermo, la tv e Internet







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