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RANGER A QUATTRO ZAMPE

Arruolati in Congo i primi cani antibracconaggio


Da quest'anno le guardie congolesi del Parco del Virunga, impegnate a proteggere gli animali dai cacciatori di frodo, possono contare sull'aiuto di una pattuglia di segugi dal fiuto infallibile

Si chiamano Stella, Lily, Sabrina, Dodie… Hanno pochi mesi di vita ma già saltano e corrono come atleti formidabili. Sono cuccioli di cani segugio. Lo scorso gennaio sono atterrati nel cuore del continente africano. Provenivano da un centro svizzero specializzato nell'addestramento di cani poliziotto e cani antidroga. Dopo essere stati sottoposti per settimane a test clinici, visite mediche e prove psico-attitudinali, sono stati arruolati per una missione inedita: la caccia ai bracconieri dell'Africa.
L'arrivo in foresta
     I cani, una mezza dozzina in tutto, sono stati ingaggiati dalle autorità che gestiscono il Parco del Virunga, nel nord-est della Repubblica Democratica del Congo, ai confini con la Tanzania, l'Uganda e il Burundi. La regione un tempo ospitava una delle più alte concentrazioni mondiali di elefanti, ma nell'arco degli ultimi trent'anni i pachidermi sono stati massacrati. Colpa di cacciatori di frodo ma anche di banditi, milizie ribelli, soldati corrotti o semplicemente impossibilitati a controllare un territorio vastissimo, su cui da tempo hanno messo gli occhi le organizzazioni criminali che gestiscono il commercio clandestino dell'avorio.
I cuccioli sono stati accolti calorosamente dai ranger congolesi del Virunga. «Non hanno risentito del lungo viaggio né hanno avuto problemi di adattamento con il clima», spiega compiaciuto Emmanuel De Merode, manager del parco. «Gli animali hanno preso subito confidenza con l'ambiente, per nulla infastiditi dai rumori e dagli odori della foresta equatoriale». Hanno pure mostrato di apprezzare la cucina locale, a base di manioca e riso.
Dispetti ai babbuini
     «Siamo estremamente soddisfatti della prima fase del progetto», commenta Marlene Zahner, veterinaria, consulente di polizia, massima esperta internazionale di segugi, responsabile del CongoHounds Project che punta a coinvolgere questa razza canina nella lotta ai cacciatori di contrabbando. Tocca a lei affiancare i ranger africani nella lunga e delicata fase di preparazione dei cani. «Abbiamo selezionato una squadra di guardie congolesi tra i volontari che si erano candidati al progetto. Nessuno di loro aveva mai visto un cane in vita sua. Ma tutti hanno dimostrato curiosità, professionalità, affetto e pazienza: doti indispensabili per affinare lo stretto rapporto di fiducia e di collaborazione con gli animali».
Durante il periodo di training è fondamentale verificare "l'affinità di coppia", tra il cane e il suo conduttore. L'animale deve percepire l'autorevolezza e l'empatia dell'uomo, che - a sua volta - deve sapere gestire il proprio ruolo con equilibrio e fermezza. «Il primo ostacolo che abbiamo dovuto affrontare sono stati i babbuini», racconta divertita Marlene Zahner. «Alla loro vista i cani abbaiavano sguaiati e correvano come forsennati… C'è voluto del tempo perché prendessero confidenza anche con questi animali della foresta».
I primi successi
     Il percorso di addestramento è cominciato da pochi mesi. Si concluderà entro due anni. Ma già si vedono i primi risultati. «Questi cani hanno un fiuto infallibile», afferma convinto Emmanuel De Merode. «Il mese scorso ci hanno permesso di individuare un gruppo di bracconieri che avevano appena ucciso un elefante a cui avevano poi strappato le zanne. Ai segugi è bastato annusare la carcassa, per partire di corsa: i cani hanno seguito la pista per cinque miglia fino ad arrivare a un villaggio. Lì abbiamo potuto recuperare l'avorio e arrestare i cacciatori». Più di recente, in occasione di un pattugliamento notturno, i cani hanno costretto alla fuga altri bracconieri, armati fino ai denti, prima che potessero uccidere qualche animale. Belle soddisfazioni per una razza canina poco valorizzata, dalle capacità straordinarie.
«I segugi riescono a riconoscere un singolo odore tra cinque milioni», rivela Marlene Zahner. «Hanno una personalità forte, non sono aggressivi, si affezionano all'uomo ma restano indipendenti, imparano in fretta. E quel che più conta, hanno un intuito e un'intelligenza formidabili». Come i migliori detective.




Cani poliziotto
     Sono diverse le razze canine usate per attività di polizia. I pastori tedeschi sono arruolati per le loro particolari doti investigative e olfattive, i labrador sono utilizzati nella ricerca di sostanze stupefacenti e armi, i rottweiler sono ingaggiati nei servizi a tutela dell'ordine pubblico, i pastori belgi malinois sono apprezzati per il loro grande temperamento. I cani segugio sono i primi della classe nella lotta al bracconaggio.


Il parco
     Il Parco nazionale di Virunga è la più antica riserva faunistica della Repubblica Democratica del Congo (fu istituita nel 1925). Si estende nel nord-est del Paese per ottocentomila ettari tra il lago Kivu e il massiccio del Rwenzori (m 5120). Confina con la Tanzania, l'Uganda e il Burundi. Ricoperta dalla foresta equatoriale, è punteggiata da distese laviche, vulcani, fiumi, cascate e zone di savana. Il parco racchiude oltre 700 specie di uccelli e 200 specie di mammiferi (tra cui ippopotami, elefanti, leoni, gazzelle) e ospita oltre metà dei 700 gorilla di montagna rimasti al mondo. www.visitvirunga.org


Strage di elefanti in Camerun
     È un massacro di proporzioni mai viste. Da gennaio, nel Parco nazionale di Bouba Ndjidda, nel nord del Camerun, alla frontiera con il Ciad, sono stati uccisi almeno 480 elefanti (su una popolazione totale di 600 esemplari). «Colpa dei bracconieri», tuona Philip Forboseh, responsabile del Wwf di Garoua, il capoluogo della regione dove si trova il parco. «I ranger, pochi e male equipaggiati, non possono nulla contro i cacciatori di frodo provenienti dal Ciad e dal Sudan, spesso reduci o militanti delle milizie ribelli, equipaggiati fino ai denti di armi da guerra, kalashnikov e pistole automatiche».
Da una decina d’anni il governo del Camerun ha avviato una vasta operazione di contrasto ai bracconieri e ai trafficanti. «Ma il mercato dell'avorio non è per niente scomparso: è più organizzato, sofisticato e molto più internazionale», deve ammettere il portavoce dell'iniziativa Eric Kaba. «Il commercio clandestino si è strutturato in potenti mafie criminali, rendendo la lotta più complicata. La destinazione dell'avorio degli elefanti uccisi in Camerun è l'Asia». A cinque mesi dall'inizio del massacro, il governo camerunese, su sollecitazione dell'Unione europea, si è deciso a inviare cento soldati nell'area protetta. Troppo tardi per evitare la carneficina.



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