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Un leone in cucina

L'etiope Marcus Samuelsson tra i migliori chef al mondo

E' nato in Etiopia, cresciuto in Svezia, divenuto famoso negli Stati Uniti. Oggi, all'età di quarantatre anni, è uno dei cuochi più acclamati di New York

Il suo sorriso, spontaneo e luminoso, campeggia sulle prime pagine dei magazine, sulle copertine dei libri di ricette, negli show televisivi... E naturalmente all'ingresso dei suoi cinque ristoranti newyorkesi dove i clienti devono prenotare con almeno una settimana di anticipo per riservare un tavolo. L'etiope Marcus Samuelsson è uno degli chef più celebrati del momento. In America i giornalisti si mettono in fila per intervistarlo, le tv si contendono ogni sua comparsata, le case editrici fanno a gara per pubblicare i suoi consigli culinari, persino il presidente Barack Obama lo ha voluto assoldare nel team dei suoi collaboratori (durante la campagna elettorale Samuelsson ha promosso banchetti di finanziamento per il candidato democratico e, dopo la sua elezione nel 2009, ha accettato di mettersi ai fornelli della Casa Bianca per preparare la prima cena di stato della presidenza Obama).
DAL DRAMMA AL SUCCESSO
     Il successo non ha cambiato le maniere semplici e umili di Samuelsson. Chi lo conosce bene, lo descrive come un uomo dai modi gentili e schivi, solare e generoso, per niente spaccone. Oggi è una star assoluta dell'arte gastronomica. Ma la sua vita non è sempre stata così dolce. Marcus Samuelsson nasce (col nome di battesimo "Kassahun Joar Tsegie") nel 1970 in un villaggio dell'Etiopia. All'età di soli tre anni perde la madre per un attacco di tubercolosi. Il padre, impossibilitato ad accudire i numerosi figli, lo affida ad un orfanotrofio. Poco dopo viene adottato (assieme a sua sorella maggiore) da una coppia svedese, Ann Marie e Lennart Samuelsson - lei casalinga, lui geologo - che lo accudiscono e lo fanno studiare a Goteborg. Ben presto Samuelsson ha scoperto di avere passione e talento per la cucina. A farlo avvicinare ai fornelli è stata sua nonna "adottiva": una cuoca professionista. Marcus decide di frequentare il Culinary Istitute di Goteborg, segue stage e corsi di perfezionamento in Svizzera e Austria. All'età di ventidue anni sbarca negli Stati Uniti d'America in qualità di assistente a Restaurant Aquavit. In due anni conquista il posto di chef esecutivo e nell'arco di pochi mesi riesce a far ottenere le prestigiose "tre stelle" che indicano i migliori ristoranti selezionati dal New York Times.
TRE FINESTRE SUL MONDO
     Nel 2003 viene premiato come "Migliore Chef di New York". Apre il suo primo ristorante, Riingo, dove propone sapientemente un melange di pietanze fusion e giapponesi, rivedute in modo originale, che gli fanno conquistare recensioni lusinghiere e premi internazionali. Nel 2006 il suo libro "The Soul of a New Cuisine" diventa un caso letterario. Oggi Marcus tiene affollate conferenze e lezioni all'Istitute of Culinary Education di New York e all'University School of Restaurant and Culinary Arts di Goteborg. Collabora con l'Huffington Post e il sito web di cucina per uomini foodrepublic.com. La scorsa estate ha lanciato il suo quarto libro: "Yes, chef: A memoir". Se volete incrociarlo prendete posto nel suo nuovo ristorante, il Red Rooster inaugurato due anni fa nel cuore di Harlem. Nella sala da pranzo respirerete le atmosfere tipiche del quartiere ma anche le influenze del suo heritage etiope-svedese. «Cucinare è condividere esperienze», ha spiegato lo chef in una recente intervista a Vogue. «Sono cresciuto in tre città di tre continenti diversi. Avere tre finestre sul mondo è stata una benedizione del cielo».


Cucina africana a New York
     I sapori dell'Africa hanno conquistato la Grande Mela. Nella metropoli più cosmopolita degli Usa, capitale mondiale della cucina fusion, stanno facendo furore tre ristoranti gestiti da immigrati africani. L'ivoriano Aboul Gueye, 47 anni, foto 1, ha aperto a Brooklyn l'ottimo ABistrot (abistrodekalb.com) che sforna hamburger e pollo fritto condito con salse piccanti e intingoli africani. Il senegalese Papa Diagne, foto 2, ex impiegato rimasto senza lavoro, si è reinventato una nuova vita da chef conquistando i clienti con abbondanti dosi di Yassa e Maffè servite nel suo Joloff (joloffrestaurant.com). Nei sobborghi del Queens, a pochi passi dall'aeroporto JFK, riscuote grande popolarità The Village Voice (specialità: zuppe e fufu), inaugurato l'anno scorso da Maima Kamara, 64 anni, cuoca liberiana, foto 3, autodidatta, fuggita negli Usa coi figli durante la guerra civile che ha devastato il suo villaggio.



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