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La banda della savana

Musicisti e majorette spopolano in una remota regione dello Zambia

La St. John's Brass Breed Band è nata in una scuola di provincia, tra le acque del fiume Zambesi e le sabbie del deserto del Kalahari. Dove le ambizioni dei giovani non hanno confini

Si fatica a credere ai propri occhi e alle proprie orecchie. Siamo a Mongu, remota cittadina dello Zambia occidentale, al centro di una vasta pianura alluvionale punteggiata da villaggi di capanne.
Una chance per i giovani
     All'improvviso l'oziosa quiete del pomeriggio viene bruscamente interrotta da una fanfara e da un gruppo di majorette che marciano sull'erba ostentando un'eleganza impeccabile. Paiono sbarcati da un altro mondo. Gli orchestrali esibiscono cappelli di feltro, lunghi pantaloni neri, giacche arancione coi bottoni dorati. Le majorette fanno sfoggio di stivali immacolati, gonne plissettate, sontuose divise bianche e blu. «Siamo degli inguaribili esibizionisti», scherza Isaac Mukonda, quarantenne, direttore della St. John's Brass Breed Band, una quarantina di giovani musicisti e una dozzina di ragazze, fondata nel 1968 all'interno dell'omonima scuola missionaria.
«Questa è una regione rurale, piuttosto isolata e sottosviluppata», racconta mister Mukonda. «Offre poche opportunità ai giovani. Il nostro gruppo è nato per aggregare gli studenti, ravvivare le loro giornate e offrire ai nostri figli una chance per il futuro».
Orgoglio e caparbietà
     Con quarantacinque anni di attività alle spalle, la St. John's Band è diventata l'orgoglio di Mongu, una piccola realtà di provincia divenuta celebre in tutto lo Zambia. I giovani, dagli otto anni in su, sgomitano per entrare a far parte del gruppo. Lufunda Clayton, quattordicenne, trombone a tracolla, non nasconde l'orgoglio: «Sognavo di suonare da quando, giovanissimo, sbirciavo le prove dei compagni più adulti. Quando sarà adulto mi piacerebbe diventare ambasciatore. Ma se la carriera diplomatica non dovesse decollare, farei di tutto per diventare uno strumentista della Banda Nazionale». Anche la majorette Siphine Liyungu, 15 anni, non nasconde le sue ambizioni. «Sogno di esibirmi all'estero: Sudafrica, Europa, Stati Uniti. La danza e lo spettacolo sono la mia grande passione».
Sorride Tabo Masinda, diciottenne, mentre fa roteare con maestria il suo bastone rosa, pavoneggiandosi davanti all'obiettivo del fotografo. «Adoro essere al centro dell'attenzione, avere tutti gli occhi puntati su di me durante gli spettacoli», ammette sincera. «In questi anni mi sono esibita in molte città. Mi piace viaggiare e conoscere nuova gente. All'inizio la mia famiglia non voleva concedermi questa opportunità. Ora sono fieri di me».
Passione senza confini
     Anche Mapani Chibombyamoyo, 17 anni, percussionista, ha dovuto lottare coi genitori. «Mi ripetevano che la musica era un'inutile perdita di tempo. Per molti mesi mi hanno proibito di esercitarmi. Ma la passione era troppo forte e alla fine sono riuscito a convincerli. Non so se il tamburo sia più utile di una zappa. Di certo mi rende più felice».
La banda si autofinanzia con gli spettacoli. Viene ingaggiata con frequenza per allietare le feste e animare le cerimonie. Non di rado finisce a esibirsi negli studi della televisione nazionale. «Riceviamo inviti e apprezzamenti da ogni parte del Paese», gongola mister Mukonda. «Ma restiamo una realtà provinciale, amatoriale. Le offerte dei benefattori e i rari sostegni governativi non bastano. Non abbiamo strumenti musicali sufficienti per tutti i giovani che bussano alla nostra porta. Non possiamo permettercelo… Spero che in Italia ci sia qualche persona generosa che possa aiutarci». Lo speriamo anche noi.


AAA Cercasi trombe e tamburi
     
La St. John's Band è in cerca di strumenti per i suoi giovani musicisti. Tromboni, sax, tube, bassi, trombe, corni, clarinetti, tamburi, cembali… Chi desidera fornire il proprio contributo può mettersi in contatto con il direttore della banda, M. Isaac Mukonda (imukonda@yahoo.com, tel. +260 979666641).


Fantascienza
     Nel 1964 un professore di scienze dello Zambia, Edward Makuka Nkoloso, sfidò le grandi potenze nella corsa per lo spazio. Mentre gli scienziati americani e sovietici progettavano di conquistare la Luna, Makuka fondò a Lusaka la prima agenzia spaziale africana, con l’obiettivo di inviare astronauti locali nel cosmo. Il suo programma spaziale, temerario e visionario, non decollò per mancanza di finanziamenti e altre disavventure (la prima cosmonauta reclutata, una ragazza di 16 anni, restò presto incinta).
Oggi la fotografa spagnola Cristina De Middel, classe 1975, ha voluto rendere omaggio alle ambizioni del professor Makuka e ha trasformato il suo cocente fallimento in un libro fotografico autoprodotto di grande suggestione e originalità - intitolato Afronauts - in cui i soggetti ritratti, vestiti da cosmonauti, si muovono in un immaginario paesaggio africano costellato di oggetti surreali, rispolverando la storia perduta dell’epico programma spaziale dello Zambia. www.lademiddel.com





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