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La seconda vita di Sun City

Il Sudafrica riabilita la controversa “città del peccato”



Hotel extralusso, notti folli e gioco d'azzardo. Dopo decenni di boicottaggio, turisti e cittadini tornano ad affollare la "Las Vegas sudafricana", luogo-simbolo del divertimento immorale ai tempi dell’apartheid

Sembra un castello da fiaba, coi torrioni tondeggianti, le cupole ricoperte di finte zanne d'avorio, le fontane che zampillano tra elefanti e ghepardi di bronzo.
È il palazzo principale di Sun City, la più folle delle città del Sudafrica. Sorge tra le verdi colline della North West Province, a 180 chilometri da Johannesburg. Qui, trentacinque anni fa, il magnate sudafricano Sol Kerzner - impresario di resort sontuosi - decise di realizzare una cittadina consacrata al lusso e al divertimento sfrenato, un luogo esagerato che racchiudesse in sé Hollywood, Disneyland e Las Vegas: un mix di teatri, slot-machine, casinò, cinema, parchi acquatici e fantasmagorici hotel.
Senza vergogna
     Erano gli anni bui dell'apartheid e il regime razzista bianco (d’ispirazione calvinista) non poteva tollerare formalmente la realizzazione sul suo territorio di un posto tanto “vizioso”. L'ostacolo fu aggirato poiché la zona interessata al progetto era un bantustan, uno dei tanti territori semiautonomi e autogovernati assegnati dalle autorità segregazioniste alle etnie nere, aree depresse e arretrate, sorta di riserve per razze considerate "inferiori", discriminate e relegate ai margini della società.
Alla fine degli anni Settanta Sol Kerzner siglò un accordo con il leader del Bophuthatswana, un capo corrotto di etnia tswana, e cominciò la costruzione del suo immenso parco dei divertimenti. Sun City aprì nel 1979. Malgrado il Sudafrica fosse sotto embargo internazionale a causa delle leggi razziali, alcune star della musica (Frank Sinatra, Queen, Elton John e Tina Turner) si fecero ammaliare dagli ingaggi principeschi di Kerzner e tennero concerti per i clienti - bianchi e facoltosi - di Sun City.
Dal boicottaggio al boom
     Altri musicisti (Bruce Springsteen, Bob Dylan, Lou Reed e U2) lanciarono una campagna di boicottaggio contro il parco, considerato il luogo-simbolo dell'ipocrisia e della decadenza morale del regime sudafricano. La canzone Sun City, scritta nel 1985 dal chitarrista Little Steven, divenne un inno contro il regime razzista di Pretoria. Altri tempi. L'apartheid è crollata nel 1994 con l'elezione di Nelson Mandela, primo Presidente nero del Sudafrica. Oggi l'African National Congress, l'ex partito di lotta al potere da quasi vent'anni, ha riabilitato l'odioso emblema della dissolutezza del regime bianco. Dal sabotaggio si è passati alla promozione di un luogo che garantisce posti di lavoro (più di settemila dipendenti) e soldi (lo Stato guadagna dai giochi d'azzardo).
Malgrado le difficoltà economiche e sociali del Sudafrica (la crescita del Pil ha rallentato e una vasta parte della popolazione sopravvive grazie ai sussidi), la "Città del Sole" - con le sue case da gioco, i campi da golf, le piscine e i ristoranti di gala - viene affollata ogni giorno da migliaia di visitatori di ogni razza e cultura, in gran parte turisti e appartenenti della nuova classe media.


E in Botswana spopola Lion Park
     Il Botswana non ha sbocchi sul mare. Eppure i suoi abitanti possono divertirsi con tuffi, nuotate e pic-nic sulla spiaggia. Accade al Lion Park (nelle foto in queste pagine), nuovo parco divertimenti non lontano dalla capitale Gaborone. Inaugurato tre anni fa, è frequentato da famiglie e turisti attirati da piscine con onde artificiali, campi da beach volley, montagne russe, concerti dal vivo. Di sera il parco si riempie di giovani che sorseggiano drink ghiacciati e ascoltano i deejay locali stesi sui prati verdi. Sembra di trovarsi al carnevale di Nottingh Hill a Londra, o una domenica primaverile al Central Park di New York, ma tutt'attorno si estende la savana arroventata dal sole africano. www.lionpark.co.bw (D.Tamagni)




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