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L'uomo che sussurra ai cavalli

Sudafrica, dalle baracche agli ippodromi: la favola vera di Enos Mafokate


Cresciuto in una township ai tempi dell'apartheid, ha coltivato la passione per l'equitazione tra mille difficoltà, riuscendo a conquistare le Olimpiadi. Oggi insegna a cavalcare i giovani di Soweto



La prima volta che ha accarezzato un cavallo era un bambino. «Eravamo all'inizio degli anni Cinquanta. La mia famiglia si era spostata da poco a Rivonia, un sobborgo di Johannesburg, e io avevo trovato un impiego estivo in una fattoria locale gestita da un tale John Walker: per racimolare qualche moneta di mancia tenevo d'occhio i purosangue dei bianchi che venivano a fare pic-nic in campagna», ricorda Enos Mafokate, 67 anni. «Ero cresciuto tra le baracche di lamiera della township di Alexandra e prima di allora non avevo mai visto animali così belli: me ne innamorai subito».
Più forte dell'apartheid
     In breve tempo Enos divenne amico del figlio del proprietario della fattoria, con cui condivideva la passione per i puledri: «Lui era bianco, io nero: la legge del regime segregazionista non permetteva di coltivare relazioni di amicizia interrazziali, ma il nostro rapporto era più forte dell'apartheid».
All'età di quindici anni trovò un impiego come maniscalco nella stalla del Woodmead Golf Course, luogo di ritrovo riservato ai ricchi afrikaner. La sua serietà e tenacia non passarono inosservati. Nel 1961 Enos venne assunto come stalliere da un'importante scuola di cavallerizzi. «Un giorno i padroni mi offrirono la possibilità di provare a cavalcare. Poco dopo mi iscrissero a una competizione equestre di salto con gli ostacoli per soli neri. Arrivai primo». Erano anni tormentati per il Sudafrica. Il regime razzista di Pretoria - isolato dalla comunità internazionale a causa della sua politica discriminatoria - usava la forza bruta per tentare di soffocare le manifestazioni e le proteste che dilagavano nei ghetti. «Per una decina d'anni trascurai la mia passione per i cavalli: non c'era spazio per lo sport e gli hobby. La vita di ciascuno era stravolta da ben altre emergenze e preoccupazioni».
Il primo cavaliere nero
     Le cose migliorarono un poco nel 1975, quando Enos riuscì ad entrare nel Marist Brothers College, l'unica scuola sudafricana che permetteva ai neri di praticare attività sportiva. «Per tre anni di fila vinsi le più importanti corse equestri nazionali. L'eco delle mie vittorie arrivò all'estero. Nel 1980 fui invitato da David Broome, campione britannico nel salto con gli ostacoli, a partecipare al London Royal International Horse Show». Si trattata di un importante successo personale, ma anche di un evento di portata storica: Enos Mafokate era il primo sudafricano a gareggiare dopo vent'anni di assenza da tutte le competizioni internazionali. Non solo: era il primo sportivo nero a partecipare ad una gara ufficiale in rappresentanza del Sudafrica. Un segno dei tempi che cambiavano. Nel 1992 - con Nelson Mandela già liberato e in procinto di diventare Presidente - il "cavaliere nero" riuscì nell'impresa di conquistarsi un posto alle Olimpiadi di Barcellona.
Ritorno tra le baracche
     «Fu l'apice della mia carriera: un momento indimenticabile che mi regalò gioie immense», ricorda oggi Enos Mafokate. «Tornai a casa con il desiderio di aiutare il mio Paese e mettermi al lavoro affinché altri giovani sudafricani potessero un giorno approdare alle Olimpiadi in sella ad un cavallo». Nel 2007 ha fondato la Soweto Equestrian Foundation (sowetoequestrianfoundation.co.za) per insegnare a cavalcare ai bambini e ragazzi meno fortunati del Sudafrica: figli di famiglie povere, orfani, disabili. Ogni giorno della settimana tiene lezioni gratuite di salto ostacoli, dressage, cross country, volteggio, endurance. In una dozzina di anni ha formato circa settecento cavallerizzi neri, nati e cresciuti nelle peggiori township sudafricane. Alcuni di loro già partecipano a corse internazionali. Altri vivono l'equitazione come fuga dai problemi quotidiani. Il vecchio Enos Mafokate non si è ancora stancato di incitare i suoi pupilli né di spronare i suoi animali. «Sono cresciuto tra le stalle e i maneggi… Col tempo penso di essere diventato metà uomo e metà cavallo». La vita in sella gli ha insegnato a gettare il cuore oltre l'ostacolo.

L'erede
     Se il vecchio Enos Mafokate è una leggenda, il ventottenne S’Manga Khumalo è il nuovo eroe dell'ippica sudafricana. Lo scorso luglio, in sella al suo purosangue Heavy Metal, Khumalo ha vinto il Durban July, la corsa più prestigiosa del calendario. Primo fantino nero a conquistare il trofeo più ambito davanti a 50,000 spettatori. "Dedico la mia vittoria a Nelson Mandela e a tutti i fratelli sudafricani che lottano per arrivare primi al traguardo".




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